MARTINICA
Sul cargo Galexyr, intercettato il mese scorso in acque internazionali al largo dei Caraibi con quasi cinque tonnellate di cocaina a bordo, si trovavano cinque cittadini croati, tutti originari della Regione litoraneo montana.
L’operazione è avvenuta tra Barbados e Santa Lucia: le autorità francesi dell’isola di Martinica hanno bloccato il mercantile lungo 76 metri, battente bandiera del Camerun, specializzato nel trasporto di cemento. A bordo vi erano undici uomini di equipaggio: cinque croati, cinque montenegrini e un serbo. Tutti sono stati arrestati. Secondo informazioni non confermate, tre croati sarebbero già stati rilasciati, mentre il comandante e il primo ufficiale di coperta restano in custodia a Martinica.
Il Ministero del Mare croato non ha finora chiarito se i marittimi abbiano chiesto assistenza consolare né se si trovino ancora nel territorio francese d’oltremare, scrive il quotidiano Novi list.
L’operazione internazionale
Il sequestro – 4.841 chili di cocaina suddivisi in 153 pacchi – è stato il frutto di una operazione congiunta che ha coinvolto Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Croazia e Serbia, sotto il coordinamento della Marina militare francese. La notizia era stata resa pubblica già due settimane fa dal Centro europeo per l’analisi e le operazioni marittime (MAOC-N).
Le autorità serbe hanno confermato la presenza a bordo di un loro connazionale le cui iniziali sono V. Đ., sospettato di legami con un cartello balcanico del narcotraffico e ritenuto il reale proprietario della società di collocamento marittimo VTS Maritime Consulting di Belgrado.
La polizia serba ha inoltre sottolineato l’”ottima cooperazione” con le forze croate e con l’Europol, ipotizzando un collegamento tra questo sequestro e il recente triplice omicidio in Bolivia di presunti membri di cartelli balcanici, tra cui il fiumano Marco Skerbec.
«Criminalizzazione dei marittimi»
Resta da chiarire se i marinai croati fossero consapevoli del traffico di droga o semplici pedine inconsapevoli, come già accaduto in altri casi. Gli esperti parlano di “criminalizzazione dei marittimi”, fenomeno che spesso porta al fermo immediato di comandanti e ufficiali per “responsabilità di comando”, anche in assenza di prove dirette.
L’ultimo caso noto fu quello del capitano di Spalato Marko Bekavac, condannato in Turchia a 30 anni e poi assolto, ma costretto a passare oltre due anni in carcere.
Le lunghe indagini e i processi internazionali, che possono durare anche più di due anni, hanno conseguenze devastanti sulla vita dei marittimi e delle loro famiglie. Senza un quadro normativo internazionale vincolante, ogni Stato agisce secondo le proprie regole, lasciando i lavoratori del mare esposti a gravi rischi legali ed esistenziali.
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