La Global Sumud Flotilla, diretta verso la Striscia di Gaza per consegnare aiuti alla popolazione assediata, è stata attaccata nella notte tra mercoledì e giovedì da droni armati nelle acque internazionali vicino all’isola greca di Creta. Secondo la testimonianza della capitana croata Morana Miljanović, si sono registrati undici episodi con lancio di esplosivi contro barche a vela e navi più grandi.
“Nonostante navighiamo nel pieno rispetto del diritto umanitario e in acque internazionali, l’attacco subito è del tutto illegale e non sembra essere l’ultima minaccia contro la nostra missione”, ha dichiarato Miljanović in un video diffuso dalla piattaforma “Free Palestine. Solidarity from Croatia”, ripreso dall’ agenzia Hina.
La capitana, al comando della nave Shireen dedicata alla giornalista palestinese Shireen Abu Akleh uccisa nel 2022, ha lanciato un appello al governo croato affinché garantisca protezione ai propri cittadini coinvolti nella spedizione. “A differenza di Italia e Spagna, che hanno inviato fregate per tutelare i loro concittadini, la Croazia non ha ancora preso alcuna posizione”, ha sottolineato.
Giovedì Roma e Madrid hanno infatti annunciato l’invio di una nave militare ciascuna. L’Italia ha rafforzato ulteriormente la missione con due fregate, per garantire la sicurezza dei propri cittadini presenti a bordo del convoglio.
La Global Sumud Flotilla è la più grande iniziativa navale di solidarietà organizzata dal 2008 per sfidare la blocco navale imposto da Israele a Gaza. Il convoglio è partito da Barcellona, Sicilia e Tunisia, e ha visto unirsi successivamente imbarcazioni greche. L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è aprire un corridoio umanitario e aumentare la pressione politica internazionale per porre fine alle violenze nella Striscia.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri israeliano ha definito la spedizione “Hamas-Sumud”, invitando i promotori a consegnare gli aiuti in porti di Paesi terzi. Israele ribadisce che non consentirà a nessuna nave di violare il blocco navale né di avvicinarsi a zone di guerra.
“Ci unisce la resistenza alla macchina di morte. Difendiamo la vita e chiediamo l’apertura di un corridoio umanitario”, ha concluso Miljanović dal ponte della sua nave.
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