Fiume, cento anni di sanità pubblica nello storico “dispensario” di Sušak
Storia e attualità in un luogo simbolico. Esattamente cento anni fa sorgeva a Sušak un edificio destinato a rappresentare un punto di riferimento per la salute pubblica per una vasta area ad Est dal corso d’acqua che attraversa Fiume. Rječina o Fiumara che sia, fu un confine tra due mondi, ognuno con il proprio percorso storico, che si sono congiunti o ricongiunti dopo la liberazione della città dall’occupazione nazifascista.
Ecco di cosa stiamo parlando: cento anni di prevenzione, assistenza territoriale e medicina pubblica. Un secolo di storia che Fiume continua a vivere tra le mura dello storico “dispensario” di Sušak, in via Kumičić, dove ieri è stato celebrato il centenario della sanità pubblica a Sušak, una ricorrenza dal forte valore civile oltre che nel contesto sanitario.
Davanti all’ingresso meridionale dell’edificio, area in cui non si accede per caso, medici, operatori sanitari, rappresentanti istituzionali e cittadini comuni hanno ricordato il ruolo centrale che questa struttura ha avuto e continua ad avere nella tutela della salute pubblica a Fiume e in tutta la Regione litorneo-montana. Qui, sin dai tempi di Andrija Štampar, ha preso forma un modello di medicina fondato sulla prevenzione, sulla vicinanza ai cittadini e sull’idea, allora rivoluzionaria, che la sanità debba raggiungere la persona prima ancora che la malattia si manifesti.

A sottolineare il peso storico del luogo è stato Željko Linšak, direttore dell’Istituto regionale di salute pubblica, ricordando come proprio in questo edificio sia nata e si sia sviluppata la prevenzione negli ultimi cento anni dalle grandi campagne contro le malattie infettive del Novecento fino alle sfide contemporanee legate alle patologie croniche, alla salute femminile e alla medicina preventiva moderna. Lo stabile mantiene ancora oggi la sua funzione originaria, riunendo assistenza primaria e servizi di prevenzione in un unico presidio sanitario cittadino.
Nel suo intervento, la sindaca di Fiume Iva Rinčić ha richiamato l’eredità morale di Štampar: “È un impegno concreto per il presente, costruire un sistema sanitario capace di non attendere il paziente, ma di intercettare i bisogni direttamente nella comunità”. È il messaggio che ha dato alla celebrazione il senso di una continuità ideale tra passato e futuro.
Accanto alla memoria c’è anche la prospettiva del rilancio. Il vicepresidente della Regione litoraneo-montana Toni Štimac ha annunciato che lo storico edificio potrà rientrare nei prossimi programmi di investimento dedicati alle strutture sanitarie territoriali. L’ipotesi sul tavolo è quella di una riqualificazione graduale, a partire dall’efficientamento energetico e dal recupero della facciata, primo passo di un intervento più ampio che restituisca piena dignità architettonica e funzionale a uno degli edifici simbolo della sanità pubblica cittadina.
A dare il senso più autentico di questi cento anni è stata anche la voce di chi in quelle stanze lavora ogni giorno. Karolina Ćosić Vušković, da quasi tre decenni nella struttura, ha raccontato di pazienti che vi arrivavano da bambine e che oggi accompagnano figlie, figli e nipoti. Una testimonianza semplice, ma forse la più eloquente: in quel vecchio “dispensario” non si conserva soltanto la memoria della medicina pubblica, ma un pezzo della travagliata storia, anche quella quotidiana, di Fiume.
A chiudere le celebrazioni, l’intervento dello storico della medicina Amir Muzur e la presenza dell’epidemiologo Vjekoslav Bakašun. Hanno ribadito un concetto chiaro, che la sanità pubblica non è soltanto un servizio, ma un patrimonio collettivo da custodire e rinnovare. A Sušak, da cent’anni, questo patrimonio ha un indirizzo preciso, a prescindere dalle turbolenze della storia.
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