Dopo decenni di attesa, discussioni, progetti rimasti sulla carta e un lungo periodo trascorso lontano dalla propria città, l’Opatija è finalmente a un passo dal… ritorno a casa. Il nuovo stadio della città quarnerina è stato completato e l’inaugurazione ufficiale è prevista per il 2 ottobre. Un investimento che ha richiesto circa sei milioni di euro e che consegna ad Abbazia una struttura moderna, pensata per soddisfare i criteri infrastrutturali della Federcalcio croata per la partecipazione alla SuperSport Prima NL, la seconda serie del calcio nazionale.
La strada amministrativa, tuttavia, non è ancora completamente conclusa. Il collaudo tecnico dell’impianto è stato effettuato con successo il 16 luglio e il nuovo stadio ha successivamente ottenuto il permesso d’uso definitivo. Anche il terreno di gioco ha ricevuto il certificato FIFA che attesta la conformità della superficie agli standard internazionali. Per poter ospitare le partite ufficiali della Prima NL manca però ancora un passaggio fondamentale: la licenza dell’HNS.
Per questo motivo, almeno per il momento, la prima squadra dell’Opatija continua a disputare le proprie partite casalinghe allo stadio di Cantrida. Il ritorno definitivo nella propria città arriverà soltanto quando sarà completata la procedura di licenza. Ma il nuovo stadio è ormai una realtà e, guardandolo dalla tribuna, è difficile non comprendere perché ad Abbazia si sia aspettato così a lungo questo momento.
Una vista sul Quarnero
Dalla nuova tribuna lo sguardo si apre verso ovest, fino alla parte occidentale di Fiume, per poi passare attraverso Volosca e arrivare al centro di Abbazia. Sullo sfondo si distinguono Veglia, Cherso e, nelle giornate limpide, il Velebit. Praticamente l’intero Quarnero. In primo piano c’è il nuovo terreno di gioco, sul quale presto dovrebbero scendere in campo i calciatori dell’Opatija. Una posizione che regala allo stadio un panorama particolare, difficilmente replicabile.
“Una vista da un milione di dollari”, viene da pensare osservando il paesaggio. In realtà l’investimento è stato decisamente superiore. La Città di Abbazia ha destinato circa sei milioni di euro alla costruzione della nuova casa del club, fondato nel lontano 1911 e costretto per decenni a fare i conti con infrastrutture non adeguate alle proprie ambizioni.
La costruzione del nuovo impianto rappresenta quindi un passaggio importante non soltanto per la prima squadra, ma per l’intero movimento calcistico della città.
Progetto atteso per vent’anni
Del nuovo stadio si è parlato per almeno vent’anni. Il desiderio di avere un impianto moderno era sempre esistito, ma per molto tempo non si era andati oltre le intenzioni. La situazione è cambiata con la nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Fernando Kirigin, che ha deciso di trasformare il progetto in realtà.
Kirigin, ricordano ad Abbazia, è anche un ex sportivo e ha compreso l’importanza che una struttura di questo tipo avrebbe potuto avere per il club e per l’intero movimento sportivo cittadino.
Dopo la realizzazione del palazzetto dello sport, l’amministrazione ha quindi proseguito con il progetto dello stadio. Il programma complessivo delle infrastrutture sportive cittadine dovrebbe poi completarsi con la costruzione della piscina.
Il diritto di costruzione per un periodo di 30 anni è stato assegnato alla società Opatija 21 s.r.l., che avrà anche il compito di gestire il nuovo impianto dopo la sua inaugurazione.
802 posti e una struttura nuova
Il progetto del nuovo stadio è stato realizzato dalla società Herman Projekt s.r.l. e comprende il campo principale con le tribune, un terreno secondario, una superficie per il riscaldamento e una serie di strutture di supporto. Il campo principale misura 110 metri per 64, mentre il terreno secondario è stato dotato di erba sintetica conforme allo standard FIFA Quality Pro.
La tribuna dispone di 802 posti a sedere, dei quali 300 coperti. All’interno del totale sono compresi circa cento posti nelle aree hospitality e una ventina di postazioni per i giornalisti. Dietro una delle porte è stata inoltre realizzata una piccola tribuna da 45 posti, destinata ai tifosi ospiti.
La capacità non è enorme, ma è legata anche alle caratteristiche dell’area nella quale è stato costruito lo stadio. L’ampliamento della tribuna in entrambe le direzioni è infatti limitato dalla presenza di terreni privati. Allo stesso tempo, però, la nuova struttura rappresenta un salto di qualità enorme rispetto alla situazione precedente.

Spogliatoi, fitness e nuovi spazi
Sotto la tribuna si trovano gli spogliatoi della squadra di casa e degli ospiti, l’ufficio dell’allenatore della prima squadra e gli spogliatoi degli arbitri. È stato realizzato anche uno spazio separato per gli arbitri donne, oltre a una sala antidoping, la centrale termica, un’infermeria e un grande centro fitness dotato di due spogliatoi separati. Tutti gli ambienti sono climatizzati e al momento della consegna dell’impianto si è proceduto anche con il completamento degli arredi.
Le scale conducono al livello della tribuna, che si trova alla stessa altezza della strada e del centro commerciale. Da qui si accede alla tribuna, all’area VIP e al locale di ristorazione, che nei giorni senza partite potrà essere aperto anche al pubblico. Sul lato della tribuna rivolto verso Fiume si trovano invece l’ufficio del club, lo spazio destinato al fan shop, la sala di controllo e il locale per la polizia. Sono presenti inoltre i servizi igienici, altri posti VIP e il collegamento con il livello superiore, dove si trovano esclusivamente posti riservati agli ospiti VIP.
Una struttura che viene descritta come facilmente accessibile e funzionale. Forse limitata per capacità, ma difficilmente ampliabile proprio a causa dei terreni privati circostanti.
«Spero che presto potremo trasferirci»
Il presidente del club, Robert Perčić, sottolinea soprattutto il significato che il nuovo impianto ha per una società che per un anno e mezzo ha vissuto una situazione da “senza casa”. “La città di Abbazia e i nostri numerosi ragazzi meritano tutto questo. È qualcosa che avrebbe dovuto esistere da tempo, cioè che il club avesse condizioni adeguate per gli allenamenti e le partite”, ha spiegato di recente.
Il presidente ha raccontato anche di aver recentemente confrontato le fotografie del vecchio impianto con quelle della nuova struttura. “Si sarebbe sempre potuto fare qualcosa in maniera diversa, ma l’importante è che le condizioni siano quelle giuste e che finalmente potremo iniziare ad allenarci qui. Per un anno e mezzo siamo stati senza casa. Ringrazio i genitori e i ragazzi che in quel periodo hanno dimostrato comprensione. Spero che presto potremo trasferirci e iniziare a vivere nella nostra casa”.
Un club con più di 300 tesserati
Il nuovo stadio non servirà soltanto alla prima squadra. L’Opatija calcio conta infatti oltre 300 tesserati, tra cui più di 250 ragazzi impegnati nel settore giovanile. Il club dispone di dieci-undici selezioni e il nuovo impianto permetterà di migliorare sensibilmente le condizioni di allenamento.
Dietro una delle porte è stata realizzata una piccola superficie di allenamento. Un’altra area, delle dimensioni di un campo da pallamano, si trova tra i vecchi locali del club e il terreno principale. Saranno utilizzate dai circa 220 ragazzi del settore giovanile, dalla prima squadra e dai veterani. Anche queste superfici sono state ricoperte con nuova erba sintetica e sono state installate le torri faro.
Il più grande successo nella storia
Per Zdravko Šimić, ex giocatore e allenatore e oggi direttore del club, il nuovo stadio rappresenta molto più di una semplice infrastruttura. “Questo stadio è per me il più grande successo nella storia del club. I risultati arrivano e passano, mentre questo resterà dopo tutti noi. È una svolta e un punto fondamentale nello sviluppo del club verso un livello superiore. Abbiamo anche i riflettori e, inoltre, ora la pioggia non ci creerà più problemi a causa della superficie. Credo che riusciremo a soddisfare tutte le nostre esigenze. In ogni caso, sarà sicuramente molto più facile per noi rispetto al passato”.
L’Opatija è una società con una storia di 115 anni e negli ultimi anni ha vissuto una crescita importante sul piano sportivo. La scorsa stagione, considerando i risultati della prima squadra, il club era tra i migliori della Croazia. Prima della costruzione del nuovo stadio, invece, dal punto di vista delle infrastrutture non era nemmeno tra le prime dieci della Regione litoraneo-montana.
Il nuovo impianto dovrebbe quindi colmare almeno in parte una distanza che per anni era rimasta evidente tra le ambizioni sportive del club e le strutture a sua disposizione.
Il problema della licenza
Il nuovo stadio ha superato il collaudo tecnico, ha ottenuto il permesso d’uso definitivo e il terreno ha ricevuto il certificato FIFA. Ma il permesso d’uso non equivale automaticamente all’autorizzazione a disputare le partite della seconda serie croata. Per questo è necessaria la licenza della Federcalcio croata.
“Lo stadio ha superato il collaudo tecnico e siamo in attesa dei documenti. Abbiamo ottenuto il certificato FIFA per il terreno dopo che la commissione ha effettuato il sopralluogo. Quando avremo raccolto tutti i documenti, ci rivolgeremo al Dipartimento Licenze dell’HNS”, precisa Šimić.
Il dirigente è comunque fiducioso. “Tutto ciò che è stato realizzato nello stadio è stato fatto secondo i criteri dell’HNS per il livello di competizione della SuperSport Prima NL, quindi sotto questo aspetto non ci aspettiamo problemi. Credo che completeremo anche questa parte e che la nostra prima squadra potrà disputare le partite della seconda parte della stagione ad Abbazia”.
Fino a quel momento, però, la squadra continuerà a giocare a Cantrida. Ed è proprio questo il motivo per cui non si può ancora parlare forse di un ritorno completo a casa.
Il nodo dell’erba sintetica
La questione più discussa riguarda però la superficie del terreno. Il club, almeno all’apparenza, aveva chiesto che il campo principale fosse realizzato con un manto ibrido, mentre la Città ha scelto l’erba sintetica. La superficie installata ha ottenuto la certificazione FIFA, che conferma il rispetto degli standard previsti. Ma all’interno del club non tutti considerano chiusa la discussione.
Il problema non è quindi la conformità alle norme, bensì la scelta della superficie ritenuta più adatta alle esigenze della prima squadra. L’Opatija non è infatti una squadra amatoriale. Dopo la promozione dalla terza alla seconda serie, la società ha immediatamente dimostrato ambizioni importanti, arrivando a competere con il Vukovar per la promozione nella massima serie croata, la SHNL.
La richiesta di un terreno ibrido nasce proprio dall’esigenza di avere condizioni più simili a quelle che la squadra incontra in trasferta. Allenarsi quotidianamente sul sintetico e poi giocare le partite di campionato su terreni naturali o comunque molto diversi potrebbe rappresentare una situazione tutt’altro che ideale.

«È un male per i calciatori»
A criticare apertamente la scelta è stato Zoran Bogolin, allenatore e principale finanziatore della prima squadra. In una recente intervista al Novi list, Bogolin non ha usato mezze parole. “L’erba sintetica è un male per i calciatori. Per il settore giovanile può andare bene, ma per la prima squadra è fuori da ogni logica. Giochi in trasferta sull’erba naturale e in casa sul sintetico. È stata rispettata la forma, ma non si è ragionato comprendendo davvero le esigenze dello sport che utilizzerà questa struttura”, ha affermato.
Il tema quindi rimane aperto. Da una parte c’è una superficie che permette un utilizzo intensivo, che risente meno della pioggia e che può essere sfruttata più facilmente durante tutto l’anno. Dall’altra c’è la necessità di prepararsi quotidianamente su una superficie che sia il più possibile compatibile con quella utilizzata nelle partite ufficiali.
Anche la questione ambientale
Alla discussione sportiva si aggiunge quella ambientale. I campi sintetici utilizzano fibre artificiali e, in molti casi, materiale granulare di riempimento derivato dalla gomma. Sono superfici particolarmente diffuse nei Paesi caratterizzati da inverni lunghi e rigidi, dove consentono di utilizzare i terreni con maggiore continuità e rendono più semplice affrontare neve e condizioni meteorologiche difficili. Abbazia, però, si trova sul mare Adriatico e presenta condizioni climatiche molto diverse da quelle dei Paesi dell’Europa settentrionale. La scelta del sintetico ha quindi alimentato anche una discussione sulla prospettiva a lungo termine.
La Commissione europea ha indicato il materiale granulare utilizzato nei campi sportivi sintetici tra le principali fonti di microplastiche intenzionalmente aggiunte e disperse nell’ambiente. Nell’ambito delle nuove norme europee, l’immissione sul mercato di determinati materiali granulari di riempimento sarà vietata a partire dall’ottobre 2031.
Questo non significa che il campo di Abbazia non sia conforme alle normative attuali. Il terreno ha infatti ottenuto la certificazione FIFA. La questione è piuttosto se, considerando la durata dell’investimento e il costo dell’opera, sarebbe stato opportuno prendere in considerazione anche l’evoluzione futura delle normative ambientali e le esigenze specifiche della prima squadra.
La storia politica del progetto
La vicenda dello stadio ha anche una dimensione politica. Per anni il club ha chiesto alla Città di creare le condizioni necessarie per poter giocare in casa nella seconda serie del calcio croato. Durante l’amministrazione dell’ex sindaco Ivo Dujmić il progetto non era riuscito a decollare.
Successivamente, numerosi sostenitori del club, compresi soci e genitori dei ragazzi del settore giovanile, si sono impegnati a favore del cambiamento politico e hanno sostenuto Fernando Kirigin, che aveva promesso la costruzione del nuovo stadio. Kirigin è arrivato alla guida della città al secondo tentativo. Durante il primo mandato, tuttavia, il progetto non era ancora stato completato e l’Opatija ha continuato a giocare a Cantrida, sia in Prva NL sia dopo la successiva retrocessione in Seconda NL.
Un investimento pubblico
Lo stadio, dunque, è stato realizzato con denaro pubblico. Da una parte, rappresenta una promessa mantenuta nei confronti della città e dei suoi cittadini: Abbazia dispone finalmente di una struttura moderna, con spazi adeguati alla prima squadra e soprattutto al settore giovanile.
Dall’altra, rimane la discussione sulle caratteristiche dell’impianto e sulla scelta del terreno. La domanda che si potrebbe porre all’interno del club è semplice: lo stadio costruito è esattamente quello di cui l’Opatija aveva bisogno? La risposta non è univoca.
È indiscutibile che la città abbia ora una struttura incomparabilmente migliore rispetto a quella precedente. Ma resta il fatto che la prima squadra non può ancora disputare le partite di campionato in casa.
Il 2 ottobre l’inaugurazione
Ora l’appuntamento è fissato per il 2 ottobre, quando l’Opatija inaugurerà ufficialmente il nuovo stadio. La società voleva trasformare l’evento in una grande festa e puntava a invitare un avversario di prestigio. Il primo nome sul quale si sono concentrati gli sguardi era ovviamente quello del Rijeka, tradizionalmente
ospite gradito ad Abbazia.
“Quando sapremo che lo stadio avrà il via libera per essere utilizzato, in collaborazione con la Città cercheremo un avversario interessante, in modo che possa essere una vera festa e che possiamo celebrare nel modo giusto questo momento”, aveva precisato qualche settimana fa Perčić. Ed ecco l’occasione: complice la prolungata sosta in campionato per gli impegni delle nazionali, da Rujevica è arrivata la conferma: sarà il Rijeka a partecipare alla festa dell’inaugurazione del nuovo impianto a inizio ottobre.
Tra entusiasmo e discussioni
Il nuovo stadio di Abbazia nasce dunque tra entusiasmo e discussioni. Da un lato ci sono i numeri: sei milioni di euro di investimento, 802 posti, 300 seggiolini coperti, nuovi spogliatoi, centro fitness, infermeria, sala antidoping, uffici, spazi VIP, aree per i media, campi di allenamento e una struttura finalmente adeguata alle esigenze di un club che conta più di 300 tesserati. Dall’altro rimangono due questioni ancora da chiudere: la licenza della Federcalcio per le partite della Prima NL e il prolungato dibattito sul manto sintetico.
Il permesso d’uso e il certificato FIFA hanno rappresentato due passaggi fondamentali, ma non sono ancora sufficienti per consentire alla prima squadra di disputare le partite ufficiali nello stadio. Per questo, almeno nelle prime giornate della nuova stagione, l’Opatija continuerà a essere ospite di Cantrida. Il vero ritorno a casa arriverà soltanto quando sarà completata la procedura di licenza. Ma dopo decenni di attesa, il passo decisivo è stato comunque compiuto.
La ”Vecchia Signora” abbaziana, con i suoi 115 anni di storia, ha finalmente una nuova casa. Una casa dalla quale si guarda il Quarnero, con Volosca e Fiume da una parte, Veglia e Cherso sullo sfondo e il nuovo campo ai piedi della tribuna. Ora manca soltanto il via libera definitivo per trasformare quella casa in uno stadio di calcio a tutti gli effetti.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.










































