La luce che racconta la fede: le vetrate di Cantrida

Il parroco della Chiesa fiumana di Sant'Antonio di Padova, Vjekoslav Kovač e il restauratore Robert Mijalić, illustrano come arte e comunità si incontrano nella nuova opera posizionata all'ingresso dell'edificio. Altre tre vetrate saranno poste entro la fine del 2026 sulla facciata meridionale

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La luce che racconta la fede: le vetrate di Cantrida

Dalla loro comparsa nelle grandi cattedrali gotiche del XII secolo, le vetrate istoriate hanno assunto un ruolo centrale nell’architettura sacra europea, divenendo una delle forme artistiche più raffinate per coniugare teologia, luce e immagine. Non erano semplici elementi decorativi: la loro funzione era quella di trasformare la luce naturale in un linguaggio simbolico, in un racconto visivo capace di istruire, commuovere e orientare spiritualmente i fedeli. Attraverso mosaici di colori, legature di piombo e superfici traslucide, le vetrate narravano episodi biblici, celebravano santi e illustravano la storia della salvezza, diventando un vero e proprio “catechismo per immagini” rivolto anche a chi non sapeva leggere.

Con il passare dei secoli, la tecnica vetraria ha attraversato fasi di grande splendore e successivi periodi di declino, fino a conoscere una rinascita tra XIX e XX secolo, quando lo sviluppo delle arti applicate e del restauro storico ha riportato l’attenzione sulla luminosità narrativa dei vetri colorati. Ancora oggi, soprattutto nelle chiese del Vecchio Continente, la vetrata rimane un medium privilegiato, capace di unire l’eredità della tradizione cristiana con la sensibilità degli artisti moderni, mantenendo intatto quel carattere di “luce trasfigurata” che da sempre ispira la devozione dei fedeli. Ogni vetrata è, in fondo, un ponte tra passato e presente, un dialogo tra maestri artigiani, artisti e comunità, che trova nella luce la propria voce più autentica.

Dono della compianta Iva Kvesić

In questo solco secolare si inserisce la nuova vetrata dedicata a Sant’Antonio di Padova, patrono di Cantrida, storico rione di Fiume, che da qualche mese arricchisce la chiesa parrocchiale con un’opera che intreccia arte, devozione e identità comunitaria. La scelta del soggetto non è casuale: il santo è infatti legato storicamente e spiritualmente alla comunità locale, ai connazionali che vi abitano; è un simbolo di fede, protezione e continuità culturale. La sua immagine diventa quindi un veicolo non solo estetico, ma identitario, capace di trasmettere valori condivisi di solidarietà, pietà e memoria.

Lo scorso ottobre sono stati completati i lavori per la collocazione della vetrata dedicata a Sant’Antonio nella chiesa che nel 2030 celebrerà un secolo dalla sua istituzione. I lavori erano iniziati nel giugno di quest’anno. La vetrata è un dono della famiglia della compianta Iva Kvesić, che nutriva una profonda devozione per Sant’Antonio e che ogni martedì, a lui dedicato, digiunava e pregava per nuove vocazioni sacerdotali e religiose. È mancata martedì 5 ottobre 2024, all’età di 77 anni, e le esequie si sono celebrate anch’esse martedì, 12 ottobre 2024.

“Tutta la sua vita è stata in qualche modo accompagnata dal martedì di Sant’Antonio, il santo venerato nel mondo intero. Sant’Antonio, sostienila con la tua intercessione perché contempli il volto del Padre celeste”, aveva detto nell’occasione il parroco Vjekoslav Kovač, esprimendo gratitudine per il dono della famiglia Kvesić insieme al nipote, don Kristijan Zeba.

L’ideazione e la realizzazione della vetrata sono state curate dal parroco in collaborazione con Robert Mijalić, restauratore e conservatore specializzato in arte vetraria. “Rendiamo grazie a Dio e a Sant’Antonio per quest’opera nobile, che da oggi arricchisce la facciata sopra il portale della chiesa, e la cui immagine benedirà e accompagnerà quanti entreranno nella chiesa di Cantrida”, aveva aggiunto Kovač.

Dall’ideazione alla realizzazione

Incuriositi dell’opera artistica che dà il benvenuto a chiunque entri nella chiesa fiumana di Sant’Antonio di Padova, abbiamo trascorso qualche ora con l’ideatore della vetrata – il parroco Vjekoslav Kovač e l’artista che l’ha realizzata – il prof. Robert Mijalić.
Accolti nella chiesa di Cantrida, in questo periodo natalizio, siamo stati ricevuti dal parroco Kovač, che con grande cordialità ci ha introdotto alla storia della nuova vetrata, illustrandone la genesi e il significato. Con un’attenzione quasi da storico dell’arte, Kovač ha ripercorso l’intero processo creativo: dalle prime riflessioni maturate all’interno della comunità parrocchiale alla scelta del soggetto iconografico, dalla collaborazione con il restauratore e maestro vetraio Robert Mijalić fino alle fasi finali dell’installazione. La luce dei nuovi vetri, ci ha spiegato, non solo illumina la navata, ma accompagna visivamente i fedeli lungo il percorso della loro esperienza spirituale.

La vetrata presenta Sant’Antonio in una posa solenne e meditativa, con il tradizionale giglio bianco, simbolo di purezza, la Bibbia e Gesù Bambino tra le mani, immerso in una luce filtrata dai toni del rosso e del dorato, che crea un effetto quasi tridimensionale. Il fondo dai colori caldi e i dettagli nei verdi e negli azzurri evocano uno spazio celestiale, mentre la raffinatezza dei contorni e la cura nella modellazione dei volti richiamano la tradizione rinascimentale, pur reinterpretata in chiave contemporanea. L’opera non si limita a un valore estetico: la luce che attraversa i vetri trasforma la navata in un luogo contemplativo, facendo della vetrata un vero strumento di meditazione visiva e spirituale. In questo senso, il lavoro di Mijalić non è solo artigianato, ma una vera e propria preghiera visiva.

Le spiegazioni di Kovač hanno messo in luce come l’opera non sia soltanto un arricchimento della facciata, ma anche un segno della devozione del rione di Cantrida verso il suo patrono. Il parroco non si ferma qui. Altre tre vetrate saranno poste entro la fine del 2026 sulla facciata meridionale della chiesa: la prima sarà dedicata a San Giuseppe, la seconda a San Vincenzo e la terza ai Sacri Cuori di Gesù e Maria.

Una tradizione secolare

La devozione a Sant’Antonio di Padova, profondamente radicata anche nell’identità storica di Cantrida, è praticata dai fedeli in tre modi: osservando i martedì a lui dedicati (perché fu sepolto martedì 17 giugno 1231, giorno segnato da numerosi prodigi), portando con sé la sua medaglietta, immagine o statuetta, e offrendo doni per il “pane di Sant’Antonio” a beneficio dei poveri. “Sostenere i bisognosi significa compiere un’opera di misericordia e di fratellanza, preziosa agli occhi di Dio”, ha ricordato Kovač, sottolineando che ogni martedì, nella chiesa di Cantrida, si tiene l’adorazione eucaristica per l’intera giornata davanti al Santissimo Sacramento esposto. Inizia alle ore 8 e si conclude con la messa delle 18.30.

Particolarmente solenni sono i 13 martedì di preparazione alla festa del Santo, un tratto distintivo dell’unica chiesa fiumana dedicata a lui. Nel giorno della celebrazione, il 13 giugno, la statua di Sant’Antonio viene portata in processione attorno alla chiesa dopo la solenne benedizione dei gigli e dei bambini.



Dimensione spirituale

A spiegarci come è nata l’opera dal punto di vista artistico è stato il prof. Robert Mijalić, docente all’Accademia di Arti applicate di Fiume. Tra schizzi, vetri colorati e strumenti di lavoro, Mijalić ci ha accolti nella sua aula universitaria invitandoci a osservare da vicino il suo mondo. La sua voce è stata piena di convinzione: “La mia fede è molto importante. Quello che faccio non è solo un incarico professionale, ma nasce da un principio profondo. Ogni gesto, ogni volto, ogni scena che realizzo, trasmette un messaggio che va oltre l’estetica”. La fede, ha ricordato, permea anche il suo insegnamento: molti dei suoi studenti frequentano la chiesa, e questo arricchisce la loro capacità di comprendere l’arte sacra.

“Non si tratta di imporre nulla, ma di trasmettere rispetto, sensibilità e attenzione per la dimensione spirituale delle opere”, ha aggiunto.

Le vetrate, ha illustrato Mijalić, hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’arte sacra europea. Dai cicli medievali delle grandi cattedrali gotiche ai maestri rinascimentali, il vetro colorato non era solo decorazione, ma strumento narrativo. La luce che filtra attraverso i pannelli raccontava storie bibliche, moralità e virtù ai fedeli, molti dei quali erano analfabeti. Nei secoli, la tecnica si è affinata, combinando sapienza artigiana, conoscenza dei pigmenti e sensibilità estetica. “Le vetrate non sono solo estetica – ha spiegato Mijalić –. Ogni scena, ogni gesto, ogni volto deve essere compreso a fondo”.

L’apporto della prof.ssa Erna Toncinich

La formazione artistica di Mijalić ha radici profonde. Fin da giovane ha frequentato la sezione di pittura della “Romolo Venucci”, attiva in seno alla Comunità degli Italiani di Fiume e all’epoca guidata dalla compianta prof.ssa Erna Toncinich. “La figura di Erna Toncinich è stata fondamentale – ha espresso orgoglio – mi ha permesso di sviluppare sensibilità artistica e tecnica, preparandomi per l’Accademia di Belle Arti di Zagabria. Il gruppo ‘Romolo Venucci’ mi ha offerto strumenti e materiali, ma soprattutto facevo parte di una comunità di persone appassionate di arte”. L’Accademia gli ha dato solide basi di pittura, senza che però la tecnica di lavorazione artistica del vetro fosse ancora parte del suo bagaglio: la scoperta di questa forma d’arte è arrivata più tardi, attraverso l’incontro con la comunità ecclesiastica di Viškovo e la formazione in laboratori in Italia e Germania.

“È stata la Provvidenza – ha ricordato –. Non conoscevo nulla di questa tecnica, ma ho seguito corsi, imparando a combinare il vetro con i pigmenti e la cottura. È stato un passaggio fondamentale, che ha trasformato il mio percorso artistico”.

Il parroco Vjekoslav Kovač

La vetrata di Cantrida è un trittico complesso: il santo centrale, i bambini, la basilica di Padova e la famiglia inginocchiata davanti al Sacratissimo. Inoltre, riporta la scritta “Rimokatolička župa sv. Antuna Padovanskog” (Parrocchia cattolica di Sant’Antonio di Padova). “Il problema maggiore era armonizzare tutti gli elementi – ha aggiunto Mijalić –, ho cercato di dare risalto ai personaggi principali, lasciando lo sfondo armonioso e senza sovrastare la scena”. La fase di progettazione è stata lunga, con schizzi che richiedono anche una settimana intera, mentre la realizzazione tecnica procede più spedita.

Un ponte tra passato e presente

Parallelamente, Mijalić si dedica al restauro di vetrate storiche. “I pigmenti e il vetro non sono cambiati molto nei secoli. Per restaurare occorre la stessa attenzione che metto nelle mie opere. Dal 2007 mi occupo regolarmente di restauri, affinando competenze e sensibilità”. Il restauro diventa così un ponte tra passato e presente, capace di trasmettere memoria artistica e spirituale alle nuove generazioni. Mijalić da dodici anni insegna Vetro e Pittura all’Accademia, trasmettendo competenze tecniche ma anche sensibilità artistica e spirituale. Gli studenti mostrano interesse per l’arte sacra, e la loro esperienza personale della fede rafforza la capacità di leggere le immagini con profondità. “È un privilegio guidare giovani artisti in questo percorso”, si è detto grato.

Per Mijalić, arte e fede sono intrecciate in ogni fase del lavoro. “Quando dipingo drappeggi, volti o sfondi, sento che la mia arte diventa una forma di preghiera. Ogni gesto è legato a qualcosa di più grande”. Il suo consiglio ai giovani artisti e restauratori è chiaro: “Servono pazienza, dedizione e rispetto per la tradizione. L’arte sacra richiede tempo e profondità interiore”.

A Cantrida, la luce dei vetri di Mijalić non illumina solo le navate della chiesa, ma la vita spirituale della comunità. La vetrata di Sant’Antonio diventa un legame tra passato e presente, tra devozione e vita quotidiana. La fede, per Mijalić e i suoi studenti, non è concetto astratto: è pratica quotidiana, esperienza condivisa e motore creativo, capace di connettere arte, storia e devozione in un’unica armonia luminosa.

Robert Mijalić, dall’insegnamento alla conservazione del patrimonio artistico sacro

Il prof. Robert Mijalić

Robert Mijalić è un artista e restauratore con una carriera che intreccia creazione, conservazione e insegnamento. Ha completato la sua formazione di pittore accademico all’Accademia di Belle Arti di Zagabria, specializzandosi in ritratti, nature morte e figure. Dopo la laurea, Mijalić affronta le prime esperienze professionali come insegnante e tecnico luci, sperimentando anche la pittura all’aperto e sviluppando uno stile personale. La scoperta della tecnica delle vetrate, inizialmente sconosciuta, è stata per lui un incontro provvidenziale: grazie a corsi in Italia e Germania ha imparato a lavorare il vetro, combinandolo con i pigmenti e la cottura, e a trasformare la luce in narrazione artistica.
Nel corso di oltre quindici anni, Mijalić ha realizzato più di cento vetrate per chiese di tutta la Croazia – tra cui la cattedrale di San Giacomo di Sebenico e quella di Zagabria, dedicata all’Assunzione di Maria e ai due re Stefano I e Ladislao I – affrontando anche complesse operazioni di restauro in edifici storici come monasteri e conventi. Nel 2007 ha superato l’esame professionale diventando restauratore-conservatore di vetrate, confermando così la sua competenza nella conservazione del patrimonio artistico sacro. Insegna all’Accademia di Arti Applicate di Fiume coinvolgendo gli studenti in progetti concreti, come restauri e nuove realizzazioni, offrendo loro l’opportunità di confrontarsi con la pratica reale e con la complessità della conservazione dei materiali storici. Attraverso il suo operato, Mijalić unisce la profondità della tradizione, la luce del vetro e la sensibilità contemporanea, arricchendo spazi sacri e comunità e guidando i giovani artisti a comprendere la profondità dell’arte sacra, il valore della fede e la bellezza della luce trasformata in immagine.

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