Pola, sotto l’Arena riaffiora la storia

Tra i ritrovamenti anche frammenti di anfore, blocchi in cemento di epoca italiana e una moneta veneziana tra XII e XIV secolo

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Pola, sotto l’Arena riaffiora la storia
Foto Arletta Fonio Gurbiša

“Scavi archeologici in corso, accesso precluso”: è questo che scrive sull’area adiacente al palcoscenico dell’Arena di Pola, dove è visibile una struttura sotterranea cavernosa e una bella collina di terra e detriti estratti dal sottosuolo. Altro di strano vi è anche in cima alle gradinate, esattamente all’altezza di quel modulo metallico prefabbricato, che per mezzo secolo fece da cabina di proiezione per le rassegne cinematografiche e che finalmente è stato rimosso, al fine di dare spazio a manovre di ricerca.

Nel corso di febbraio e marzo, gli esperti del Museo archeologico istriano hanno lavorato sodo, rovistato e scoperchiato, e in questi giorni stanno attendendo disposizioni per proteggere e coprire queste porzioni di Arena mediante membrane geotessili e sabbia, in collaborazione con l’ufficio locale di sovrintendenza ministeriale ai beni storico-architettonici. È mai possibile che ci siano ancora segreti sotto l’Arena e che la nuova inaspettata campagna di scavo, nei due punti prescelti, abbia il compito di rituffarsi nel passato e completare l’immagine monumentale di cotanta struttura? La nostra non è soltanto pietra, memoria e simbolo identitario di Pola, è cuore pulsante degli spettacoli antichi, e odierni, che torna a parlare di sé e che adesso ha dato alla luce piccoli elementi oggi inediti, che permettono di fare una ricostruzione aggiuntiva della complessa macchina scenica progettata dai romani.

Foto Museo archeologico Istriano

L’Arena, con somma sorpresa di chi vi entra, si mostra in veste di doppio, minuto cantiere archeologico, luogo di conoscenza attiva e, grazie a determinati ritrovamenti stratigrafici, che permettono di attestare successivi restauri e riutilizzi, ha fornito alcune informazioni, utili agli studiosi, soprattutto come conferma di quanto già supposto e risaputo.

Verso una nuova fruizione

Quanto è stato compiuto, però non è a fine puramente archeologico, anche se la scienza ne giova, ma lo scopo ultimo è quello di modificare l’odierno utilizzo della monumentale struttura. Novità in arrivo: cresceranno le dimensioni dell’attuale palcoscenico. E mentre c’è chi pianifica di generare uno stage più spettacolare, gli addetti alla ricerca non entrano nel merito della faccenda “adeguamento pro concerti”, però sanno che vanno fatte precise analisi del terreno e delle strutture architettoniche chiamate a reggere il peso delle nuove (discutibili) esigenze. Così nel caso degli scavi a livello della superficie ellittica centrale. Quanto a livello di gradinate e vomitorio, la prospettiva è molto appetibile: niente più container da proiezione, bensì una cabina formato struttura mobile, che verrà rimossa ogni qualvolta calerà il sipario sul Pola Film Festival, per lasciare spazio al ripristino del passaggio al pubblico. Altrimenti detto, la gradinata centrale che servì ai romani per entrare/uscire dall’anfiteatro, servirà per la prima volta anche agli odierni spettatori, fino ad innestare un terzo accesso tra i due già esistenti a livello di piazza Drio la Rena.

Indagini in due microlocazioni

La conferma di un tanto ci arriva per voce dell’archeologa Ida Koncani Uhač, che si occupa della manovra assieme ai ricercatori Josip Seličanec ed Emil Kmetić Marceau “Il Museo archeologico ha effettuato indagini in due microlocazioni in Arena. Quanto alla prima locazione, abbiamo scavato nel punto dove si trovava la loggia o palco d’onore dell’anfiteatro, dove sedevano i legati imperiali, gli alti rappresentanti consolari”. Come aggiunto da Seličanec, “l’ubicazione risulta molto interessante: in uno degli ambienti è stata rinvenuta la pavimentazione antica originale in grande pietra calcarea, sassi e mattoni. Non vi sono stati particolari ritrovamenti nel primo ambiente. Per lo più chiodi, plastica e altro materiale recente, che attesta interventi effettuati nell’era contemporanea.

Foto Arletta Fonio Grubiša

A livello di una sonda inferiore, invece, sono stati individuati frammenti di anfora tipo Dressel 6B di produzione dell’’olearia’ fasanese, della seconda metà del I secolo, finiti in loco come detriti da riempitura. Abbiamo poi scoperto quattro blocchi in cemento costruiti in epoca italiana in funzione della pedana. Ora sono stati asportati lasciando visibile la superficie romana”.

Osservando l’area di scavo, la faccenda più curiosa agli occhi dei visitatori è una piccola, però eccome vistosa caverna “spuntata” nel bel mezzo dell’anfiteatro a livello di sottosuolo. Ida Koncani Uhač ha elementi da aggiungere in proposito: “È un ritrovamento che ci risulta particolarmente interessante. La medesima va consolidata, ed é un bene l’aver compiuto gli scavi archeologici, perché adesso si è potuto completare lo studio statico e ottenere le direttive necessarie a definire le possibili modalità di collocazione delle strutture di base per il futuro palcoscenico. Abbiamo appena commissionato lo studio esecutivo di ricostruzione, conservazione e presentazione dell’archeologia rivenuta, per poi passare agli interventi edili/artigianali, dopodiché la zona diverrà nuovamente accessibile”.

Il ripristino dell’antica gradinata

Spostandosi a livello di gradinate ecco visibile un bel quadrante di finora occultato dal container, qui rimasto installato per ben mezzo secolo e finalmente smantellato alla fine dello scorso dicembre. “Abbiamo trovato i resti della struttura muraria interna del corridoio concentrico circolare, del secondo piano dell’Arena – riferisce Emil Kmetić Marceau – poi quel che resta del basamento della gradinata originaria del passaggio radiale in direzione della platea e quindi due livelli di pavimentazione antica. La novità più interessante in quest’ubicazione sarà proprio il collocamento della cabina mobile di proiezione, il che permetterà di usufruire di questo percorso radiale centrale, restituendolo alla sua funzione primaria. In detto caso serviranno studi conservativi, di restauro e di ricostruzione dei blocchi in pietra, per poter organizzare la futura discesa. Ci sono anche reperti minuti: il più vecchio è una monetina tardo ellenistica, scoperta tale in base alla forma e spessore, quindi un ‘piccolo’, moneta d’argento di piccolo taglio veneziana, risalente tra il XII-XIV secolo, che serviva fondamentalmente per gli scambi quotidiani”. Un soldo della Serenissima in Arena?

Foto Museo archeologico Istriano

Che cosa vuol dire? Ce lo dice Ida Koncani Uhač. “Un tanto parla a favore della continuità di usufrutto dell’anfiteatro anche in epoca medievale”.

Non sarà forse vistoso fuori dalle mura dell’Arena, ma dalla prospettiva del Museo archeologico è un intervento molto molto esigente e senza manco necessità di dire che anche un solo frammento recuperato in loco è sempre un pezzetto di storia che riemerge, di questo patrimonio inestimabile, da proteggere e difendere per i posteri.

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