Il patron del Rijeka: «I giocatori preferiscono la Serie B italiana al nostro campionato»

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Il patron del Rijeka: «I giocatori preferiscono la Serie B italiana al nostro campionato»
Damir Mišković festeggia la conquistata del doblete Coppa-Campionato nella stagione 2024/2025. Foto Roni Brmalj

Alla vigilia della sfida d’andata del secondo turno preliminare di Champions League contro il Ludogorets (martedì, 22 luglio, ore 20.45, stadio Rujevica), il presidente del Rijeka, Damir Mišković, ha lanciato un duro atto d’accusa nei confronti dello stato del calcio croato. In un’intervista concessa all’unico quotidiano sportivo in Croazia – Sportske novosti -, il patron ha espresso tutta la sua frustrazione di fronte alle difficoltà incontrate nel costruire una rosa competitiva per le competizioni europee.

“Devo dire qualcosa di cui non ho mai parlato così apertamente”, ha esordito Mišković. “In Croazia sentiamo sempre ripetere: dobbiamo comprare dei rinforzi! Ma quali rinforzi? La nostra è una lega di sviluppo, non possiamo attrarre campioni affermati”.

Secondo il presidente del Rijeka, la Serie B italiana è oggi più attraente della massima divisione croata (SHNL) per i calciatori europei: “Vado spesso in Italia, da presidenti che conosco bene, e chiedo loro qualche giocatore. Ma quei giocatori non vogliono venire in Croazia, nemmeno se il club d’origine è disposto a pagare loro stipendi da 600.000 a un milione di euro l’anno. Preferiscono la Serie B. È questa la verità”.

Mišković non nasconde l’amarezza: “I giocatori che sogniamo non verranno in Croazia. Nemmeno la Dinamo riesce a portarli, figuriamoci noi. L’unico modo realistico per migliorare è puntare sui giovani di talento, preferibilmente del nostro stesso bacino linguistico e culturale, e sperare che diventino dei veri rinforzi nel tempo. Tutto il resto sono favole”.

La sua visione è chiara e pragmatica: “Preferisco prendere un ragazzo con potenziale dalla regione, piuttosto che un giocatore ‘logoro’ da qualche seconda divisione estera. Prendere calciatori dalla Segunda División spagnola o dalla Ligue 2 francese non ha senso, a meno che non siano profili giovani e in crescita”.

L’importanza dei preliminari europei

Nel frattempo, il Rijeka si prepara per la doppia sfida con il Ludogorets, una delle squadre più esperte nei preliminari europei. “Sono una squadra seria, ma lo siamo anche noi”, ha dichiarato Mišković. “Hanno il vantaggio di aver già giocato partite ufficiali, noi ancora no. Ma giochiamo in casa e daremo il massimo. Non serve filosofeggiare troppo: dobbiamo lottare”.

Due dei nomi più chiacchierati, Toni Fruk e Stjepan Radeljić, resteranno sicuramente fino alla fine dei turni preliminari. “Li abbiamo trattenuti appositamente. Per noi è fondamentale essere il più forti possibile in questa fase. Dopo, si vedrà”.

Il centrocampista Toni Fruk, miglior giocatore dell’ultima stagione in SHNL, è destinato a diventare la cessione più ricca della storia del Rijeka, secondo Mišković: “Mi aspetto che superi il record di Kramarić (9,5 milioni di euro per il passaggio agli inglesi del leicester, ndr). Se sarà il mercato a dirlo, bene. Ma questo ragazzo lo merita. Abbiamo fatto un investimento importante riscattando il 50% dei suoi diritti dalla Fiorentina, per una cifra vicina ai 3,5 milioni di euro. Ora non ha senso venderlo prima di questi preliminari europei. Sarebbe una mossa autodistruttiva, sia per lui che per il club. Chi lo vorrà, lo vorrà anche ad agosto”.

Anche Stjepan Radeljić, difensore centrale, è stato cercato dalla Dinamo Zagabria, ma senza successo. “Non c’è alcuna tensione con la Dinamo”, ha spiegato Mišković. “Semplicemente, abbiamo una valutazione divers* del giocatore. È stato il miglior centrale dell’intera lega, e il prezzo che chiediamo è coerente con il suo rendimento”.

L’obiettivo europeo: anche la Conference League andrebbe bene

Sebbene il sogno si chiami Champions League, Mišković non si fa illusioni: “Sognare è lecito, e sì, sogno la Champions. Ma so bene quanto sia difficile. Se non ci riusciremo, non sarà una tragedia. Vogliamo almeno la Conference League, sarebbe già un traguardo importante per noi, per i tifosi e per tutto il calcio croato”.

Il patron ha però una certezza: “Essere in Europa è essenziale”. Dobbiamo concentrarci su questo. Ma se non dovessimo farcela, la domenica dopo si giocherà comunque. Il calcio non si ferma. Allenatori, staff e giocatori vivono per queste occasioni. Diamogli fiducia”.

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