La compagnia energetica ungherese MOL è intervenuta sul lungo contenzioso con la Croazia relativo alla gestione della Ina, dopo la recente decisione arbitrale internazionale favorevole alla Croazia sul piano economico ma, secondo MOL, significativa anche sul fronte delle accuse di corruzione.
In una nota diffusa all’indomani della sentenza, la società ungherese ha sostenuto che il tribunale arbitrale con sede in Svizzera abbia nuovamente respinto le accuse secondo cui il presidente e amministratore delegato del gruppo, Zsolt Hernádi, avrebbe corrotto l’ex premier croato Ivo Sanader per ottenere il controllo gestionale di INA nel 2009. “Il tribunale ha stabilito all’unanimità che la Croazia non è riuscita a dimostrare le accuse di corruzione”, ha dichiarato la MOL nel comunicato ufficiale.
Il nodo della testimonianza di Ježić
Secondo la compagnia ungherese, uno degli elementi centrali della decisione arbitrale sarebbe stato il forte scetticismo espresso dai giudici internazionali nei confronti della credibilità di Robert Ježić, principale testimone dell’accusa croata.
La MOL sostiene che si tratti del terzo organismo internazionale ad aver respinto le accuse di corruzione formulate da Zagabria, ricordando anche le precedenti decisioni del Tribunale federale svizzero e dell’Interpol. La società ha sottolineato che il tribunale arbitrale avrebbe implicitamente preso le distanze dalle sentenze dei tribunali croati, che avevano invece condannato Sanader e Hernádi sulla base, in larga parte, della testimonianza di Ježić.
I tribunali croati hanno infatti condannato in via definitiva Sanader per aver ricevuto tangenti dala MOL, mentre Hernádi è stato giudicato colpevole in contumacia.
Allo stesso tempo, la compagnia ungherese ha ammesso che il tribunale arbitrale ha respinto anche la sua richiesta di risarcimento nei confronti della Croazia.
La controversia riguardava il business del gas di INA e alcuni accordi sottoscritti all’epoca dal governo guidato da Jadranka Kosor.
Secondo la MOL, la Croazia avrebbe violato precedenti accordi sul settore del gas, ma il tribunale ha ritenuto che alcune clausole relative alle royalties minerarie fossero incompatibili con il diritto croato vigente, nonostante gli accordi fossero stati approvati ufficialmente dallo Stato.
La reazione della procura croata
Nella giornata precedente, la Procura di Stato croata aveva annunciato che la Croazia aveva vinto l’arbitrato commerciale contro la MOL e che tutte le richieste economiche della compagnia erano state respinte. Il tribunale ha inoltre ordinato a MOL di rimborsare circa 775 mila euro di spese processuali allo Stato croato, con interessi inclusi.
La vicenda rappresenta uno dei più lunghi e delicati conflitti politici, energetici e giudiziari nella storia recente croata, iniziato durante il governo Sanader e mai realmente chiuso.
Il ministro: “Ora si pensi allo sviluppo della Ina”
Dopo la decisione arbitrale è intervenuto anche Ante Šušnjar, che ha pubblicamente ringraziato la procura croata per “la tutela degli interessi nazionali”. Secondo il ministro, la sentenza dovrebbe ora aprire una nuova fase nei rapporti tra gli azionisti della Ina, concentrata su investimenti, crescita della produzione e sicurezza energetica regionale. Šušnjar ha anche evocato la possibilità di un ritorno operativo della compagnia in Siria, qualora si creassero condizioni economiche e di sicurezza adeguate.
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