Il 2025 della politica sociale in Croazia si chiude sotto il segno di due grandi questioni irrisolte: l’emergenza del femminicidio, esplosa in modo drammatico negli ultimi mesi dell’anno, e una stagione di riforme che ha inciso profondamente sul sistema pensionistico e sull’assistenza sociale, tra luci e ombre.
Il problema del femminicidio ha attraversato l’intero 2025 fino a culminare, alla fine dell’anno, con quattro donne uccise in poche settimane. In totale, in Croazia, sono state assassinate 19 donne, un numero che ha scosso l’opinione pubblica e riportato al centro del dibattito la capacità dello Stato di prevenire la violenza di genere.
Associazioni e deputate hanno insistito su un punto chiave: il femminicidio non è un atto improvviso e imprevedibile, ma un crimine che spesso è annunciato da segnali chiari e quindi prevenibile. Secondo loro, il governo non avrebbe garantito un quadro normativo e strategico sufficientemente efficace per proteggere le donne.
Il difensore civico per la parità di genere, Višnja Ljubičić, ha parlato della necessità urgente di cambiamenti strutturali, sottolineando come polizia, magistratura e persino l’ambiente familiare e sociale troppo spesso non colgano i campanelli d’allarme che precedono l’escalation della violenza, scrive l’agenzia Hina.
Le richieste di dimissioni e la risposta delle istituzioni
La pressione politica è cresciuta rapidamente. La Rete delle donne croate ha chiesto le dimissioni del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marin Piletić e del ministro dell’Interno Davor Božinović. Dal Parlamento, il presidente Gordan Jandroković ha promesso nuovi passi sul fronte della prevenzione e ha auspicato pene più severe per i responsabili di violenze.
Una linea, questa, non condivisa dal ministro della Giustizia Damir Habijan, secondo il quale le sanzioni previste per il femminicidio sono già al massimo consentito dalla legge. A suo avviso, il nodo centrale resta la prevenzione e l’educazione.
Il premier Andrej Plenković ha ricordato che la Croazia è uno dei pochi Paesi dell’Unione europea ad aver introdotto il femminicidio come reato specifico nel Codice penale, invitando i giudici a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per punire severamente i colpevoli e, soprattutto, per evitare che uno stalker o un maltrattante si trasformi in un assassino.
Un nuovo piano nazionale contro la violenza
Sotto la pressione dei fatti, il ministro Piletić ha annunciato e poi approvato, nell’ultima fase dell’anno, un nuovo Piano nazionale per il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la protezione e il sostegno alle vittime e rendere più efficaci gli interventi nei confronti dei responsabili. Alle accuse di non aver tutelato adeguatamente le donne contro la violenza di genere, il ministro ha risposto sostenendo che il messaggio del governo è chiaro: nessuna forma di violenza è giustificabile.
La riforma delle pensioni e il cosiddetto tredicesimo assegno
Accanto a questa emergenza, il 2025 è stato anche l’anno della riforma pensionistica. ILa nuova Legge sull’assicurazione previdenziale, entrata in vigore a luglio, ha introdotto un supplemento annuale alla pensione, la cui prima erogazione è partita il 19 dicembre. Pur essendo spesso definito come una tredicesima, l’importo non corrisponde a una mensilità piena, ma è legato esclusivamente agli anni di contributi. Per quest’anno si tratta di 6 euro per anno di servizio, una cifra inferiore alle aspettative delle associazioni dei pensionati.
È cambiata anche la formula di adeguamento delle pensioni, passata dal rapporto 70 a 30 all’85 a 15 tra salari e inflazione, scegliendo di volta in volta l’indice più favorevole. Una modifica che dovrebbe garantire una crescita più adeguata degli assegni.
Sono stati inoltre raddoppiati, da sei a dodici mesi, i contributi figurativi per ogni figlio nato o adottato e ampliati i diritti per gli affidatari di lungo periodo. Aumentata la pensione minima, ridefinito il sistema di bonus e aboliti i controlli obbligatori per gli invalidi. Alcune misure, come l’eliminazione delle penalizzazioni, entreranno però in vigore solo dal primo gennaio.
Assistenza sociale e nodi irrisolti
Nel corso dell’anno è stato approvato anche il piano operativo per lo sviluppo dell’assistenza a lungo termine fino al 2030, con l’obiettivo di rispondere all’invecchiamento della popolazione e ridurre il ricorso alle strutture residenziali. Una modifica alla legge sull’assistenza sociale ha facilitato l’assunzione di personale qualificato, accorciando i periodi di tirocinio e favorendo contratti a tempo indeterminato.
Molto più problematico si è rivelato il capitolo dell’assegno inclusivo. Migliaia di persone con disabilità attendono per mesi una decisione, e oltre 15.000 sono morte senza ricevere né una risposta né il sostegno economico previsto dalla legge. Le critiche hanno colpito la gestione del sistema, accusato di non essere stato adeguatamente preparato e di aver sottovalutato il numero dei beneficiari e i costi.
Anche il Difensore civico per le persone con disabilità, Darijo Jurišić, ha segnalato un’ondata di reclami per la lentezza delle procedure e per l’entità delle somme riconosciute. Il ministro Piletić ha difeso l’operato del governo, sostenendo che i processi sono in fase di accelerazione e che gli importi sono comunque superiori a quelli precedenti.
La decisione della Corte costituzionale sull’assistenza personale
A fine anno è arrivata infine una decisione destinata a far discutere: la Corte costituzionale ha annullato alcune disposizioni della legge sull’assistenza personale, giudicate discriminatorie e troppo restrittive. Per l’associazione Sjena si tratta di una vittoria storica per i diritti delle persone con disabilità. Di parere opposto la federazione SOIH, che teme una sovrapposizione dei servizi e una riduzione della disponibilità di assistenti.
La sentenza ha riacceso le richieste di dimissioni del ministro Piletić, avanzate sia da associazioni sia da deputati dell’opposizione. Il ministro ha assicurato il rispetto della decisione, ribadendo che le dimissioni sono sempre un’opzione. Dal canto suo, il governo ha confermato la fiducia nel ministro e annunciato un intervento temporaneo tramite decreto per correggere alcuni aspetti della legge, in attesa di soluzioni strutturali.
Il bilancio di fine anno restituisce così l’immagine di una politica sociale attraversata da riforme ambiziose ma anche da profonde fragilità, con il femicidio che resta la ferita più dolorosa e urgente da sanare.
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