La Radiotelevisione croata (HRT) celebra quest’anno un doppio anniversario di grande rilievo: cent’anni dalla prima trasmissione radiofonica, andata in onda il 15 maggio 1926, e i settant’anni della televisione (HTV), inaugurata il 15 maggio 1956. Due date che non segnano soltanto tappe tecnologiche, ma raccontano un secolo di storia condivisa. Con professionalità, competenza e passione – grazie al lavoro di generazioni di giornalisti, tecnici, manager e maestranze – l’emittente ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista nei momenti cruciali della vicenda collettiva del Paese. In questi decenni, il servizio pubblico ha contribuito in modo significativo alla costruzione dell’identità nazionale, accompagnando i cittadini con informazione, cultura e intrattenimento. Ha unito il Paese nei passaggi più delicati e rappresentato la Croazia nel mondo.

Oggi, in un panorama mediatico attraversato da trasformazioni rapide e profonde, la sua funzione resta centrale. In un contesto segnato dalla crescente disinformazione e dalle sfide poste dalle nuove tecnologie, il ruolo di un servizio pubblico autorevole appare più che mai decisivo. Guardando al futuro, l’HRT intende rafforzare questa missione, coniugando tradizione e innovazione. Negli ultimi anni, l’azienda ha ampliato la propria offerta affiancando ai programmi televisivi e radiofonici una gamma articolata di servizi digitali. Tra questi spicca la piattaforma HRTi. Un’evoluzione che ha avvicinato il servizio pubblico alle nuove generazioni, intercettandone linguaggi e abitudini di fruizione, senza rinunciare alla qualità.
Informare, intrattenere, ma anche contribuire a una società più consapevole: è questa la sfida che l’HRT si trova oggi ad affrontare. Una sfida che tocca temi cruciali – identità, pluralismo, innovazione, rapporto con la diaspora e con le minoranze – e che, alla vigilia delle celebrazioni, abbiamo approfondito con il direttore generale Robert Šveb.
DA GUINNESS DEI PRIMATI
Che cosa significa per lei personalmente essere alla guida di un’istituzione con una tradizione così lunga e ricca, recentemente entrata anche nel Guinness dei primati?
“Trovarmi alla guida della Radiotelevisione croata nell’anno in cui celebriamo i 100 anni della radio e i 70 anni della televisione è per me, prima di tutto, un grande onore ma anche una responsabilità. Non celebriamo soltanto il giubileo di un’istituzione, bensì un secolo in cui l’HRT, da cronista silenzioso, ha registrato la storia croata, custodito la lingua e la cultura e testimoniato tutte le nostre ascese, crisi e svolte.
Quando rifletto sul nostro passato penso a generazioni di persone che hanno creato programmi in condizioni molto più difficili rispetto a quelle odierne. Dai primi trasmettitori radiofonici di bassa potenza a Zagabria, passando per gli anni contrassegnati dalla guerra, fino all’era digitale e dell’intelligenza artificiale. Da questo punto di vista, il mio mandato è soltanto un breve capitolo in un libro molto più grande. Quest’anniversario non appartiene né a me né ai miei predecessori: è dedicato a tutte le cittadine e a tutti i cittadini croati, a tutti coloro che hanno vissuto l’HRT come parte della propria casa.
L’ingresso nel Guinness dei primati è una bella conferma di continuità, che dimostra nel modo migliore che non abbiamo mai smesso di svolgere la nostra missione, da cent’anni a questa parte. Ma per me è ancora più importante ciò che non è possibile registrare nel Guinness: la fiducia del pubblico. Se l’HRT riuscirà anche nei prossimi cent’anni a rimanere la fonte alla quale i cittadini si rivolgono, perché è fondamentale che l’informazione sia esatta e imparziale, allora continueremo a giustificare la ragione della nostra esistenza”.

La Radiotelevisione croata ha avuto un ruolo estremamente importante nei momenti più difficili della storia moderna croata, in particolare durante la Guerra patriottica. I programmi dell’HRT ebbero allora una forte funzione sociale e morale, ma furono pagati a caro prezzo, comprese vite umane. Come vi rapportate oggi a questa eredità difficile ma che vi rende onore?
“È vero, si tratta di una tradizione dell’HRT di cui siamo estremamente orgogliosi. Durante la Guerra patriottica l’HRT non era soltanto televisione e radio, era la voce della speranza, la nostra finestra sul mondo e fonte fondamentale di informazioni per le persone che difendevano letteralmente a rischio della vita la propria casa. I nostri reporter, operatori e tecnici erano in prima linea a fianco dei difensori. Purtroppo alcuni di loro non sono tornati a casa. I loro nomi sono iscritti per sempre nella storia di questa casa e dello Stato croato. Li ricordiamo ogni anno e non si tratta solo di una cerimonia protocollare, bensì di un richiamo alla responsabilità della parola pubblica e al suo ruolo decisivo nei momenti più difficili.
Il loro sacrificio ci obbliga ancora oggi a lavorare con la massima responsabilità, senza superficialità né sensazionalismo. E per questo che oggi portiamo avanti questa tradizione in due direzioni. La prima è la tutela e la digitalizzazione dell’archivio di guerra, la produzione di documentari e di programmi che spieghino alle giovani generazioni perché la Guerra patriottica è fondamentale per comprendere la Croazia moderna. La seconda è la professionalità quotidiana. In un’epoca di disinformazione e clic veloci, il nostro dovere è restare quella stessa fonte affidabile a cui si crede nei momenti più difficili, proprio come succedeva negli anni Novanta”.
UN SERVIZIO INTEGRATO
Gli anniversari sono un’occasione per celebrare i successi del passato, ma anche per riflettere sul futuro. In un’epoca di cambiamenti tecnologici rapidi, contraddistinta dall’intelligenza artificiale e dalle trasformazioni nel modo di fruire i contenuti mediatici, qual è, secondo lei, la maggiore sfida strategica, ma anche la maggiore opportunità per l’HRT nei prossimi dieci-venti anni?
“La sfida più grande ormai non si limita soltanto al progresso tecnologico. È una questione legata all’attenzione del pubblico. Viviamo in un mondo in cui ciascun cittadino è circondato da schermi e algoritmi che competono per accaparrarsi ogni secondo del suo tempo. In un contesto del genere il servizio pubblico deve restare visibile alle giovani generazioni senza perdere credibilità e senza smarrire la sua missione pubblica. La nostra risposta è la trasformazione dell’HRT da emittente radiotelevisiva tradizionale a servizio pubblico multimediale integrato e guidato dai contenuti. Ciò significa analizzare più attentamente il pubblico e offrire contenuti, non solo trasmissioni prodotte o acquistate per la televisione o la radio. Redazione e tecnologia si fondono sempre di più, e questo richiede nuove competenze ai dipendenti.
L’intelligenza artificiale è una grande opportunità ma anche una prova di maturità. Non la consideriamo un mezzo per sostituire i giornalisti, bensì uno strumento per un’elaborazione più rapida degli archivi, delle trascrizioni, delle traduzioni, delle raccomandazioni personalizzate e per rendere più efficienti i processi interni. Un modo per guadagnare tempo e spazi affinché le persone si occupino di ciò che la macchina non può fare: giornalismo investigativo, narrazioni creative e giudizio editoriale. In definitiva, l’obiettivo è chiaro: far diventare l’HRT un moderno nodo digitale di contenuti pubblici, un luogo dove il cittadino, che ci segua in televisione, sul cellulare o con le cuffie, sappia di ricevere un programma verificato, rilevante e di qualità”.

Si può dire che la missione della radiotelevisione pubblica oggi sia più impegnativa che mai? E qual è, in quest’ottica, il valore fondamentale che deve preservare, a prescindere da tutti i cambiamenti?
“La missione del servizio pubblico è sempre stata impegnativa, ma oggi è resa ulteriormente difficile dal fatto che non competiamo solo per gli ascolti e l’audience, ma anche per la verità. Se un tempo la sfida era come trasmettere un’informazione; oggi è come difenderla dalle manipolazioni, dalle mezze informazioni e dai ‘fatti alternativi’ che circolano sulle reti sociali.
In questo contesto il valore fondamentale da preservare è la credibilità. Ciò significa alcune cose molto concrete: l’esattezza prima della velocità: meglio arrivare secondi ma con un’informazione corretta, che primi con una sbagliata. Poi l’indipendenza professionale. I cittadini ci finanziano affinché serviamo l’interesse pubblico e non quello di singole lobby. E non scordiamoci degli standard editoriali. In altre parole saper distinguere in modo netto tra notizie e commenti, prestare attenzione alla verifica delle fonti, rifiuto del sensazionalismo e imparzialità.
Allo stesso tempo la nostra missione va oltre la semplice informazione. Dobbiamo custodire la lingua croata, sostenere la produzione audiovisiva nazionale, garantire spazio alla cultura, alla scienza, ai bambini, all’istruzione, alle minoranze, a tutto ciò che forse non è ‘cliccabile’, ma è fondamentale per la democrazia e la salute di una società. È questa la differenza tra servizio pubblico e altri media: noi non siamo qui per creare pubblico per gli inserzionisti, ma per servire i cittadini.
UNO SPAZIO COMUNE DI DIALOGO

Quale ruolo ha oggi la radiotelevisione pubblica nella società croata, in un’epoca di crescente frammentazione del pubblico e di forte concorrenza dei media commerciali e digitali?
“In un’epoca in cui la società si polarizza sui social, sulle piattaforme e nei gruppi di interesse, l’HRT ha forse un ruolo ancora più importante che mai: essere uno spazio comune di dialogo. Un luogo in cui possiamo ancora riunirci attorno agli eventi chiave, dove tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro posizioni e convinzioni, possono ottenere informazioni verificate e credibili. Da questo ruolo deriva anche la nostra responsabilità.
Il nostro compito non è soltanto seguire le tendenze, ma anche coprire ciò che è socialmente rilevante e che forse non è commercialmente attraente: documentari di approfondimento, programmi educativi, cultura, scienza, trasmissioni rivolte ai difensori, per i bambini e i giovani, nonché altri contenuti d’interesse pubblico che gli algoritmi su Internet non necessariamente proporranno al pubblico. Allo stesso tempo siamo consapevoli che le abitudini del pubblico stanno mutando, perciò dobbiamo essere presenti dove oggi si trovano i cittadini, sia su Internet sia sulle piattaforme digitali, ma senza rinunciare agli standard professionali e alla responsabilità pubblica che ci compete”.
A suo avviso che cosa accomuna l’HRT alle televisioni e alle radio commerciali e in che cosa il servizio pubblico radiotelevisivo deve e dovrebbe distinguersi chiaramente?
“Ci accomuna il fatto di far parte dello stesso ecosistema mediatico e di contribuire tutti insieme, in un modo o nell’altro, a plasmare lo spazio pubblico. Tutti ci avvaliamo di professionisti che vogliono realizzare buone storie, utilizziamo tecnologie simili, competiamo per l’attenzione del pubblico e sempre più spesso anche per gli stessi talenti. La differenza sta nelle motivazioni e negli obblighi. I media commerciali sono naturalmente guidati dal profitto e dagli ascolti: è la logica del mercato.
Noi dobbiamo invece farci guidare innanzitutto dall’interesse pubblico. Ciò significa che, naturalmente, realizzeremo anche contenuti d’intrattenimento, grandi eventi sportivi e format popolari, ma abbiamo anche l’obbligo d’investire nella cultura, nelle minoranze, nei bambini, nell’istruzione, in programmi documentaristici e scientifici di qualità, nella produzione musicale, anche quando questo non è economicamente redditizio. Il denaro pubblico che riceviamo attraverso il canone serve proprio a questo: ed è al tempo stesso un privilegio e una grande responsabilità nei confronti del pubblico”.
GLI UTENTI, UN MOSAICO DA RISPETTARE
Lo sviluppo di nuove tecnologie, piattaforme di streaming e social network sta mettendo in discussione il tradizionale primato della televisione. Come si sta adattando l’HRT a questi cambiamenti e come vede il suo pubblico futuro?
“Lo sviluppo di nuove tecnologie ha cambiato il modo in cui il pubblico fruisce dei contenuti mediatici. In passato, la giornata veniva pianificata in base al palinsesto del telegiornale o della propria serie preferita, mentre oggi i contenuti vengono seguiti in movimento, su dispositivi mobili e on demand. Ma la buona notizia è che le persone desiderano ancora storie e informazioni credibili. Vogliono solo fruirne in modo diverso e in un momento a loro comodo.
L’HRT ha lanciato la piattaforma HRTi più di dieci anni fa, che oggi è il nostro canale digitale principale. La stiamo sviluppando ulteriormente come ‘HRT in tasca’, con una nuova versione più moderna della piattaforma che lanceremo presto con più contenuti on demand, podcast, canali tematici e ulteriori formati digitali. Inoltre, stiamo adattando sempre più i contenuti ai social network e al pubblico più giovane, dai formati brevi ad argomenti seri raccontati in modo comprensibile. Un ottimo esempio è la serie digitale per ragazzi Sram.
Non vedo il pubblico del futuro come una massa omogenea, ma come un mosaico composto da spettatori tradizionali che preferiscono ancora la televisione e la radio lineari, dai giovani che cercano tutto sui loro cellulari, fino alla diaspora che ci guarda e ci ascolta come un legame con la propria patria. Il nostro compito è offrire a tutti ciò che si aspettano dall’HRT: credibilità, programmazione di qualità e un senso di appartenenza alla stessa identità nazionale, indipendentemente dallo schermo”.
COMUNITÀ NAZIONALI, NON OSPITI MA PARTE INTEGRANTE
DELLA PROGRAMMAZIONE

L’HRT svolge un ruolo importante anche nell’informazione delle minoranze nazionali. Radio Fiume e Radio Pola, ad esempio, fin dagli inizi trasmettono contenuti in lingua italiana, mentre sul portale esiste un angolo dedicato alle minoranze e vi sono trasmissioni specializzate come “Prizma”, “Manjinski mozaik” e “Multikultura”. I temi di interesse per le comunità nazionali continueranno ad avere uno spazio stabile e visibile nei programmi dell’HRT, e in quale misura?
“Per me la questione dei programmi per le minoranze è innanzitutto una questione di valori, non di quote. Se vogliamo essere un servizio pubblico serio dobbiamo dimostrare che la Croazia è più ricca grazie alla sua diversità, non nonostante essa. Per questo motivo non considero i programmi per le minoranze come una rubrica speciale da trattare una volta alla settimana, ma come parte integrante della nostra programmazione complessiva. È vero, abbiamo trasmissioni specializzate come quelle citate, ma i temi delle minoranze entrano anche nei documentari, nei contenuti di fiction, nei programmi per bambini, nei programmi religiosi e nelle trasmissioni informative quotidiane.
A livello regionale, i nostri centri – da Fiume e Pola fino a Osijek, Spalato e Ragusa (Dubrovnik) – producono contenuti per le minoranze nelle lingue delle comunità locali, il che rappresenta un valore particolare per l’HRT che intendiamo valorizzare ulteriormente anche sul piano digitale. La portata e la visibilità di questi contenuti sono allineate alle migliori pratiche europee dei servizi pubblici. Ma per me, come per noi all’HRT, è altrettanto importante che le minoranze non si sentano ospiti nella programmazione, bensì parte integrante della narrazione”.
La Televisione croata produce e trasmette contenuti informativi in lingua inglese, tedesca e spagnola. Si sta valutando la possibilità di ampliare quest’offerta, ad esempio introducendo notiziari in italiano o in un’altra lingua?
“Da anni l’HRT produce contenuti in lingue straniere, soprattutto attraverso progetti internazionali rivolti alla nostra diaspora e ai cittadini stranieri che seguono gli eventi in Croazia. Questo è il nostro ruolo, ce lo suggerisce la logica: la Croazia è un Paese turistico ed europeo ed è naturale che di essa parlino anche le lingue che qui si sentono quotidianamente.
Per quanto riguarda l’ampliamento dell’offerta, è chiaro che esistono lingue che rappresentano per noi un naturale passo successivo. L’italiano, per i legami storici e culturali, ma anche perché i nostri centri regionali realizzano da decenni programmi di qualità per la minoranza italiana. Questa competenza può essere valorizzata ancora meglio in un contesto internazionale, soprattutto attraverso i canali digitali e HRTi.
Non si tratta tanto di lanciare nuovi canali lineari, quanto di utilizzare in modo più efficace e strategico le piattaforme multimediali. Formati informativi brevi in lingue straniere per il web e i social media, contenuti adattati ai turisti e ai residenti stranieri, nonché una migliore visibilità e distribuzione delle trasmissioni esistenti con sottotitoli. In futuro, grazie alle tecnologie linguistiche e all’intelligenza artificiale, le barriere linguistiche saranno un problema sempre minore, il che apre l’opportunità per una presenza ancora più marcata della Croazia sulla scena mediatica europea e mondiale”.
L’HRT rappresenta un importante collegamento con i croati all’estero. Quali novità e sviluppi possiamo attenderci nei programmi destinati alla diaspora e ai croati nel mondo?
“I croati che vivono fuori dalla Croazia, sia come parte della diaspora sia come comunità autoctone negli Stati vicini, sono parte integrante della nostra identità nazionale. Per questo è importante che l’HRT sia la loro ‘patria digitale’ e il luogo in cui possano seguire ciò che accade nella madrepatria, ma anche uno spazio in cui diventino protagonisti delle proprie storie. Già adesso, attraverso trasmissioni specializzate e canali internazionali, seguiamo la vita dei croati in Bosnia ed Erzegovina, in Europa e nel mondo; nel prossimo periodo faremo un ulteriore passo avanti, in particolare con lo sviluppo della nuova versione della piattaforma HRTi che attendiamo a breve.
Un’attenzione particolare continuerà a essere rivolta ai croati in Bosnia ed Erzegovina, dove attraverso la collaborazione con i corrispondenti locali e i partner intendiamo avvicinare ulteriormente la loro vita quotidiana al pubblico croato, garantendo al contempo una maggiore disponibilità dei contenuti croati per loro. Il nostro obiettivo è che ogni croato e ogni cittadino della Croazia porti l’HRT con sé, ovunque si trovi nel mondo”.
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