ETICA E SOCIETÀ Una Costituzione non ha religione

51
0
ETICA E SOCIETÀ Una Costituzione non ha religione
Foto Shutterstock

L’affermazione dell’incompatibilità tra democrazia costituzionale e Islam, nonché la percezione della democrazia costituzionale come una minaccia per l’Islam, è riscontrabile sia tra chi esprime un sentimento di opposizione all’immigrazione, sia tra le persone che aderiscono alla religione islamica. Sembra che l’idea dell’incompatibilità sia stata espressa anche in un comunicato congiunto delle presidenti dei governi italiano e danese. Nel comunicato si parla con preoccupazione del fenomeno dell’immigrazione e si sottolineano le radici cristiane della civiltà europea. Ma questo sarebbe anche il pensiero di Farah Ahmed, docente presso l’Università di Cambridge. Non sono riuscito a trovare il suo testo, ma ne ho letto la descrizione sull’autorevole quotidiano The Times. Anche se il quotidiano è affidabile, quando si commenta un testo sulla base di una fonte secondaria, è bene invitare a leggere quanto si scrive con la dovuta precauzione.

Ahmed avrebbe ad esempio criticato l’ordine democratico, accusandolo di non fornire strumenti per opporsi a decisioni come la legalizzazione dell’omosessualità. Questo è un commento che desta preoccupazione. In primo luogo, è riduttivo nei confronti delle potenzialità di un ordinamento democratico funzionante. Le decisioni democratiche possono essere contestate con proteste o disobbedienza civile. Inoltre, nell’equilibrio dei poteri, le più gravi infrazioni dei diritti umani possono essere revocate dalle corti costituzionali. Preoccupa poi uno degli esempi utilizzati per sottolineare la disfunzionalità della democrazia, ovvero l’impossibilità di impedire la legalizzazione dell’omosessualità. Al contrario di Ahmed, ritengo che l’abolizione della criminalizzazione dell’omosessualità sia una delle più grandi conquiste delle democrazie costituzionali.

Forse il vero punto di dissenso fondamentale è un altro e non riguarda specificamente la democrazia. Si tratta dell’idea che lo scopo di un sistema politico sia proteggere l’autonomia delle persone, consentendo loro di vivere secondo la propria coscienza, i propri tratti caratteriali, i propri talenti e le proprie inclinazioni (con l’obbligo di rispettare prerogative equivalenti per gli altri). Ciò implica la difesa del pluralismo in varie dimensioni della vita, inclusa quella sessuale, contrapponendosi all’idea di un ordine precostituito che deve essere assolutamente protetto.

Ma esiste davvero un’incompatibilità tra la democrazia costituzionale e la religione islamica? Non sono un esperto, ma posso dire con cautela che quest’idea mi è stata confutata da alcune persone musulmane che studiano la loro religione. Inoltre, questa idea è smentita da alcuni testi accademici che ho letto. Come in altri casi, si tratta di una combinazione variabile tra religione e politica. Non dimentichiamo che nel mondo attuale ci sono correnti cristiane che negano l’uguaglianza delle donne (così come ci sono correnti che la sostengono). La mia impressione, supportata dai miei contatti e dalle mie letture, è che questa variabilità esista anche nell’Islam.

Ma, dal punto di vista delle democrazie costituzionali, garanti dell’uguaglianza e della libertà di ogni individuo, si afferma legittimamente il dovere inderogabile di ricercare le ragioni di un’adesione ai principi di tali ordinamenti da parte di chiunque vi risieda. Il richiamo ai diritti culturali specifici non può esimerci da questo dovere. Sono favorevole alla richiesta dei membri delle diverse religioni di ricevere un’istruzione scolastica che preveda un focus specifico sulla loro religione. Tuttavia, lo studio di come questa religione si concili con i principi costituzionali, e non delle ragioni di incompatibilità, deve far parte del programma scolastico. Una piena adesione alla Costituzione è un obbligo per chiunque voglia ottenere o abbia la cittadinanza di una democrazia costituzionale, così come per chi vi voglia risiedere.

Questo vale per chi abbraccia la religione islamica come per chi abbraccia qualsiasi altra religione. Non è possibile definire uno stato democratico costituzionale in base a una religione, né è possibile farlo per un’associazione come l’UE. Quando parliamo della sua identità politica e legale, dobbiamo affermarla attraverso il rispetto delle libertà, dei diritti, delle opportunità e della facoltà di scegliere o rifiutare un’adesione religiosa.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display