Siriano pestato a Fiume, Rinčić e Lukanović all’unisono: «Questa violenza non ci rappresenta»

La sindaca e il presidente della Regione litoraneo-montana entra nel caso del marinaio aggredito nel capoluogo quarnerino

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Siriano pestato a Fiume, Rinčić e Lukanović all’unisono: «Questa violenza non ci rappresenta»
Iva Rinčić e Ivica Lukanović. Foto Goran Žiković

Tre mesi e mezzo dopo i fatti, il video del pestaggio brutale di un marinaio straniero per le strade di Fiume è esploso sui social e ha costretto tutti a fare i conti con qualcosa che si sarebbe preferito non vedere. Ora parla anche la sindaca della città, Iva Rinčić, e lo fa senza filtri né diplomazia di facciata.

“Sono inorridita da questa selvaggeria, che non è e non deve essere il volto di Fiume“. L’attacco è diretto, senza premesse istituzionali di rito. Rinčić ricorda che Fiume è sempre stata una città multiculturale, casa di persone di nazionalità, lingue e culture diverse, e che è proprio su quest’apertura che ha costruito la propria identità nel corso dei secoli. Ogni atto di violenza — soprattutto se motivato da odio, intolleranza o dal senso di superiorità sul più debole — è, a suo avviso, un attacco diretto ai valori fondanti della città.

Il dettaglio che fa più paura: le risate

Ma la sindaca va oltre la condanna dell’aggressione fisica in sé. Quello che la turba più profondamente è altro: il contorno umano di quell’atto. Le riprese. Le risate. Gli applausi. E soprattutto il silenzio — l’inerzia — di chi era presente e non ha fatto nulla.

“Con questo intendo le riprese, le risate, l’approvazione e l’inazione di tutti gli altri presenti. Per questo comportamento non ci sono giustificazioni, solo un segnale d’allarme: noi tutti, come membri di questa società, non stiamo facendo il nostro lavoro.”

Il silenzio di fronte alla violenza, avverte Riničić, non è neutralità: è complicità. Ed è il terreno su cui la violenza si normalizza.

La sindaca allarga lo sguardo e descrive un quadro che va ben oltre Fiume. Negli ultimi mesi, scrive nel suo comunicato, stiamo assistendo a una crescita della violenza negli spazi pubblici: tra i giovani, sui social, in strada, negli stadi, persino nelle scuole e negli uffici. Una violenza che non si limita più a compiersi, ma si mette in scena, si filma, si condivide, si trasforma in strumento di umiliazione e ostentazione di potere.

E qui Rinčić pone una domanda che suona come una sfida collettiva: “Siamo pronti, come società e come individui, a fermarci e ripartire da noi stessi? A prendere le parti dell’altro, a esporci magari alla critica del gruppo, a denunciare il linguaggio dell’odio nel mondo reale e in quello digitale? O siamo diventati una società che tollera — e con la propria passività incoraggia — insulti, umiliazioni e aggressioni?”

«Fiume deve restare una città sicura per chiunque»

La sindaca chiude con un impegno e un appello. Alla polizia chiede di identificare tutti i responsabili e di agire con fermezza: “Chi ha partecipato deve rispondere delle proprie azioni.” Ma l’appello si estende alle istituzioni, al sistema educativo, alle famiglie, alla società tutta. Il problema esiste, sta escalando, e richiede una risposta seria e condivisa.

“Fiume deve restare una città sicura per ogni persona — per i nostri concittadini, per i lavoratori che vengono qui, per gli studenti, i marinai, i turisti e chiunque arrivi nella nostra città con fiducia”, scrive Rinčić.

Il post del presidente della Regione

In precedenza erano intervenuti il ministro degli Interni Božinović, e il presidente della Regione litoraneo-montana, Ivica Lukanović. Anche quest’ultimo è sceso in campo per commentare il video che ha sconvolto Fiume e la Croazia.

«Violenza e odio non hanno posto nella nostra società»

Lukanović ha affidato la sua reazione a un post su Facebook, scegliendo parole nette, senza giri di parole. Le immagini del pestaggio, scrive il governatore, “turbano profondamente e meritano una condanna chiara e inequivocabile“. E aggiunge: “La violenza, soprattutto quella alimentata dall’odio e dall’intolleranza verso il prossimo, non è e non deve essere il volto di Fiume né dell’intera regione”.

«Una terra che si è costruita sull’apertura»

Lukanović sceglie di mettere in gioco l’identità stessa del territorio. “Fiume e la Regione litoraneo-montana, ricorda, sono realtà che per decenni hanno edificato la propria immagine attorno a valori di apertura, tolleranza e convivenza civile. Un patrimonio culturale e umano, figlio di una città storicamente multietnica, di frontiera, crocevia di popoli, che non può essere macchiato da episodi simili senza una risposta ferma”.

“È proprio per questo che su certi fenomeni dobbiamo reagire con chiarezza, senza relativizzare”, scrive lo zupano.

La pressione sulle istituzioni

Lukanović chiude con un appello diretto alle autorità competenti, chiedendo un intervento “rapido e deciso“. Ma non si ferma lì: vuole anche un segnale dalla società civile nel suo insieme, un messaggio collettivo che non lasci spazio ad ambiguità. “Per questo comportamento non c’è giustificazione né posto tra noi”, conclude.

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