«Disseminazioni: raccontare la biodiversità» alla CI di Pola

Progetto della NBFC in collaborazione con l'Università degli Studi Milano-Bicocca importato dal sodalizio polese e il Museo storico e navale dell'Istria

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«Disseminazioni: raccontare la biodiversità» alla CI di Pola
Katarina Marić, Vito Paoletić e Gracijano Kešac. Foto Marko Mrđenović

Come per i semi in botanica, così anche la dispersione naturale dei frutti della scienza, fa in modo di raggiungere nuovi habitat umani, determinandone il progresso e la crescita delle rispettive dimensioni sociali. É con l’atto di diffondere idee, verità e informazioni in maniera più estesa che la mostra “Disseminazioni: raccontare la biodiversità” è riuscita a raggiungere anche la Comunità degli Italiani di Pola. Un argomento da salvaguardia ambientale, in detto caso, ha trovato una propria interessante rappresentazione visiva sulle pareti della sala spettacoli. L’arcano è stato spiegato ieri, dopo aver fatto gli onori di casa, da Vito Paoletić, in veste di vicesindaco in quota CNI: se la nostra sede sociale è particolarmente dedita ad eventi culturali, attenta agli argomenti storici, aperta alle manifestazioni del foclore, non è detto che non possa aprirsi ad altre tematiche oggidì particolarmente importanti. Importanti per tutti. In effetti, la mostra visitabile per tutti gli interessati, è il risultato del progetto realizzato da National Biodiversity Future Center (NFBC) in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il Museo Diffuso-Bicocca, più nello specifico è un gioiellino scientifico esposto su pannelli, a cura scientifica e coordinamento di Nunzia Borelli. Giulia Mura e Michela Rota dell’Università. Per portare tutto ciò in sede c’è stata cooperazione tra la CI di Pola ed il Museo storico e navale d’Istria, invitato a fare da intermediario ed impegnare direttamente a questo proposito la propria studiosa e curatrice, Katarina Marić. La mostra finanziata dall’UE (Next-Generation EU) e inaugurata alla Comunità anche in presenza del direttore del Museo storico, Gracijano Kešac, fa in modo di esplorare diverse modalità di conoscenza e comunicazione della biodiversità, soffermandosi su tre assi principali: Rappresentazione, Nutrimento e Musealizzazione.

Foto Marko Mrđenović

La biodiversità si rivela non solo come dato biologico, ma come patrimonio di bellezza vivente, intesa come un intreccio di forme, relazioni e significati che richiedono attenzione, studio e contemplazione che può arrivare anche a stravolgere l’espressione estetizzante corrente. La valenza di questa tematica è stata messa in evidenza ieri dalle stesse autrici italiane del progetto – Nunzia Borelli. Giulia Mura e Michela Rota – presenti all’inaugurazione in video collegamento. Il loro messaggio è quello che sottolinea l’essenzialità della ricerca scientifica per finalizzare il ripristino della biodiversità, uno scopo che non conosce confini, nè terrestri nè marittimi, ma per il quale c’è ancora poca consapevolezza civile. Passando in rassegna i pannelli, che invitano ad attivarci a favore della biodiversità. si apprendono particolarità sui progetti della “scienza partecipativa”, viaggia “verso un sistema di indicatori condivisi”, si riflette sulla rappresentazione della biodiversità tra convergenze estetiche, sulla sua musealizzazione (tra collezioni e partecipazione), sul come nutrirsi di biodiversità (agricoltura, cibo e sementi; vita nelle città contemporanee), come rappresentare, mostrare e nascondere la biodiversità.

Da quanto sentito, l’esposizione rivelerebbe quanto mai sia opportuno ragionare ed esplorare le connessioni profonde che intercorrono tra ciò che mangiamo, l’ambiente che ci circonda e la nostra salute. In un mondo in continua trasformazione e di consumo delle risorse naturali e di attacco ai servizi ecosistemici, diventa sempre più urgente riflettere sul nostro modello alimentare, sulla conservazione della biodiversità che ricomprende a pieno titolo anche quella degli ambienti produttivi agricoli. Tanto di progetto mette in primo piano pure il ruolo cruciale che il verde urbano esercita sulla qualità della vita, presentando in modo molto chiaro quanto le nostre abitudini alimentari influenzino l’ambiente e la salute.

Le mostra, ha fatto proprio il verso dell’Inferno dantesco “”Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, che come notato da Vito Paoletić è anche motto di casa della SMSI Dante Alighieri, per segnalare che il Sommo poeta invita l’essere umano a emanciparsi dagli istinti irragionevoli, spesso guidati da interessi personali, per coltivare ciò che lo rende pienamente umano: la ricerca del bene e della conoscenza. Un richiamo potente alla responsabilità morale e intellettuale di riconoscere valore, armonia e interconnessione in ciò che vive.

È proprio in questa prospettiva che la biodiversità si rivela non solo come dato biologico, ma come patrimonio di bellezza vivente. Seguire “virtute e canoscenza” oggi significa anche questo: prendersi cura della fragilità del vivente, contrastare lo sfruttamento cieco delle risorse naturali e riconoscere che ogni gesto di conoscenza può essere anche un atto di amore e conservazione. Questa mostra spiega che non siamo fatti per distruggere, ma per proteggere e valorizzare attraverso approcci multidisciplinari.

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