Una nuova ricerca condotta dalla Facoltà di Educazione e Riabilitazione dell’Università di Zagabria e da Hrvatski Telekom ha rivelato dati allarmanti: il 40% dei tredicenni in Croazia trascorre più di tre ore al giorno su Internet. Nei fine settimana la percentuale sale fino al 62%. Le ragazze utilizzano soprattutto i social network, mentre i ragazzi si dedicano più spesso ai videogiochi.
Gli esperti avvertono che sempre più bambini mostrano segnali di “comportamenti dipendenti”: fanno fatica a interrompere l’uso dei dispositivi, perdono la concentrazione e sviluppano ansia quando non sono “connessi”.
Contenuti tossici e modelli irrealistici
Secondo Lana Roje Miličević, specialista per i diritti dell’infanzia, il problema non è solo la quantità di tempo trascorso online, ma anche la qualità dei contenuti a cui i bambini sono esposti. Si tratta di cyberbullismo, materiali sessuali o violenti, manipolazioni da parte di influencer e pubblicità, oltre a falsi ideali di bellezza, successo e popolarità.
“La ricerca ‘EU Kids Online – Croazia’ ha mostrato che più della metà dei bambini ha ricevuto messaggi inappropriati o offensivi. Un terzo comunica con sconosciuti online e uno su quattro ha incontrato di persona qualcuno conosciuto su Internet”, spiega Roje Miličević.
L’intelligenza artificiale apre nuove sfide
Un aspetto emergente è l’uso crescente di strumenti basati sull’intelligenza artificiale: i bambini li usano per studiare, ma anche per barare nei compiti o creare immagini e video falsi, fenomeno che apre nuove questioni etiche e di sicurezza.
Per prevenire gli effetti negativi, gli esperti sottolineano l’importanza di sviluppare “un approccio critico ai media”, sia nei bambini che negli adulti. Sono disponibili applicazioni di controllo parentale, linee telefoniche gratuite per consulenze e numerosi programmi educativi.
“Siamo noi a dare un segno positivo o negativo a Internet. È uno strumento che amplifica ciò che vi portiamo dentro: curiosità o superficialità, empatia o divisione. Se insegniamo ai bambini a pensare, internet diventa un alleato; se li lasciamo cliccare senza capire, diventa una trappola”, afferma Roje Miličević per l’agenzia Hina.
Aggiunge che “l’educazione alla media literacy nelle scuole è ancora insufficiente”, motivo per cui servono programmi aggiuntivi come il progetto “Like za mudar klik” (like per un clic furbo), promosso dal Centro per la cultura e l’educazione permanente “Zlatna vrata” di Spalato.
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