Corone e fiorini, sovrani e bagattini, talleri e zecchini: chi più ne possiede più ricco è… di conoscenza in materia di storia. Non è la storia dell’ingordigia, del potere e del possesso del vil denaro, ma tutto lo scibile insito in un pezzettino tondo di metallo. Sia di oro pregiato, di argento, bronzo, rame o zinco insignificante è quanto inciso o coniato in rilievo che finisce per tradursi in una piccola straordinaria enciclopedia della cose passate. Chi è a Pola il più ricco possessore di monete? Basta salire in cima al Colle Castello e inchinarsi al nababbo: il Museo storico e navale d’Istria. Che cosa nasconde? Una considerevole quantità di monetiere con dentro i reperti della collezione numismatica, uno splendido fondo che illustra soldo su soldo, tutti i quattrini usati come mezzi di scambio comunemente accettati per l’acquisto di beni e servizi, agendo anche come riserva di valore e unità di conto in Istria attraverso i secoli. Questa ricchezza sotto forma di monete, ma anche di banconote, cartevalori, attestati, titoli e buoni, sale dal medioevo ai giorni nostri, mentre quello che prima fu di Cesare è appannaggio del Museo archeologico istriano. Il pubblico si è potuto accorgere del tesoro celato dopo che l’istituzione museale ha deciso di inserire degli stuzzichini tramite social network (Facebook e Instagram) e lasciare intuire quanto di intrigante viene attualmente catalogato per duplicarsi sotto forma di un’incancellabile documentazione digitale, da utilizzare per le generazioni del più lontano futuro.

La storia su un palmo di mano
Nel frattempo, come si fa a stare indifferenti a tenere su un palmo della mano Napoleone Bonaparte, versione ducato d’oro, unica moneta dell’epoca francese in possesso al Museo, o la celebre coppia, Francesco Giuseppe e Sissi su tallero d’argento, oppure Giovanni Dandolo ritratto nel grosso veneziano. Il Museo “occulta” gli zecchini d’oro di Venezia, i sovrani della Monarchia Asburgica, alias dell’imperatrice Maria Teresa e via salendo di secoli e di riforme monetarie. Dai fiorini e kreuzer, nel 1892 si passa alle corone, agli heller e filler austro-ungarici. Il cambio? Due fiorini per una corona, più o meno come, la commutazione capestro, dalle kune all’euro… Il privilegio di toccare la storia viene concesso dalla giovane curatrice del fondo, Hana Žerić Šaponja, responsabile dell’importante opera di tutela che permette al denaro di casa nostra di raccontare le proprie storie preservandole nei secoli a venire. Non sembra facile capacitarsi tra tante cassettiere per monete, considerato che soltanto un completamento della catalogazione e digitalizzazione riuscirà a quantificare fino in fondo l’ammontare del tesoro numismatico.


Ecco come si spiega il perché della straordinaria importanza rivestita dal fondo. “I segni di zecca – così l’esperta in materia – anche se spesso minuscoli e apparentemente impercettibili, sono tracce essenziali che lasciano scoprire il luogo, il tempo e le circostanze di produzione della moneta. Attraverso i medesimi leggiamo la storia delle modalità di conio, della responsabilità dei maestri artigiani, degli standard di qualità che conferivano forma al denaro del loro tempo. Dietro alla storiella dei ducati d’oro ereditati si nasconde la lunga vicenda dello zecchino veneziano, moneta che dal medioevo è diventata sinonimo di affidabilità, valore e fiducia. L’esemplare della nostra collezione, coniato ai tempi dell’ultimo doge della Serenissima repubblica è testimone del legame tra il potere politico, la sacralità dei simboli e le memorie di famiglia tramandate attraverso le generazioni. La nostra collezione numismatica non è un semplice insieme di monete, bensì uno speciale archivio della quotidianità dei tempi trascorsi. Attraverso il denaro abbiamo modo di seguire i mutamenti politici, le crisi e i cambiamenti socio-economici, chi stava al potere, che simboli erano dominanti, ciascun conio reca con sè un racconto del tempo in cui è stato generato e della gente che l’ha usato”.


L’iconografia… monetaria
A noi in offerta una pietanza di conoscenze tutte da gustare attraverso una curiosissima simbologia: un galletto in rilievo su moneta è il marchio del maestro parigino Charles-Pierre de l’’Espinea, il cuoricino è l’impronta dell’italiano Vittorio Modesto Paroletti di Torino, il grappoletto d’uva appartiene al coniatore occitano Jean-Marie de Sainte-Croix di Perpignano, il martellino è la firma di Daumy di Toulouse, la testa di lupo è simbolo del maestro romano Mazzi, mentre il pescetto compare su un’infinità di monete da Genova all’Olanda.
Il lavoro del curatore del fondo numismatico, comincia dagli albori, dalle monete più “anziane” risalenti al XIII secolo, dal grosso veneziano, coniato ai tempi dei dogi Giovanni Dandolo, Jacopo Contarini e qui si contano gli zecchini i soldini i bagattini, tutto un repertorio di marciana fattura che ancora splende di metallo brillante. “Il nostro lavoro riguarda l’indagine, l’elaborazione scientifica e la conservazione. Il primo lungo viaggio è quello della ricerca, ciascun oggetto passa attraverso un’attenta esamina al fine di scoprire quanto più in merito alla sua autenticità, alla sua storia e significanza. Le lenti d’ingrandimento, l’analisi del materiale e i paragoni con gli esemplari di riferimento aiutano a riconoscere quando, dove, chi e a che scopo ha battuto e improntato moneta. I segni dell’usura svelano le vicissitudini, mentre i ‘fior di conio’ mai circolati, testimoniano le abilità tecniche e le norme dell’estetica dei tempi d’origine. L’analisi tecnica – design, incisione, dimensione e peso – fa scoprire la tecnologia di conio. Oltre che conservare e digitalizzare, riteniamo importante esibire questo fondo al pubblico.


Soldi storici su Facebook
Lo scopo è quello di avvicinare la numismatica a coloro che la incontrano per la prima volta, dimostrando che il denaro non è soltanto uno strumento di pagamento, bensì una fonte storica. É per tale motivo che stiamo ricorrendo alle reti sociali, a delle brevi pubblicazioni, a foto e raccontini con cui rivelare tante piccole curiosità. Ci aiuta nell’intento Ida Skoko e la Documentarist plus. Il serial della numismatica viene fornito a puntate dalle curatrici Katarina Pocedić, Lara Blažina e da me. Sarà anche vero che la numismatica possa sembrare una disciplina scientifica per soli addetti ai lavori, tuttavia è quando la si racconta attraverso delle storielle, che diventa comprensibile e interessante a tutti.
Il nostro obiettivo è proprio questo: connettere il lavoro professionale e la conservazione del patrimonio alle modalità di comunicazione contemporanea affinché il passato sia quanto più abbordabile al largo pubblico”, ha concluso la nostra interlocutrice.
Le collezioni numismatiche
Collezione numismatica PPMI-38231 – Dal grosso al ducato veneziano: erano monete che circolavano per tutto il Mediterraneo celebrando le glorie della Serenissima, garantendo affidabilità e qualità. Il piccolo SOLDO d’argento, preso da esempio dal Museo era onnipresente nella vita quotidiana della Repubblica marinara di fine XIV secolo. Vedi un po’ il tipo sul dritto, come il patrono, San Marco consegna il vessillo al doge Antonio Venier, in segno di legame inscindibile tra Stato, fede e potere. Il “soldo” non era categoria preziosa, quanto fondamentale per il commercio, le dinamiche di pagamento e la vita del popolo.
Collezione numismatica PPMI-37922 – Dicono dal Museo che il potere nel medioevo non andava soltanto conquistato ma anche coniato. Uno dei simboli più forti del potere veneziano era il GROSSO veneziano o Matapan. Nome acquisito dall’omonimo promontorio del Peloponneso, conquistato dopo la quarta crociata. La moneta fa apparizione nel lontano XII secolo, durante il dogado di Enrico Dandolo e viene annoverata tra le prime monete d’argento stabili nell’Europa medievale. Il soldino del nostro museo risale alla fine del XIII secolo. Sul recto, il doge Giovanni Dandolo che riceve da San Marco la licenza di amministrare la Repubblica. Sul rovescio Cristo sul trono, tanto per comunicare a tutto il Mediterraneo, che con la Serenissima non si scherza.



Collezione numismatica PPMI-35905 – L’usanza di ereditare zecchini d’oro affonda le radici nella funzione tradizionale dell’oro come riserva di valore, sicurezza (antinflazione e incertezze economiche…), e simbolo di continuità familiare. Nel XVI secolo il ducato veneziano cambia denominazione in ZECCHINO. La moneta si diffuse in tutta Europa e divenne il nome universale per tutti i denari d’oro in genere. Dal Museo di Pola la moneta coniata ai tempi di Ludovico Manin, ultimo doge veneziano. I motivi ritratti sul dritto e sul rovescio poggiano ancora una volta sulla lunga tradizione iconografica nel raffigurare l’autorità veneziana, sacra e profana.
Collezione numismatica Il ducato di Napoleone, 1812 – In ogni moneta c’è un racconto. Talune ci conquistano con il loro contesto storico, altre per l’eccezionale lavorazione artistica. Il DUCATO del Bonaparte fa da esempio in entrambi i casi. Sul dritto la testa del conquistatore incorniciata d’alloro, sul rovescio i simboli della forza, del potere e dell’ambizione francese dell’epoca. La complessità dell’oggettino scaturisce dai minuscoli dettagli, soprattutto dal segno di zecca del gallo, che smaschera l’autore di cotanta autentica raffinatezza: Charles-Pierre de l’Espinea, maestro parigino.
Collezione numismatica PPMI-N-509 – Grande, pesante (come l’impero), e lavorato in argento fine e puro: è il TALLERO. Oggetto di massima fiducia nel denaro e valuta chiave della mitteleuropa durante la Monarchia Asburgica. L’esemplare di categoria risale al 1824, coniato sotto Francesco I, nel periodo di stabilizzazione del sistema monetario, dopo la bufera delle guerre napoleoniche. Sul dritto il ritratto dell’imperatore, sul rovescio lo stemma imponente dell’acquila bicipite, simbolo della continuità del potere di stato. Per peso e preziosità insita nell’argento, il tallero nel XIX secolo non era importante soltanto nella quotidianità, bensì anche nel commercio internazionale
Il FIORINO di Francesco Giuseppe I anno 1890 – I fiorini di Francesco Giuseppe venivano coniati in oro finissimo in base a severi standard di produzione. Largamente in uso commerciale su scala internazionale, erano anche una forma di risparmio, come pure preziosità solenni e da donazione. Oggi sono la testimonianza dei fasti e della stabilità economica dell’epoca monarchica. In detto caso, sul soldino esposto dal Museo, oltre all’imperatore, anche lo stemma dell’Ungheria, con la corona del protettore della nazione magiara, Santo Stefano.
Collezione numismatica N-516 – A noi il bellissimo zecchino o GULDEN, utilizzato non solo per pagare ma anche per ricordare. Nel 1879, il conio memoriale ha celebrato il 25esimo anniversario di nozze dell’imperatore Francesco Giuseppe I e dell’imperatrice Elisabetta, ovvero Sissi, Roba da Vip e cronaca mondana. Sul recto i ritratti della coppia regale con nomi e titoli, sul verso l’antica dea della Fortuna, personificazione della felicità e del destino.
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