Giuliana Marchig Matešić: «Trasmettere il sapere è una missione»

A colloquio con la prof.ssa di matematica e fisica che dopo 41 anni di onorato servizio ha deciso di godersi la meritata pensione

La prof.ssa di matematica e fisica, Giuliana Marchig Matešić. Foto Željko Jerneić

Dopo 41 anni di insegnamento, quasi interamente trascorsi nella Scuola media superiore italiana, la prof.ssa di matematica e fisica, Giuliana Marchig Matešić, ha deciso di ritirarsi in meritata pensione. Una vita trascorsa nelle aule scolastiche con le decine di generazioni che ha accompagnato in questo percorso rappresentano sicuramente un ricordo indelebile. L’abbiamo incontrata nella sua classe, la numero 9, tra squadre, righelli, goniometri e corpi geometrici.
Come sono stati questi 41 anni?
“Sono stati anni molto belli, l’insegnamento è una professione gratificante, anche perché bisogna studiare e aggiornarsi costantemente e tenere il cervello in allenamento. Ho terminato la Scuola elementare italiana Gelsi, quindi mi sono diplomata all’ex Liceo e laureata in matematica e fisica a Fiume. Ho iniziato a lavorare appena laureata, nel 1978. All’inizio, per un breve periodo, ho insegnato anche alla Gelsi e nella Scuola di elettrotecnica. Dal 1979 e fino al pensionamento ho lavorato soltanto al Liceo, mantenendo fino al 1984 l’insegnamento di fisica alla SEI Gelsi. Alla SMSI ho insegnato soltanto matematica, dai primi anni ‘90, ovvero con il ripristino dei ginnasi, nell’indirizzo matematico-scientifico.
All’inizio mi sentivo più alunna che insegnante, siccome erano trascorsi soltanto cinque anni dal conseguimento della maturità. Gli altri insegnanti erano gli stessi, invece il mio ruolo era cambiato. Comunque, mi hanno aiutato molto a entrare nel mondo dell’insegnamento, i loro consigli sono stati preziosi, anche perché io ero davvero acerba, senza troppa esperienza. Poi, con il trascorrere degli anni, la stessa esperienza è capitata anche a me, ovvero di avere come colleghi ex alunni o di insegnare ai figli di ex alunni. Tutto questo è molto bello”.
La matematica è una materia tosta. È difficile trasmetterla?
“La missione di noi insegnanti è proprio questa: sapere trasmettere agli alunni la nostra materia. Non è vero che la matematica è una materia tosta. Lo è soltanto per chi si rifiuta di comprenderla. Nel nostro lavoro ci vuole entusiasmo e tenacia. Tutti, senza esclusioni e giustificazioni, possono apprendere la matematica. Noi siamo qui per questo, per accompagnare i ragazzi verso il loro futuro, per insegnare loro come affrontare le sfide della vita, per individuare le loro predisposizioni, ma non per mettere in discussione le loro capacità. Sono molto orgogliosa dei miei alunni, perché alla maturità di Stato hanno sempre ottenuto risultati lodevoli e questa è una grande soddisfazione per un insegnante.”
Si dice che lei sia stata un’insegnante severa…
“Sì, l’ho sentito anch’io. Però voglio precisare che ho sempre messo al primo posto il rispetto reciproco tra insegnante e alunno, come pure la correttezza e la coerenza. Ho cercato sempre di venire incontro e di aiutare, ma rispettando le regole. Credo comunque di avere fatto un buon lavoro. Essere severi significa soprattutto avere la volontà di insegnare bene una materia e non con superficialità, perché le carenze nel sapere vengono a galla più tardi, magari durante gli studi universitari. Comunque, ho cercato sempre di fare capire quanto sia importante esprimere le proprie opinioni, usare la propria testa per pensare e non essere attratti dal branco. Per me gli alunni sono sempre stati il fulcro del mio lavoro e credo che loro lo abbiano capito”.
Come valuta lo status degli insegnanti?
“Con una bella insufficienza. Nella nostra società gli insegnanti vengono considerati un peso, come dei mantenuti. Senz’altro manca il rispetto di cui godevano nei tempi passati. D’altra parte il rispetto bisogna anche meritarselo”.
È cambiato il rapporto tra figli, genitori e insegnanti?
“È cambiato soprattutto il rapporto tra figli e genitori. Secondo me vengono a mancare disciplina e autorità. Oggi i genitori tendono ad appoggiare incondizionatamente i loro figli, dando loro sempre ragione. Quindi l’insegnante è colui che deve trovare un equilibrio e non è sempre una cosa facile da fare. In effetti è cambiata la società, negli ultimi decenni c’è stata un’evoluzione tecnologica considerevole e credo che anche questo abbia influito sul rapporto tra genitori e figli.
Che cosa ha significato il boom tecnologico nell’insegnamento della matematica?
“Io mi sono laureata senza l’uso della calcolatrice, usando le tavole logaritmiche, oggi una reliquia. Quando le facevo vedere ai miei alunni non capivano di che cosa si trattasse. Non è cambiato molto il programma d’insegnamento, ma l’approccio ai contenuti. Si è iniziato con l’uso della calcolatrice, poi è arrivato il computer, quindi le lavagne interattive. La tecnologia ha semplificato tante cose e modernizzato i metodi d’insegnamento, ma non bisogna esagerare. Nel mio percorso professionale ci sono stati tanti cambiamenti nel mondo dell’istruzione, dalla riforma di Šuvar alla maturità di Stato, tanto che, anche se ormai sono fuori, la riforma curricolare non mi impressiona affatto”.
Di che cosa si è occupata oltre all’insegnamento?
“Dall’inizio degli anni ‘80 collaboro con la Casa editrice Edit nella traduzione e recensione dei manuali di matematica e fisica. Ho fatto parte di varie commissioni ministeriali del Centro per la valutazione esterna del sapere. Nel 2006 sono stata inclusa nel programma di simulazione della maturità di Stato, prima come correttore e traduttore dei test e poi come valutatore. Per due anni sono stata a capo della commissione valutatrice. Ho pubblicato un lavoro di ricerca sulla storia dell’istruzione media superiore in lingua italiana a Fiume dal 1945 e infine, nel 2011, mi è stato assegnato il Premio Pellizzer per l’opera omnia”.
Ora che si è ritirata in pensione…
“Innanzitutto non caricherò più la sveglia. Voglio riposarmi e rilassarmi, dedicarmi alla mia famiglia e fare qualche passeggiata più lunga con il mio cane. Poi con il tempo si vedrà. Mi piace viaggiare, quindi spero di poterlo fare. Mi piace leggere e quindi mi dedicherò anche a questa mia passione. Sicuramente mi includerò in qualche attività della Comunità degli Italiani di Fiume. Per il momento però, ho bisogno di un po’ di riposo, soprattutto mentale”.

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