UPT, la forza di una missione (foto)

Due traguardi storici che confermano il ruolo centrale dell’Ente morale nel territorio e oltre confine.

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UPT, la forza di una missione (foto)

Agli albori del ‘900, quando la maggior parte delle Università popolari italiane erano ancora soltanto un’idea, Trieste ebbe per opera della sua amministrazione comunale, un’istituzione di cultura popolare, che nasceva, tra la simpatia di tutte le fasce della cittadinanza, forte di ottimi propositi e di un discreto supporto finanziario.

 

“E perciò la Commissione scolastica… propone la costituzione di un Comitato Speciale, composto di quattro consiglieri municipali e di quattro cittadini eletti dal Consiglio, al quale si è affidato di istituire delle lezioni pubbliche atte a sollevare la coltura generale della nostra popolazione (Università del Popolo) che queste siano da tenersi nei giorni festivi in sale pubbliche o in teatri e in esse vengono esposte a larghi e vigorosi tratti le nozioni fondamentali dei vari rami dello scibile…”, Per la Commissione alla Pubblica istruzione del Consiglio comunale il relatore dott. Giuseppe Mazorana.

Con queste parole la sera del 27 dicembre del 1899 il Consiglio comunale di Trieste deliberava su proposta della Commissione all’istruzione pubblica di istituire lezioni serali per adulti e di organizzare lezioni pubbliche, assumendo la denominazione di Università Popolare di Trieste (UPT). La proposta venne approvata all’unanimità, senza necessità di essere dibattuta. Venne, inoltre, stanziato un finanziamento annuo di 2.000 fiorini.

L’UPT vedeva la luce come una Scuola libera municipale e non come una società. All’epoca le autorità austriache non esitavano a sciogliere le società che gli paressero svolgere apertamente o celatamente un’attività troppo incline all’italianità.

Il 2 dicembre del 1900 l’UPT dava inizio alla sua attività senza particolari solennità, con una primissima conferenza, tenuta dal professor Michele Stenta sul “Mondo solare”.

Un secolo e cinque lustri più tardi, l’UPT, può festeggiare, meritatamente, in pompa magna il suo duplice anniversario. Nel capoluogo giuliano oggi, venerdì 21 novembre, sono stati celebrati con orgoglio due traguardi che raccontano una storia di cultura, identità e impegno civile: i 125 anni dall’inizio dell’attività e i 60 anni di sostegno alle Comunità italiane dei Paesi dell’Adriatico orientale. A testimonianza del significato delle ricorrenze il conferimento alle celebrazioni della “Medaglia del Presidente della Repubblica” e il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Fondazione CRTrieste. L’evento è stato promosso con la coorganizzazione e il patrocinio del Comune di Trieste e con la collaborazione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti” e del Teatro Verdi di Trieste.

Numerosi ospiti

La prima cerimonia è stata ospitata nella Sala del Consiglio comunale di Trieste a sottolineare il valore dell’Ente morale per Trieste e il territorio in cui è nata. L’incontro, moderato dal giornalista Ferdinando Avarino, è iniziato con la proiezione del video “1899: nasce l’Università Popolare di Trieste”.

Sono seguiti gli interventi istituzionali del presidente del Consiglio comunale di Trieste, Francesco Di Paola Panteca, del presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga e di Edvino Jerian, presidente dell’UPT. Ai presenti – Francesco Russo vicepresidente del Consiglio regionale FVG, l’assessore regionale FVG per le Autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza, politiche dell’immigrazione, Pierpaolo Roberti, Massimo Tognolli, assessore comunale alle Politiche sociali, Caterina de Gavardo assessore comunale alle Politiche della sicurezza cittadina, gli ambasciatori italiani in Croazia e in Slovenia, rispettivamente Paolo Trichilo e Giuseppe Cavagna, il presidente di FederEsuli, Renzo Codarin, la direttrice dell’Edit di Fiume, Christiana Babić.

Poi Aleksandar Dender, presidente dell’Unione delle Comunità italiane in Montenegro, il presidente della Comunità italiana in Serbia Dejan Dučić, i consiglieri d’amministrazione e collaboratori dell’Ente morale di piazza del Ponterosso, tra questi la fiumana Orietta Marot (già direttrice dei servizi amministrativi dell’Unione Italiana e presidente della Comunità degli Italiani di Fiume) e Alessandro Rossit (già segretario generale dell’UPT), nonché il presidente della Provincia di Belluno e sindaco di Longarone Roberto Padrin – si sono rivolti pure l’ambasciatore Daniele Rampazzo, ministro plenipotenziario in seno al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (presidente del CdA dell’UPT e del Comitato di coordinamento) e Sandra Savino, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze e assessore comunale di Trieste alle Politiche dei Servizi Generali.

Una realtà fantastica

Francesco Di Paola Panteca ha definito l’UPT una realtà fantastica. Massimiliano Fedriga ha ribadito che per la Regione l’UPT è uno strumento favoloso per coltivare l’identità e i legami con l’estero, assistere le comunità italiane e promuovere gli interessi nazionali. “Non si tratta soltanto di un doveroso omaggio al passato”, ha affermato il governatore, facendo riferimento non esclusivamente alla dimensione identitaria, linguistica e culturale dell’azione internazionale dell’UPT, ma anche a quella economica.

Gli ha fatto eco l’ambasciatore Daniele Rampazzo sottolineando il ruolo svolto dall’UPT in un contesto non semplice. Rampazzo si è soffermato anche sulla dimensione associativa rilevando come il dialogo con l’Unione Italiana e le realtà dell’Esodo contribuiscono al mantenimento della tradizione e della memoria e di porgere lo sguardo al futuro fatto di collaborazione e integrazione.

Per la sottosegretaria Sandra Savino, anche in quanto triestina, l’UPT rappresenta un modello di diplomazia culturale che contribuisce alla promozione del Paese, al quale va riconosciuto un ruolo storico.

Entusiasmo

La cerimonia è proseguita con una prolusione del professor Stefano Pilotto: “L’Università Popolare di Trieste: una lunga storia di cultura italiana” e la proiezione del video commemorativo “125 anni di attività per la cultura italiana”. Pilotto ha illustrato il contesto storico che ha portato prima alla nascita dell’UPT in un contesto austroungarico che si contrappone al senso d’appartenenza alla nazione italiana rivendicata dei triestini e poi, richiamandosi ai risvolti delle due Guerre mondiali, anche al ruolo di ponte tra le Comunità italiane dell’Adriatico orientale e l’Italia svolto dall’Ente morale. Il professore ha parlato anche dei punti di connessione tra l’UPT e la Lega Nazionale portando ai presenti la sua testimonianza diretta dell’importanza delle conferenze organizzate dall’Università Popolare nelle Comunità degli Italiani nell’istro-quarnerino. “La bellezza di questi incontri si rispecchia nell’entusiasmo delle persone che le frequentano e che specie nel caso degli anziani considerano importante avere l’opportunità di sentire parlare bene l’italiano. Per loro le conferenze sono un segnale di ‘luce’, una compensazione morale e culturale”, ha detto Pilotto svelando che gli incontri della durata pianificata di un’ora sanno durare anche tre ore.

Cultura volano di crescita

In conclusione del programma, dopo la proiezione del video commemorativo “125 anni di attività per la cultura italiana”, il presidente Jerian ha annunciato i progetti per il “Presente e futuro dell’Ente”. Jerian ha sottolineato il ruolo della cultura quale strumento teso da un lato alla conservazione della memoria e dall’altro a esercitare il pensiero critico. Tracciando una sorta di parallelo tra l’analfabetismo degli inizi del secolo breve e l’analfabetismo digitale che assilla la società odierna, Jerian ha rilevato come la missione originale dell’UPT rimane attuale. Ha annunciato, inoltre, la volontà dell’UPT di creare una rete virtuosa di attori pubblici e privati -istituzionali, culturali, imprenditoriali e artigiani – non solo del territorio, ma anche d’oltre confine – al fine di favorire alla società un futuro basato sulla cultura intesa come volano di integrazione e crescita, non soltanto sul piano intellettuale ma anche economico.

L’evento al Palazzo comunale si è concluso con la consegna solenne di riconoscimenti agli ultimi ex presidenti dell’Ente morale: Silvio Delbello (assente), Fabrizio Somma, Maria Cristina Benussi (assente), Renzo Codarin, Francesca Adelaide Garufi (Commissario Straordinario), Emilio Fatovic (assente) e Paolo Rovis. È stato quindi presentato l’Albo dei Benemeriti della Cultura popolare di Trieste e si è avuto il conferimento del riconoscimento ai primi tre prescelti: Franco Degrassi, Francesco Vecchiet e a Mons. Ettore Malnati.

La parte pomeridiana dei festeggiamenti

L’Università Popolare di Trieste come ponte tra l’Italia e le comunità italiane dei Paesi dello spazio post-jugoslavo: la seconda cerimonia tenutasi ieri a Trieste in occasione dei 125 anni dell’ente morale è stata dedicata al suo ruolo di promotrice della lingua e della cultura italiane nella sponda orientale dell’Adriatico, alla presenza di numerose personalità istituzionali. Nella cornice della suggestiva Sala del Ridotto del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, è stata ricordata la collaborazione tra l’UPT con l’Unione Italiana e le Comunità Italiane in Slovenia, Croazia e Montenegro. Tale sodalizio ebbe inizio nel 1964, quando l’UPT iniziò una collaborazione con la CI di Rovigno: si trattò di un primo accordo – inserito nell’assetto statale dell’allora Jugoslavia – al quale ne seguirono molti altri e che ha portato alla fitta ed intensa cooperazione odierna, sopravvissuta anche ai cambiamenti dell’assetto politico istituzionale dell’area.

Il messaggio di Tajani

Vari gli interventi istituzionali che si sono susseguiti, moderati dalla giornalista Cristina Bonadei. Il presidente dell’UPT Edvino Jerian ha letto un messaggio mandato per l’occasione dal vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, che ha ribadito il sostegno dell’Italia all’ente. Tajani ha aggiunto: “Viviamo una stagione internazionale complessa. In questo scenario frammentato la cultura è strumento chiave poter costruire ponti, favorire il dialogo e affermare una visione di crescita”. Mario Anzil, vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato il sostegno della stessa all’UPT, ricordando come “ci sono stati momenti storici difficili in cui l’UPT ha garantito una cerniera di dialogo quando il muro era più alto rispetto a quello che viviamo oggi”. Anzil ha quindi riflettuto sul concetto di confine: “Esistono termini che nel tempo cambiano di significato, perdono quello originale e ne acquisiscono uno nuovo. Vogliamo insieme essere artefici del significato di confine: che inizi ad avere il significato di nuove opportunità e amicizia, come il caso di Gorizia-Nova Gorica Capitale europea della cultura 2025 ci dimostra. La cultura di frontiera non cancella il confine ma vuole costruire dei ponti; la cultura di frontiera che noi sosteniamo guarda con simpatia alle identità al di là del confine, ma presupposto fondamentale è conoscere la nostra identità, sapere da dove veniamo”.

Un progetto lungimirante


Presenti anche Aleksandar Dender, presidente delle CI in Montenegro; Dejan Dučić, presidente della CI in Serbia; e Raja Radojević, presidente dell’Associazione degli Italiani di Banja Luka. “Le nostre comunità hanno trovato fin da subito nell’UPT un amico che ci ha indirizzato in maniera importante, e ancora oggi godiamo di un aiuto e un’assistenza incredibili. Le nostre realtà sono una testimonianza vivente di quanto sia prezioso l’aiuto dell’UPT per sostenere le comunità italiane all’estero. Il nostro legame con l’UPT non è solo culturale ma anche amichevole ed emotivo”, ha affermato Dender. Anche Alberto Scheriani, presidente della CAN Costiera del Litorale Sloveno, ha affermato come la collaborazione con l’UPT sia per la realtà di cui è vertice una “grande ricchezza, in quanto la nostra presenza culturale è più forte con l’aiuto e la presenza dell’UPT.”

Anche Marin Corva, presidente della Giunta Esecutiva dell’UI, è intervenuto: “L’UPT ha attraversato cambiamenti storici, culturali e politici, mantenendo stabile la missione di celebrare la cultura italiana. Gli anni in cui l’UPT cominciò la cooperazione con l’UI erano difficili, non era scontato parlare di collaborazione, e l’idea di un progetto condiviso fu un atto coraggioso e lungimirante. Si scelse la strada del dialogo che ha portato vari benefici alla nostra comunità autoctona ancora oggi evidenti, e l’UPT ha permesso ai nostri connazionali di ricongiungersi alla nostra Nazione Madre. Il ruolo dell’UPT come ponte tra la nuova realtà dell’UI e l’Italia è risultato decisivo anche nei primi anni ‘90, con il crollo della Jugoslavia. L’esperienza dell’UPT ci ricorda che non esiste vera crescita senza apertura, non esiste vera identità senza dialogo. La cultura e l’educazione sono ancora oggi il più potente antidoto alla divisione”, ha affermato Corva.

Renzo Codarin, presidente di FederEsuli, ha ricordato come “già nel dopoguerra l’UPT scelse di essere ponte, di ascoltare e accompagnare, di tenere unita una comunità spezzata dall’esodo; fu quindi un punto di riferimento, un filo teso tra ciò che si era perso e ciò che si cercava di ricostruire. Le iniziative organizzate già dalla fine degli anni ‘40 erano atti di coraggio, in un’Italia che ancora non capiva cosa stava succedendo sul confine orientale”. Intervenuti anche l’ambasciatore d’Italia in Croazia Paolo Trichilo; l’ambasciatore d’Italia in Slovenia Giuseppe Cavagna; la vicepresidente della Regione Istriana in quota CNI Jessica Acquavita; il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota; il senatore del Parlamento italiano e componente della Commissione Esteri al Senato Roberto Menia e Francesco Bianchi che ha portato i saluti del presidente della Regione Basilicata Marcello Maurizio Pittella, territorio che negli ultimi anni è stata tra le destinazioni dei seminari itineranti organizzati dall’UPT. Sono stati letti anche i messaggi mandati per l’occasione dal deputato della minoranza italiana al Parlamento sloveno Felice Ziza e dal vicepresidente del Sabor e deputato al seggio specifico della CNI Furio Radin.

La consegna dei riconoscimenti

La cerimonia è proseguita con la lectio magistralis di Egidio Ivetic “L’UPT per la conservazione della memoria e la valorizzazione della cultura italiana” e con l’intervento di Edvino Jerian “Il ruolo di ponte culturale dell’UPT”. È stato conferito successivamente un riconoscimento speciale a Giovanni Radossi, presidente onorario dell’UI, e ai professori Luciano Rossit e Antonio Borme. Per questi ultimi il premio i premi sono stati ritirati dai figli, rispettivamente Alessandro Rossit (già segretario generale dell’UPT) e Giuseppe e Miriam Borme. Ha concluso l’evento l’ambasciatore Daniele Rampazzo, ministro plenipotenziario presso il MAECI. Tra i presenti: la console generale d’Italia a Fiume Iva Palmieri; la nuova console generale d’Italia a Capodistria Simona Ciuffoni; il vicepresidente dell’UPT, già presidente dell’ente, Paolo Rovis; Fabrizio Somma, segretario generale dell’UPT; il presidente dell’UI Maurizio Tremul; il presidente dell’Assemblea dell’UI Paolo Demarin; la direttrice dell’Edit Christiana Babić; il vice direttore di RTV Slovenia con delega ai programmi italiani David Runko e numerosi presidenti delle comunità italiane.
La giornata si è conclusa con lo spettacolo “Aggiungi un posto a tavola” andato in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti”.

La partnership con l’Unione Italiana

La partnership UPT-UI è il risultato di un’idea visionaria e degli sforzi profusi da Luciano Rossit, tra i triestini illustri che nel 1947 rifondarono l’UPT. Come segnalato nella monografia edita in occasione dei 110 anni dell’UPT, assunto il ruolo di segretario generale dell’ente nell’estate del medesimo anno, Rossit, si dedicò da subito alla realizzazione di un progetto fondamentale: portare l’UPT, la cultura italiana in Istria e nel Fiumano, a beneficio di coloro che erano rimasti. Rossit era mosso dalla convinzione che gli italiani rimasti nell’istro-quarnerino dovevano essere aiutati a mantenere la loro identità nazionale. Inizialmente ebbe tutti contro: i triestini, gli esuli, le autorità jugoslave e la stessa dirigenza dell’UPT. Dopo 15 anni la sua tenacia iniziò a dare i primi risultati. Nel 1962 si recò per la prima volta in Istria con il rappresentante del Governo italiano a Capodistria, Guido Zecchin, per assistere a uno spettacolo organizzato a Gallesano dalla Comunità degli Italiani. Nel 1964 incontrò assieme con il vicepresidente dell’UPT, Giuseppe Rossi Abatini, l’allora presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, Antonio Borme.

Poco dopo vennero avviate le prime iniziative culturali congiunte, cominciando da Fiume. Il Ministero italiano degli Affari esteri lo nominò suo fiduciario per gli interventi culturali in Istria e a Fiume, ufficializzandone la funzione dopo gli Accordi di Osimo. Elaborò per il Direttore generale della Farnesina, Sergio Romano, il Piano permanente delle attività culturali e didattiche a favore della minoranza italiana dell’Istria e di Fiume moltiplicando sul campo, ogni genere di iniziativa per il mantenimento dell’identità nazionale non solo degli Italiani dell’Istria e del Fiumano, ma successivamente anche per quelli dei Lussini, della Slavonia e della Dalmazia.

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