Non si concluderà rapidamente come inizialmente previsto il nuovo processo a Marko Smažil, ex agente della polizia della regione di Osijek-Baranja accusato dell’omicidio della studentessa ventunenne Mihaela Berak. Il Tribunale distrettuale di Osijek ha infatti accolto la richiesta di ascoltare come testimoni tre operatori del pronto soccorso intervenuti nell’appartamento dell’imputato il 20 settembre 2023, pochi minuti dopo la morte della giovane, colpita da un proiettile sparato dalla pistola d’ordinanza di Smažil.
Al centro della nuova fase del processo c’è soprattutto la questione dello stato psicofisico dell’ex poliziotto immediatamente dopo la tragedia. Si tratta di uno degli aspetti considerati controversi anche dall’Alta Corte penale croata, che aveva annullato la precedente sentenza non definitiva con cui Smažil era stato condannato a 18 anni di carcere.
L’avvocato della famiglia Berak aveva chiesto la testimonianza di uno degli operatori sanitari proprio per chiarire le condizioni emotive e comportamentali dell’imputato nelle ore successive all’omicidio. Le testimonianze raccolte finora nel procedimento sono infatti risultate discordanti. Alcuni dei primi soccorritori avevano descritto Smažil come sconvolto, confuso e profondamente agitato. Diversa, invece, la valutazione del responsabile della squadra investigativa intervenuta sulla scena, che in aula aveva raccontato di aver trovato l’imputato sorprendentemente calmo e controllato, senza le reazioni emotive che ci si sarebbe aspettati da chi sosteneva di aver appena assistito a un suicidio.
La linea della difesa
La difesa si è opposta all’ampliamento dell’istruttoria, sostenendo che i fatti fossero già sufficientemente accertati e che ulteriori testimonianze rischiassero soltanto di allungare inutilmente il procedimento. Successivamente, però, gli avvocati dell’ex poliziotto hanno chiesto che, nel caso fosse stato ascoltato uno degli operatori sanitari, venissero convocati tutti i soccorritori arrivati per primi nell’appartamento. Una proposta che è stata accolta sia dall’accusa sia dai legali della famiglia Berak.
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