Picchi di profondità

Esposti a Spalato oggetti ritrovati nelle acque dell’Adriatico, in particolare nella Regione spalatino-dalmata: raccontano e documentano la vita sociale, commerciale, culturale, oltre che le numerose guerre avvenute in Dalmazia

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Picchi di profondità
Foto di Damiano Cosimo D'Ambra

l mondo avventuroso delle immersioni subacquee in cui durante i secoli sono state riscoperte sui fondali silenziosi navi cariche con i tesori preziosi delle antiche città sommerse ha sempre affascinato e attratto nei secoli, non solo un gran numero di ricercatori studiosi, ma amanti e cacciatori di tesori nascosti e semplici amanti dell’avventura sottomarina. Presso il Vecchio municipio situato in Piazza del popolo a Spalato è stata allestita una mostra, dall’11 giugno al 29 luglio, che racconta e documenta la storia dell’immersione che avviene sino ai giorni nostri nel mondo subacqueo della costa adriatica orientale. La mostra intitolata “Vrhovi dubina” (“Picchi di profondità”) espone una grande quantità di oggetti sistemati nei tre piani dell’antica struttura.
Gli oggetti esposti ritrovati nelle acque, in particolare nella Regione spalatino-dalmata, raccontano e documentano la vita sociale, commerciale, culturale e le numerose guerre avvenute in Dalmazia. Gli oggetti esposti al pubblico sono circa più di 100 e sono stati ritrovati in numerosi siti subacquei dalmati. Appartengono ai vari periodi della preistoria, dell’antichità, del medioevo sino ad arrivare al periodo della Seconda guerra mondiale. La mostra testimonia anche il grande interesse per il mondo sottomarino lungo le coste dell’Adriatico orientale e le prime immersioni nella regione dalmata sono state effettuate già in tempi remoti.

Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra

Le prime esplorazioni

A partire dal XVI secolo, le immersioni avvenivano per il recupero di merci e attrezzature dai relitti. Nella mostra è descritta anche l’evoluzione delle attrezzature subacquee che all’inizio non permettevano ai sommozzatori di camminare sul fondo, non offrendo ad essi di muoversi agilmente per le esplorazioni marine. Con le attrezzature ad aria compressa introdotte negli anni ‘40 del XX secolo dai Émile Gagnan e Jacques-Yves Cousteau con il tempo i sommozzatori divennero più liberi e autonomi di muoversi sott’acqua più velocemente per le esplorazioni. Ben presto le nuove attrezzature subacquee furono utilizzate per l’archeologia subacquea. I ritrovamenti sulla costa Adriatica orientale, come sopra citato, incominciarono ad essere documentati intorno al XVI secolo.
Testimonianza importante proviene dal diario di Alberto Fortis, della seconda metà del XVIII, secolo in cui sono descritti numerosi ritrovamenti sottomarini lungo la costa. Anche a metà del XIX secolo Mijat Sabljar, museologo e collezionista di antichità registrò con un disegno una mappa di siti archeologici sottomarini, in cui vi erano sarcofaghi nella penisola di Vragnizza (Vranjic). Nel 1898 il famoso archeologo don Frane Bulić per le ricerche subacquee impiegò dei sommozzatori per esaminare e disegnare siti costieri e reperti importanti che giacevano lungo le coste, in particolare nell’area costiera vicino Salona. A causa del continuo saccheggio dei siti archeologici sottomarini, già negli anni ‘60 a protezione di queste preziose aree furono istituite una serie di normative legali e inserite nell’organico interno alle varie istituzioni museali, dipartimenti universitari di conservazione, dei beni culturali e altre istituzioni scientifiche, squadre di studiosi e scienziati per la ricerca specializzata nel campo sottomarino.

Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra

Un patrimonio UNESCO

Con il passare degli anni in Croazia la protezione dei siti è stata rafforzata con la funzione istituzionale del Ministero della Cultura e dei Media e nel 2004 il patrimonio sottomarino è tutelato dall’Unesco. La mostra ha l’obiettivo di documentare al pubblico anche lo stato attuale delle ricerche archeologiche condotte con costante impegno dai numerosi musei, università, istituti di restauro e di conservazione delle università croate. Fino ad oggi sono stati censiti circa 800 siti sottomarini appartenenti a vari peridi storici. Circa 195 siti archeologici sono protetti con leggi speciali e sono inseriti nel Registro del patrimonio culturale della Repubblica della Croazia, 35 siti sono aperti alle visite subacquee sotto la guida di sommozzatori autorizzati dal Ministero della Cultura e dei Media per svolgere questa affascinante attività.

Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra

Testimonianze del passato

La mostra contiene dunque un centinaio di reperti, tutti importanti dal punto di vista storico e documentano con la presenza di anfore e monete anche le rotte delle attività commerciali lungo le coste e tra le isole della Dalmazia. Le anfore di varie dimensioni da trasporto navale esposte, documentano i vari prodotti alimentari in commercio in particolare durante il periodo greco, romano e medievale. Nell’allestimento non mancano numerose manufatti ancora in uso sulle navi, vettovaglie e cucine usate a bordo nei vari periodi storici dai marinai che percorrevano le rotte commerciali marine.
In esposizione anche molti reperti di età romana provenienti dai siti dell’Adriatico occidentale. Queste ultime erano esportate sulle navi per essere in seguito vendute per arredare case patrizie dalmate.
Tra i materiali di arredo in mostra anche lucerne, statuette in bronzo, piatti, piccoli arredi anche per uso pagano religioso. Molte sono le armi esposte, a partire da asce in pietra lavica del periodo neolitico, ritrovate in una delle aree sottomarine dei Castelli, sino a vari elmi da combattimento di età romana a cannoni di bronzo del periodo veneziano sino a oggetti appartenenti a navi del XX secolo affondate come la “Nereide”, “Re d’Italia” o all’aereo cargo Brioni inabissatosi a 61 metri di profondità vicino l’isola di Lissa.

Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra

Realtà virtuale

Al secondo piano della loggia i visitatori hanno la possibilità di entrare nelle profondità marine e visitare alcuni siti subacquei tramite gli occhiali VR con i quali potranno nuotare virtualmente nelle profondità marine e provare le emozioni reali della scoperta dei relitti. La mostra è stata ideata dalla nuova vice-sindaco Matea Dorčić e il curatore e il direttore del Museo marittimo di Spalato, Ljubomir Radić. Un percorso davvero interessante e affascinante, che ha registrato un indubbio successo di pubblico.

Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra
Foto di Damiano Cosimo D'Ambra
Foto di Damiano Cosimo D’Ambra

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