Croazia. Estati sempre più calde con meno piogge e più incendi

Entro il 2070 le temperature medie annue aumenteranno di 2-2,4 °C. Secondo i climatologi politiche responsabili possono attenuare gli scenari peggiori

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Croazia. Estati sempre più calde con meno piogge e più incendi
Foto: Grgo Jelavic/PIXSELL

La Croazia si sta già scaldando e i dati confermano le previsioni dei modelli climatici: entro il 2070 le temperature medie annue aumenteranno di 2-2,4 °C. Un cambiamento che porterà estati più torride, notti tropicali sempre più frequenti, meno piogge e un rischio maggiore di incendi. Lo sottolineano i climatologi croati, avvertendo che politiche responsabili possono attenuare gli scenari peggiori.

Il riscaldamento è evidente in tutte le stagioni, ma colpisce soprattutto l’estate. Non solo le medie, ma anche i valori minimi e massimi giornalieri sono in aumento. Oggi le “notti tropicali” – quando la temperatura non scende sotto i 20 °C – sono diventate comuni: negli anni ’90 erano rarissime, mentre ora se ne registrano fino a dieci a stagione nella Croazia continentale, e ancora di più lungo la costa. A Dubrovnik (Ragusa) e Spalato, ad esempio, nel 2004 ben il 91% delle notti estive è stato classificato come “caldo”. È quanto rilevato da Sara Ivasić del Dipartimento per i cambiamenti climatici e la biometeorologia dell’Istituto statale di idrometeorologia (DHMZ).

Secondo lo scenario intermedio delle emissioni (RCP4.5), tra il 2041 e il 2070 le massime estive cresceranno di 2-2,2 °C sulla costa e nelle regioni centrali ed orientali, e di 2,2-2,4 °C nell’entroterra dell’Istria e nelle aree montane. In pratica, una giornata da 33 °C, oggi considerata molto calda, diventerà la norma intorno ai 35 °C. Nella Croazia centrale si prevedono 7-10 giorni caldi in più ogni estate, fino a 17 in più sulla costa. Le notti tropicali aumenteranno di oltre il 20%.

Questo incremento riduce le possibilità di recupero notturno e accresce lo stress termico per persone, ecosistemi e città. Qui interviene anche l'”isola di calore urbana”: cemento e asfalto accumulano energia solare di giorno e la rilasciano di notte, mentre traffico e condizionatori aggiungono calore e gas serra. Così le città possono risultare fino a 10 °C più calde delle aree rurali circostanti.

Riduzione delle precipitazioni

Non solo caldo, ma anche siccità. Le proiezioni mostrano una riduzione estiva delle precipitazioni in quasi tutto il Paese, con cali fino al 20% in Dalmazia, nel Quarnero e nelle regioni montane. I giorni secchi aumenteranno fino al 7,5% l’anno, con estati sempre più lunghe senza pioggia. Ciò significa maggiore rischio di incendi boschivi, non solo nel Sud ma anche nelle zone continentali.

Le conseguenze saranno dirette: in agricoltura, stagioni di crescita più lunghe ma rese compromesse dalla mancanza d’acqua; nei suoli, un’accelerazione dei processi di evaporazione; nel turismo, una riduzione dell’attrattiva dei mesi estivi, mentre primavera e autunno potrebbero diventare i periodi preferiti per le vacanze.

“Non parliamo più di scenari lontani, ma di processi già in corso”, avverte Sara Ivasić. Le soluzioni esistono: modernizzare l’agricoltura, introdurre sistemi di irrigazione e una gestione più efficiente delle risorse idriche, progettare città resilienti ai picchi di calore.

Le sfide sono enormi, ma con riduzione delle emissioni e investimenti in adattamento sarà possibile mitigare le conseguenze peggiori e persino cogliere nuove opportunità, come il prolungamento della stagione turistica nei mesi meno caldi.

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