«Vergarolla, la strage cancellata» che ha cambiato il volto di Pola

Tappa di chiusura alla CI per gli esuli che hanno assistito alla proiezione del documentario-inchiesta

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«Vergarolla, la strage cancellata» che ha cambiato il volto di Pola
Gli esuli da Pola alla proiezione del documentario

Ultima tappa della visita in regione presso la Comunità degli Italiani di Pola all’1 di via Carrara, per gli esuli da Pola, che nella circostanza hanno assistito alla proiezione del documentario-inchiesta “Vergarolla, la strage cancellata”, di Gianpaolo Penco (prodotto da Videoest, con il sostegno del Fondo Audiovisivo FVG e dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria), nonché un video del progetto “Oh cara terra mia” di Maria Grazia Belci. A dare il benvenuto e accogliere gli ospiti, guidati da Lucia Bellaspiga, presidente dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in esilio, è stato Alessandro Lakoseljac Ukmar, membro della Giunta e dell’Assemblea della CI di Pola, il quale ha cordialmente salutato gli esuli a nome dei vertici della Comunità di Pola e consegnato un dono a Bellaspiga, ossia dei manufatti delle varie sezioni creative che operano al Circolo.
La presidente dell’AIPI-LCPE nella circostanza si è detta gratificata della calorosa accoglienza trovata a Pola, dove gli esuli hanno potuto assistere al musical civile “Magazzino 18” di Simone Cristicchi (questa volta rivisitato e aggiornato da Diego Ciarloni e dalla compagnia teatrale marchigiana CLEAT), per la prima volta sono stati accolti a Palazzo municipale dal vicesindaco in quota CNI Vito Paoletić e assistito all’apertura della mostra delle chine “Pola e Istria – Terre d’amore” di Leonardo Bellaspiga che è stata allestita nel Tempio di Augusto. Prima del rientro hanno assistito al documentario sulla strage di Vergarolla, che come recita il titolo “è stata cancellata”.

Mantenere viva la memoria
“Come negli altri appuntamenti che abbiamo vissuto a Pola – così Bellaspiga -, voglio ribadire la nostra intenzione di arricchire il rapporto e l’amicizia con Pola. Perché infine siamo tutti polesani e italiani. Tra l’altro lo ha confermato il fatto che alla rappresentazione in teatro erano presenti moltissimi italiani che sono rimasti dopo l’esodo, ed è una cosa che mi ha fatto un immenso piacere. Siamo consci di tutte le difficoltà, i traumi e le sfide che hanno affrontato gli esuli trasferitisi in Italia, che assolutamente non sono inferiori o meno gravi a quelle degli italiani che sono rimasti sotto l’allora regime. L’obiettivo ideale sarebbe collaborare assieme nel segno della fratellanza, mantenendo viva la memoria. Un grazie infine al regista e produttore Gianpaolo Penco, che per realizzare il documentario ha avuto la capacità di trovare, tra gli altri, personaggi soprattutto croati e sloveni, le cui testimonianze possono spalancare nuovi scenari sulla tragedia di Vergarolla”, ha detto Bellaspiga.

Domande senza risposta
L’interessante documentario, a distanza di 80 anni dall’eccidio (l’anniversario verrà ricordato anche quest’anno) non ha dato risposte “concrete” sul movente, sui presunti esecutori materiali e i mandanti storici della strage, per la quale non si è mai svolto un processo. Ma perché? si chiedono tutti. Evidentemente, è stato detto nel documentario, non era nell’interesse delle “parti coinvolte” per chissà quali motivi, far luce su questo triste episodio che ha cambiato per sempre il volto della città. Va tenuto conto, come illustrato dal giornalista e pubblicista triestino Paolo Radivo, dagli storici Enrico Cernigoi e Roberto Spazzali, nonché dallo storico croato Darko Dukovski, accanto a moltissime altre testimonianze, che si trattava del primo anno del dopoguerra, quando a Pola, distrutta dai bombardamenti degli alleati, regnava il caos. Sta di fatto che alle 14.07 di domenica del 18 agosto 1946 una devastante esplosione rase al suolo la spiaggia di Vergarolla, affollatissima di bagnanti polesani italiani, nel giorno in cui tra l’altro si svolgeva la gara di nuoto Coppa Scarioni. Nella disastrosa deflagrazione di mine ritenute dissinescate hanno perso la vita 64 persone identificate, però moltissimi corpi sono scomparsi (annientati dall’esplosione), per cui alcune ricerche parlano di un totale delle vittime che si aggira tra le 110 e le 116. Un altro dato importante, viene sottolineato nel documentario, è rappresentato dal fatto che le forze alleate in pratica si sarebbero disinteressate alla vicenda: partendo da Pola nel ‘47 hanno chiuso il caso pur avendo avuto l’obbligo morale e politico di risolverlo essendo nel periodo ingerenti della zona.

Lucia Bellaspiga riceve il dono della CI di Pola da parte di Alessandro Lakoseljac Ukmar

Tragedia sottaciuta per anni
Questa gravissima tragedia polese è stata in pratica sottaciuta per diversi decenni, si sostiene nel documentario, sia dalla parte jugoslava che da quella italiana, addirittura non esistono dei documenti che fosse avvenuta, se non degli scarni scritti trovati negli archivi inglesi. In seguito alla strage, dei complessivi 34mila abitanti di Pola (il 90 p.c. rappresentato dagli italiani), ne sono partiti 30mila. Guardando il documentario si può dedurre che i servizi segreti, che erano molto numerosi, centravano nella vicenda e sapevano chi è stato a provocare la tragedia, che infine è rimasta nell’oscurità. Non è stata dimenticata, però nessuno ne parlava, come se non fosse successa. In quanto agli esecutori materiali si sono fatti due nomi, però non si sono avute mai delle prove concrete sulla loro responsabilità. Alla conclusione del documentario-inchiesta è intervenuto il 91enne Claudio Bronzin, sopravvissuto alla strage, partito da Pola nel ‘47 e ora residente a Firenze, il quale stando alle informazioni in suo possesso ha detto che ad essere gli esecutori materiali sarebbero stati appunto due indiziati, collegati all’OZNA e oramai morti da lungo tempo.
Sul finire è stato presentato il progetto dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio “Oh cara terra mia”, nato dallo sviluppo del libro “Esodi dimenticati, gente di Dignano che va” di Maria Grazia Belci. Attraverso registrazioni in viva voce e immagini, Belci ha raccolto le testimonianze di esuli e di cittadini di appartenenza italiana residenti a Pola e nel suo territorio. Sono state realizzate 44 interviste che restituiscono uno spaccato significativo di vita vissuta prima e dopo gli eventi della Seconda guerra mondiale nelle comunità di Pola, Dignano, Gallesano e Valle, con gli interlocutori che parlano nel proprio dialetto.

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