Una raffica di falsi allarmi bomba sta colpendo la Croazia nelle ultime settimane (oggi l’allerta ha colpito le scuole dell’Istria), con segnalazioni arrivate in decine di scuole e centri commerciali. Tutti i casi finora si sono rivelati infondati, ma l’ampiezza del fenomeno e la sua diffusione anche nei Paesi vicini sollevano interrogativi più profondi sulla natura di queste minacce.
Secondo alcuni esperti di sicurezza, non si tratterebbe di semplici scherzi o atti isolati. Il fenomeno potrebbe rientrare in una strategia più ampia di destabilizzazione. Gordan Akrap, prorettore dell’Università della Difesa e Sicurezza Dr. Franjo Tuđman, parla apertamente di una possibile “diversione di intelligence”.
L’obiettivo, spiega al Novi list, sarebbe duplice: da un lato creare panico e disagi nella società, dall’altro osservare e analizzare le reazioni del sistema di sicurezza. Ogni intervento delle forze dell’ordine permetterebbe infatti di raccogliere informazioni preziose su protocolli, tempi di risposta e modalità operative.
Testare il sistema
Attraverso questi falsi allarmi, chi li organizza potrebbe individuare eventuali punti deboli del sistema. In particolare, l’attenzione si concentrerebbe sulle aree che restano temporaneamente scoperte mentre le unità specializzate vengono impiegate nei controlli.
Secondo Akrap, questo tipo di attività consentirebbe, in teoria, di pianificare azioni reali più efficaci, qualora vi fosse l’intenzione di passare a un livello successivo.
Indizi e precedenti
Non sarebbe la prima volta. Analisi digitali condotte su minacce simili negli anni passati avrebbero individuato l’origine dei messaggi in domini informatici russi. Anche nei casi più recenti emergerebbero elementi simili, come incongruenze linguistiche nei testi.
Alcuni messaggi, ad esempio, presentano una mescolanza di varianti linguistiche e costruzioni innaturali, elementi che fanno ipotizzare l’uso di traduzioni automatiche o sistemi di intelligenza artificiale.
Obiettivi simbolici
La scelta dei bersagli non sarebbe casuale. Scuole e centri commerciali sono luoghi ad alta frequentazione e con forte impatto emotivo sull’opinione pubblica. Colpire questi spazi significa amplificare l’effetto psicologico delle minacce.
Al contrario, osservano gli esperti, raramente vengono presi di mira edifici istituzionali, proprio perché suscitano una reazione meno immediata e meno empatica nella popolazione.
Indagini complesse
Per Željko Cvrtila, resta comunque difficile stabilire con certezza il profilo degli autori: potrebbero essere individui isolati, gruppi organizzati o soggetti che sfruttano l’eco mediatica per moltiplicare l’impatto delle loro azioni.
In ogni caso, il peso maggiore ricade sulle forze dell’ordine, chiamate a intervenire su ogni segnalazione per verificarne la fondatezza e, allo stesso tempo, a individuare i responsabili.
Un compito tutt’altro che semplice, in un contesto in cui le minacce, pur rivelandosi false, continuano a mettere sotto pressione il sistema di sicurezza e a generare allarme nella popolazione.
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