Veglia. A caccia dei tesori nascosti nei fondali marini

Da due anni il noto ricercatore subacqueo fiumano Velimir Vrzić è alla ricerca dei resti della Battaglia del Canale di Maltempo, combattuta davanti a Jadranovo nel 49 a.C., ma senza risultati. «Ci vogliono anni di immersioni per arrivare a una scoperta

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Il Golfo del Quarnero è un immenso scrigno di tesori nascosti. Nelle sue profondità si celano veri e propri cimiteri. Di navi. Navi che raccontano storie di pace e di guerra, di scambi e di traffici. Navi progettate per diversi scopi, ma tutte accomunate da un tragico destino. “Cadute” in battaglia o protagoniste di un naufragio. Ma stavolta gli attori principali della nostra storia non sono i relitti: piroscafi, battelli, navi mercantili o da guerra inabissatisi perché centrati da un siluro o finiti contro una mina nemica, in particolare nel corso della Seconda guerra mondiale. No, stavolta la nostra storia ci riporta indietro di oltre duemila anni, al tempo della Repubblica romana, poco prima della nascita dell’Impero. Ai tempi di Giulio Cesare, per intenderci. Ebbene sì perché il Quarnero custodisce gelosamente una miriade di imbarcazioni risalenti proprio a quell’epoca. Pure troppo gelosamente… È il caso della Battaglia del Canale di Maltempo (Tihi kanal o Mala vrata), uno scontro navale poco noto che qualche anno fa era stato oggetto di una tesi di laurea magistrale di ben 327 pagine di uno studente della Facoltà di Filosofia di Zagabria. Un testo prezioso che ha dato una grande mano al fiumano Velimir Vrzić, ex agente della Polizia marittima, oggi in pensione, grande appassionato di ricerca subacquea.
Suicidio di massa
“Nel 49 avanti Cristo ebbe luogo nel Canale di Maltempo, tra l’isola di Veglia e la terraferma, all’altezza di Jadranovo, un violento scontro navale nell’ambito della guerra civile tra Cesare e Pompeo – racconta Velimir –. L’obiettivo era il dominio sulla fortezza Mirine-Fulfinum, all’epoca il principale centro della regione, situato nella baia Sepen vicino a Castelmuschio, oggi un importante sito archeologico. In battaglia erano impegnate tra 80 e 100 navi, di cui una sessantina affondarono assieme a migliaia di soldati. Un centinaio di loro compì invece un suicidio di massa sull’isolotto di San Marco per non essere catturato dal nemico”.
Nonostante varie ricerche e immersioni effettuate, ad oggi Velimir non ha trovato ancora alcun resto di quel tragico evento.

Velimir Vrzić

Il rostro introvabile
“Bisogna tenere presente che di una nave affondata duemila anni fa non rimane praticamente nulla, se non il rostro, solitamente realizzato in bronzo, un pesante oggetto da sfondamento che veniva montato sulla prua per affondare le navi nemiche. Si tratta di ritrovamenti estremamente rari. Da due anni sono alla ricerca di qualche reperto, ma ad oggi non sono riuscito ancora a trovare nulla. Un po’ per l’azione degli organismi marini xilofagi che si nutrono di legno, il materiale di cui erano fatte le navi, e un po’ per la configurazione del fondale, fangoso e sabbioso, quindi con visibilità praticamente pari a zero. E poi c’è un terzo fattore molto importante: il Canale di Maltempo è infatti soggetto a forti correnti. Questi sono tutti elementi di disturbo che rendono difficile il ritrovamento e ci vogliono anni di ricerche e immersioni prima di arrivare a un risultato”.
Questa passione ha portato poi Velimir a cercare anche i relitti aerei, in particolare quelli militari inabissatisi durante la Seconda guerra mondiale, stilando addirittura una lista molto dettagliata con tanto di date degli incidenti, del tipo e del numero di serie degli aerei, dei nomi dei piloti…

Le anfore ritrovate giorni fa nelle acque prospicienti l’isola di Veglia

Punta dell’iceberg
“Nelle acque territoriali dell’ex Jugoslavia ne sono precipitati poco meno di mille, di cui ho compilato una lista di 69 circoscritti all’Alto Adriatico. Questa però non è che la punta dell’iceberg perché questi sono soltanto quelli noti e chissà quanti altri saranno precipitati e non lo sappiamo. Senza contare che nell’elenco non rientrano gli aerei tedeschi, ma soltanto quelli alleati”.
Le cause degli incidenti sono le più disparate. Alcuni sono stati centrati in combattimento o dalla contraerea, altri costretti all’ammaraggio, altri invece rimasti senza carburante e poi ancora guasti meccanici, cattive condizioni meteo…
Il mistero degli Spitfire
“Anche in questo caso è difficile trovare i loro resti. Da un lato per le grandi profondità in cui giacciono, dall’altro perché una parte di loro è esplosa in volo disintegrandosi. Un caso curioso riguarda due Spitfire spariti sopra il golfo di Fiume lo stesso giorno (12 novembre 1944, nda) e mai ritrovati. Dalle ricerche che ho effettuato è emerso che quel giorno c’era una fitta nebbia, ma quale sia stata la vera causa dell’incidente non lo so. Un altro caso particolarmente interessante riguarda invece un B-17, meglio noto come Fortezza volante, che giace sul fondale davanti a Bersezio. Qualche anno fa un peschereccio aveva accidentalmente agganciato la coda del velivolo. L’hanno tirata fuori, con tanto di bandiera americana ancora attaccata, scattato delle foto e poi, purtroppo, rigettato in mare”.
Velimir ha infine un cruccio. “Sarebbe bello poter ritrovare i resti dei piloti, rimpatriarli nei loro Paesi d’origine per dare loro una degna sepoltura”, conclude.

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