Due settimane fa ho avuto l’immenso onore di esporre il mio lavoro a Parigi presso la famosa e prestigiosa università. All’università ho trovato grande gentilezza, disponibilità e gratificante attenzione per quanto ho presentato. E sono lieto di poter dire che tutti i contatti al di fuori dell’ambiente universitario sono stati molto cordiali. Ma ora vi racconto un episodio bizzarro.
A un certo punto, la Torre Eiffel è rimasta chiusa al pubblico a causa di uno sciopero. È stato chiesto alle dipendenti di allontanarsi per assecondare la richiesta di una delegazione di persone legate a un’organizzazione induista. La motivazione della richiesta era la partecipazione di un rappresentante spirituale legato a un rigido voto di celibato. Il voto gli impediva di avere contatti con le donne, di parlare con loro, di toccarle o di avere qualsiasi altro tipo di relazione. Questa regola non sarebbe basata su un’idea discriminatoria nei confronti delle donne, ma sulla cura della disciplina morale.
Il personale ha riferito che i responsabili della torre avrebbero chiesto alle donne di allontanarsi, assecondando le richieste degli ospiti. Nel frattempo, il movimento induista ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna richiesta di limitazioni per le donne. Le parti politiche hanno espresso biasimo. La direzione della Torre ha ribadito la propria fedeltà ai valori repubblicani di uguaglianza. Una censura dell’accaduto è arrivata anche dall’associazione Indian Alliance Paris, della quale fanno parte cittadini indiani che vivono in Francia. L’organizzazione ha parlato di suprematismo induista e di una concezione conservatrice e nazionalista.
Partendo dal presupposto che la descrizione corrisponda ai fatti, possiamo sviluppare alcune riflessioni sull’idea multiculturale di rispetto delle culture, comprese le religioni. In primo luogo, la reazione di Indian Alliance Paris conferma un pensiero che esprimo spesso.
Le culture non sono entità monolitiche. Giustificare le discriminazioni e il trattamento diseguale delle persone è sbagliato, perché non si sta rispettando una comunità con la sua cultura, ma si stanno assecondando i potenti all’interno della comunità, attribuendo loro il diritto di preservare le gerarchie e i privilegi di alcuni.
So già qual è la risposta che circola: ci sono anche molte donne, che noi pensiamo discriminate, che accolgono la cultura. Quindi, non sarebbero discriminate, in realtà. Anche io ho una risposta. In primo luogo, molte non vuol dire tutte. Se ci sono donne che accettano un ruolo sociale inferiore o marginale, non si può fare nulla, o almeno così pensano i liberali egalitari come me. In secondo luogo, anche per le donne consenzienti è necessario analizzare il consenso. Nelle scienze sociali è noto il concetto di preferenze adattive. In parole povere, quando ci si trova in condizioni sfavorevoli, si tende ad accettarle come normali e a conformare le proprie preferenze alle condizioni date. Questo processo avviene, ad esempio, con molte donne che, sin da piccole, sono state educate a un ruolo sociale limitato e con prospettive ancora più negative se non si conformano alle regole. Il concetto di preferenze adattive va applicato con cautela per evitare di negare l’autorità morale e l’autonomia a chi accetta determinate regole che riteniamo sfavorevoli.
Tuttavia, si tratta di una realtà che dobbiamo prendere in considerazione.
Ciò mi porta a riflettere su quanto sia importante che una democrazia costituzionale non permetta mai che la disuguaglianza venga imposta a nessuno. Non esiste il diritto di richiedere la sospensione dell’uguaglianza per motivi religiosi. È chi non può partecipare a determinati eventi senza ledere l’uguaglianza delle altre persone presenti a doversi astenere. In parole povere, se una persona, per motivi religiosi, non può partecipare a un evento o essere presente in una sede in cui ci sono delle donne, deve astenersi e non può richiedere l’allontanamento delle donne. Allo stesso modo, deve alienarsi chi non riesce a controllare determinati impulsi in presenza di donne. Così come deve fare un pedofilo che non riesce a controllare i propri istinti.
La democrazia costituzionale ha il diritto di porre dei limiti alle richieste di natura culturale e religiosa, poiché tutela tutte le persone in quanto libere ed uguali.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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