Aleksandar-Saša Milaković, dal maggio scorso vicesindaco di Fiume al fianco della prima cittadina Iva Rinčić, è dottore in tecnologie marittime e si occupa dell’applicazione dell’Intelligenza artificiale nella cantieristica navale e nel trasporto marittimo. Forte di una solida formazione tecnica, di un’esperienza internazionale e di una profonda comprensione delle tecnologie e dei trend contemporanei, ritiene di possedere le competenze necessarie per contribuire alla gestione di una città come Fiume nel XXI secolo.
Presidente della sezione fiumana del partito Fokus, si è distinto già nel precedente mandato come consigliere municipale. Nato nel capoluogo quarnerino nel 1985, è cresciuto a Vežica Superiore e oggi vive a Cantrida. Dopo il ginnasio a Fiume si è laureato in ingegneria navale presso la Facoltà tecnica. Ha poi vissuto e lavorato in Finlandia, Norvegia e Germania, conseguendo il dottorato alla Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim. Il ritorno a Fiume, dopo otto anni trascorsi tra Helsinki, Trondheim e Amburgo, ha rappresentato per lui un punto di svolta: ha compreso che, se non si fosse trattato della sua città natale, probabilmente non vi avrebbe scelto di vivere. Da questa consapevolezza è maturata la decisione di impegnarsi in politica.
Durante la nostra conversazione, Milaković ha spiegato di aver studiato l’italiano alle medie-superiori. Pur non ritenendosi fluente, afferma di comprenderlo a sufficienza per comunicare a livello base. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio al primo piano del Palazzo municipale, in Corso, dove ci ha accolti con disponibilità e ha concesso una lunga intervista, nella quale ampio spazio è stato dedicato ai temi cari alla Comunità Nazionale Italiana.
Insieme a Iva Rinčić e Vedran Vivoda (l’altro vicesindaco, nda), lei ha contribuito a un risultato storico: per la prima volta dopo decenni la Città di Fiume non è più guidata da un sindaco dell’SDP. Quali sono state le vostre prime riflessioni condivise durante l’incontro iniziale al Palazzo municipale, una volta insediati nei rispettivi incarichi?

“Non c’è stata grande euforia. Per noi, infatti, il successo elettorale non è mai stato un fine in sé. In questo senso, non ci consideriamo politici ‘classici’. Siamo persone che vivono questo risultato solo come un primo passo. È una straordinaria opportunità, certo, ma anche una responsabilità enorme. Il nostro obiettivo non era vincere per poi vedere che succede, ma dimostrare di essere in grado di realizzare ciò che abbiamo promesso durante la campagna elettorale.
Abbiamo varcato la soglia del Palazzo municipale con un profondo rispetto per il ruolo che ci è stato affidato e per la possibilità che ci è stata data. Fin da subito ci siamo messi a pensare concretamente ai passi da compiere per iniziare a mantenere gli impegni presi: sia a interventi a breve termine per migliorare la situazione in città, sia a strategie di lungo respiro che daranno risultati nel tempo. E la domanda che ci poniamo ogni giorno è questa: cosa possiamo fare da subito per incidere positivamente sulla qualità della vita dei cittadini? E quali processi di cambiamento possiamo avviare che vadano nella stessa direzione?
Questo, in fondo, è il nostro compito più difficile. Perché è facile sedersi, analizzare il sistema – che ha ampi margini di miglioramento – e attendere che qualcosa accada. Più complesso è trovare il giusto equilibrio tra azioni strategiche a lungo termine e interventi operativi immediati”.
Deleghe e priorità
Quali deleghe le sono state assegnate all’interno della nuova amministrazione cittadina?
“Nel primo mese, in realtà, ci siamo occupati un po’ di tutto, tutti e tre. Era necessario familiarizzare con il funzionamento dell’apparato cittadino, conoscerne i meccanismi e le componenti fondamentali – che sono tutte importanti. Abbiamo incontrato le persone, ci siamo ambientati nel nuovo contesto e nel nuovo ruolo. Ora siamo giunti a una fase in cui iniziamo a suddividere le competenze e a dedicarci con più attenzione ai temi che già durante la campagna elettorale avevamo indicato come prioritari per ciascuno di noi.
Nel mio caso, le deleghe principali riguardano l’imprenditoria e l’economia locale. Rafforzare questo settore significa anzitutto alleggerire la pressione fiscale e creare condizioni favorevoli per le imprese. Il mio obiettivo è fare in modo che Fiume diventi una città attraente per chi vuole avviare un’attività economica, garantendo al contempo alla stabilità del bilancio cittadino.
Un’altra priorità è la digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di rendere l’amministrazione più trasparente e accessibile ai cittadini. Stiamo preparando un progetto che potremmo considerare l’evoluzione naturale dell’iniziativa ‘La talpa di Fokus’, tesa a garantire ai cittadini maggiore trasparenza sul fronte del bilancio municipale.
Tuttavia, il lavoro delle prime settimane ha dimostrato che non sarà possibile occuparci in modo esclusivo dei nostri settori di competenza. La realtà è che emergono continuamente situazioni impreviste e problematiche che nessuno aveva previsto. Per questo la comunicazione tra di noi tre è costante e indispensabile”.
Le condizioni dell’amministrazione cittadina corrispondono a quanto dichiarato dai vostri predecessori? La situazione finanziaria e organizzativa della Città, dei suoi enti e delle sue istituzioni è migliore o peggiore rispetto alle vostre aspettative?
“Quando cambia un’amministrazione, chi entra non è mai pienamente soddisfatto di ciò che trova. Allo stesso tempo, chi esce tende inevitabilmente a dipingere la situazione in modo più roseo di quanto non sia in realtà. Non credo di dirvi nulla di nuovo: succede sempre così, ovunque.
Le sfide sono numerose. Quello che abbiamo riscontrato è che la maggior parte dei Dipartimenti dell’amministrazione cittadina – se non tutti – funzionano discretamente bene, almeno in alcune delle loro parti. Il vero problema, però, è la mancanza di comunicazione tra i Dipartimenti. I progetti che richiedono collaborazione intersettoriale sono quelli che incontrano maggiori difficoltà. È su questo fronte che vogliamo intervenire per primo. Il nostro compito è diventare una sorta di ‘ponte’ che favorisca la comunicazione interna e, di conseguenza, una maggiore efficienza.
Un discorso a parte merita il sistema dei servizi comunali, che si trova in una condizione di vero e proprio disordine. Non è solo un problema organizzativo: la questione è che il funzionamento dei servizi comunali incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Penso alla pulizia urbana, al trasporto pubblico, ai parcheggi…: oggi non funzionano come dovrebbero, e per questo abbiamo deciso di intervenire fin da subito”.
Il Consiglio municipale

I primi due tentativi di costituire il Consiglio municipale non sono andati a buon fine. Avevate previsto questa possibilità o confidavate nel sostegno di qualche consigliere esterno alla vostra coalizione?
“Entrambe le cose. Non siamo rimasti sorpresi, ma speravamo che ci fosse sufficiente apertura verso quanto avevamo proposto durante le trattative. Desidero però essere perfettamente chiaro, anche alla luce delle tante voci che circolano che ci siamo rivolti a tutti i partiti con lo stesso approccio: abbiamo escluso qualsiasi forma di scambio politico legato a incarichi, chiarendo fin da subito che non offrivamo la presidenza del Consiglio municipale. Quello che proponevamo era una collaborazione progettuale. In altre parole, abbiamo invitato i nostri interlocutori a presentarci un insieme di progetti importanti per loro e per gli elettori che rappresentano. Tutti hanno avuto l’opportunità di sedersi al tavolo con noi e dire: ‘ecco cinque, dieci o venticinque proposte che riteniamo fondamentali, vorremmo che si realizzassero in questo mandato’. A quel punto, avrebbero potuto partecipare concretamente alla loro realizzazione nominando dei coordinatori che avrebbero lavorato insieme all’esecutivo. In questo modo, avrebbero ottenuto anche un giusto riconoscimento per i risultati raggiunti. Ogni forza politica che avesse avanzato tre, cinque o dieci progetti avrebbe potuto, in base alla loro effettiva realizzazione, rivendicarne il merito di fronte ai cittadini.
Ci è sembrato un approccio molto corretto. Permetteva di garantire, come hanno detto alcuni consiglieri, una rappresentanza più ampia possibile a fianco del potere esecutivo. Questa era la nostra idea iniziale. È vero, abbiamo ottenuto oltre il 30% dei voti per il Consiglio municipale, ma volevamo coinvolgere il più direttamente possibile anche gli altri rappresentanti. Tuttavia, la maggioranza dei consiglieri non ha mostrato interesse per questa proposta. Con chi invece si è presentato con richieste e progetti concreti, abbiamo trovato facilmente un’intesa sia sui contenuti sia sulle tempistiche di attuazione. Questa è la verità.
Il clamore creatosi attorno alla questione della presidenza del Consiglio è un’altra storia. In fin dei conti, si tratta di una funzione amministrativa, che non esercita un’influenza sostanziale sul processo decisionale. Se qualcuno è realmente interessato a portare avanti progetti importanti per i propri elettori, il modo più efficace per farlo è proprio quello che abbiamo proposto, non certo ambire alla presidenza del Consiglio. Ma questo modello, che è nuovo e poco diffuso nella prassi politica locale, non è stato capito né accettato. A nostro avviso è invece un modello molto onesto e democratico, che permette la partecipazione di tutti ed evita che l’unico obiettivo della politica diventi quello di ostacolare il sindaco o la sindaca per poi sostituirlo e dire ‘ora tocca a noi’. Preferiamo invece che questo mandato venga utilizzato per lavorare insieme e realizzare il più possibile per la città. Speriamo che sempre più consiglieri lo capiscano”.
Vi preoccupa l’eventualità di un ritorno alle urne per il Consiglio municipale?
“Non lo temiamo, ma nemmeno lo auspichiamo”.
Un obiettivo comune

La composizione del Consiglio municipale indica chiaramente che la vostra coalizione (AM–Unija–Centar–HSU–Fokus–Alternativa) ha bisogno di alleanze per governare. Quanto influirà questa necessità sulla vostra capacità di attuare gli impegni presi con gli elettori?
“Al momento non ha influito. Prima di unirmi alla coalizione guidata dalla sindaca Rinčić, avevo annunciato la mia candidatura a sindaco. Da quando ne faccio parte, posso solo esprimere giudizi positivi sui miei colleghi. Come rappresentante del partito Fokus sono estremamente soddisfatto del modo in cui collaboriamo all’interno della nostra coalizione, composta da sei partiti. Abbiamo affrontato insieme una campagna elettorale impegnativa, ma l’ego e le ambizioni personali sono rimaste in secondo piano. Siamo concentrati sui progetti. Tutti condividono l’obiettivo comune: avviare cambiamenti positivi per la nostra città. E siamo pronti a fare tutti i compromessi necessari affinché ciò accada”.
La vostra prima promessa elettorale, quella relativa al trasporto gratuito per i pensionati e i disoccupati over 60, è già realtà. Quali saranno i prossimi interventi? Quali altri punti del programma potrebbero essere realizzati a breve, entro la fine dell’anno o all’inizio del 2026?
“Le promesse che si potevano mantenere con un semplice atto amministrativo sono già state attuate. Penso, ad esempio, agli autobus gratuiti per i pensionati e per le persone disoccupate con più di 60 anni. Molte altre cose si stanno già muovendo, ma la realizzazione richiederà tempo, soprattutto quando si parla di infrastrutture. Se osservate bene il nostro programma elettorale, noterete che molti dei punti cardine riguardano progetti infrastrutturali che non possono essere realizzati nel breve termine.
Una delle promesse che, invece, potrebbe iniziare a realizzarsi entro la fine dell’anno e a cui tengo particolarmente, riguarda l’alleggerimento fiscale. Uno dei nostri impegni elettorali è la riduzione dell’imposta sul reddito al minimo legale entro la fine del mandato. Stiamo definendo il calendario per attuare questa misura. Il processo è avviato, i colloqui sono in corso, e stiamo valutando come realizzarlo in modo ottimale, anche in funzione della pianificazione del bilancio per il 2026.
Un altro tema sul quale stiamo lavorando è quello dei parcheggi di quartiere. Stiamo individuando le aree e valutando i modelli di finanziamento più adatti. Ma ribadisco che costruire un parcheggio con fondi pubblici è un processo lungo e complesso. Abbiamo inoltre avviato una serie di iniziative per garantire maggiore trasparenza sul bilancio comunale. E sono stati avviati i primi colloqui sul futuro del rione di Cantrida”.
Le relazioni con la CNI
Ha rapporti con la Comunità Nazionale Italiana di Fiume? In che misura conosce la sua storia?
“Sono a conoscenza dell’esistenza della Comunità degli Italiani. Non avendo però legami familiari diretti con essa, è probabile che alcune informazioni mi sfuggano. Conosco comunque gli aspetti fondamentali del suo funzionamento e ho rapporti con diverse persone attivamente coinvolte nella sua attività”.
Il seggio specifico

Lo Statuto cittadino prevede la presenza di un rappresentante della Comunità Nazionale Italiana (CNI) nel Consiglio municipale. Dopo le elezioni quel seggio è rimasto vacante e si dovranno indire elezioni suppletive. Come valuta questo meccanismo? Non sarebbe più semplice ed economico permettere agli appartenenti alla CNI di eleggere direttamente il proprio rappresentante il giorno delle elezioni ordinarie, oltre alle “liste di partito”?
“Sono temi su cui ho riflettuto. Le questioni legate alla rappresentanza delle minoranze nazionali o autoctone rappresentano sempre una sfida. Il modello a cui fate riferimento non mi sembra affatto sbagliato, anzi. Se vogliamo davvero che vi sia un consigliere espressione della CNI, allora quel seggio non dovrebbe essere occupato da una persona qualunque. Oggi la norma si ritiene soddisfatta se viene eletto un qualsiasi italiano candidato da un partito, ma ciò non garantisce che quella persona rappresenti davvero lo spirito e le esigenze della Comunità.
Anche se un partito include un candidato italiano – cosa che accade regolarmente – non vi è alcuna garanzia che venga eletto. In quest’ottica, l’elezione diretta del rappresentante italiano avrebbe molto più senso. Eviterebbe anche, come in questo caso, i costi e le complicazioni di un’elezione suppletiva. Sarebbe una soluzione più pratica, più economica e, forse, anche più giusta”.
Dal punto di vista giuridico, gli italiani in Croazia hanno lo status di minoranza nazionale, una definizione che molti fiumani non condividono, preferendo l’espressione “Comunità nazionale italiana autoctona”. Le è chiara la differenza?
“Mia madre appartiene a una minoranza nazionale e capisco perché a qualcuno possa non piacere sentirsi definire ‘minoranza’, soprattutto se i suoi antenati vivono in un territorio da secoli. Il punto, però, è come distinguere tra minoranza nazionale e comunità autoctona. Quanto tempo deve passare perché un popolo non sia più considerato una minoranza ma parte integrante del tessuto autoctono di un Paese?
Per fare una distinzione tra i due concetti, bisognerebbe prima stabilire un criterio temporale preciso: quanti anni, o secoli, devono trascorrere prima di riconoscere a una comunità questo status? A mio avviso, è una domanda a cui è quasi impossibile dare una risposta univoca. Se accettassimo questo ragionamento, qualsiasi minoranza, dopo 700, 500 o anche 200 anni, potrebbe rivendicare lo status di comunità autoctona.
Forse, più che entrare in un dibattito giuridico o storiografico senza fine, sarebbe utile rivedere i termini utilizzati, per evitare che la terminologia diventi fonte di disagio. È chiaro, però, che ci devono essere delle regole, valide per tutti”.
Collaborazione

La Città di Fiume è pronta a sostenere le iniziative dell’Unione Italiana, della Comunità degli Italiani, dell’EDIT, del Dramma Italiano, nonché di asili, scuole e università, per valorizzare il patrimonio linguistico, culturale e identitario della CNI, che rende Fiume una città unica?
“Assolutamente sì. Credo che tutti noi siamo consapevoli del grande valore della diversità culturale, nazionale ed etnica che caratterizza Fiume. È un patrimonio che non solo dobbiamo preservare, ma anche rafforzare. La pluralità che ci distingue è, a mio avviso, uno degli aspetti più belli della vita a Fiume. La CNI contribuisce in modo significativo a questa ricchezza. Siamo aperti a rafforzare ulteriormente la collaborazione in tutte le sue forme: culturale, identitaria, nazionale e linguistica”.
Proseguirà anche il dialogo con le associazioni degli esuli?
“Ogni guerra porta con sé delle ingiustizie. Spesso accade che le persone innocenti, sia tra i ‘vincitori’ sia dalla parte che ufficialmente ‘ha perso’, subiscano le conseguenze più gravi. Quello che è accaduto, purtroppo, non si può cambiare. Ma possiamo lavorare per mantenere vivo il dialogo, per ridurre le ferite del passato e per coltivare il rapporto con le persone che hanno lasciato Fiume e che, ancora oggi, si considerano a tutti gli effetti fiumani”.
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