
Si ricompone il mosaico complesso e composito di un territorio che da Venezia viaggiando verso Lubiana, passando per l’Istria, oggi non ha censure, è un unicum, una realtà unitaria, come ha osservato l’ambasciatore d’Italia in Slovenia, Giuseppe Cavagna, intervenuto ieri all’inaugurazione ufficiale del Centro multimediale italiano “Gravisi” di Capodistria, progetto Primis Plus “Il patrimonio culturale delle minoranze. Dal digitale al plurale all’abbraccio universale” e implementato dai progetti europei Primis plus, Tartini Bis e Kiss&Go!. Rispetto delle diversità, conoscenza reciproca, dialogo, amicizia, cooperazione, multiculturalismo, arricchimento e costruzione di un futuro migliore: questo il messaggio che le numerose autorità hanno voluto trasmettere e che è emerso con chiarezza da un evento che ha voluto ribadire e rilanciare un modello di convivenza tra popoli, di valorizzazione comune del retaggio del passato, di un passato un tempo forse per certi aspetti divisivo, ma dal quale trarre linfa per la crescita e lo sviluppo di tutti.

In questo percorso, la Comunità Nazionale Italiana autoctona si staglia un ruolo di primo piano e traccia una nuova rotta, oltrepassando ancora una volta – come ha fatto negli ultimi decenni – le “colonne d’Ercole”. E lo fa con “le vele rigonfie di valori”, come ha dichiarato Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, lead partner dell’iniziativa. Un luogo che intende irradiare lingua e cultura, che custodisce e promuove la memoria, la lingua e l’identità italiana in una chiave europea. Allestito al pianoterra dell’ala destra di Palazzo Gravisi-Buttorai, esplora e riflette sulla storia in modo accattivante, immersivo e moderno, con schermi touch, mappe animate, installazioni audiovisive e contenuti digitali in più lingue (attualmente in italiano, sloveno, croato e inglese). Un Centro che si rivolge principalmente ai giovani, ma che intende attirare anche altri visitatori, ampliando l’offerta culturale e turistica dell’area.

Un parterre di grande rilievo
Una giornata di festa, dunque, nel cuore pulsante dell’antica Atene dell’Istria, che in un certo senso si riappropria di ciò che è stato, afferma con orgoglio ciò che è e si proietta verso ciò che potrà ancora essere o divenire. Moderata da Kris Dassena, apertasi con una villotta piranese, eseguita al violino da Rok Kleva Ivančić, che ha chiuso la prima parte ufficiale con un altro brano popolare, la cerimonia ha visto la presenza di un parterre di grande rilievo, già questo un primo indicatore di ciò che questo Centro sta a significare per quest’area, per l’Adriatico e gli Stati che attraverso esso comunicano e collaborano, per la Comunità Nazionale Italiana autoctona. In una sala gremita, si sono riunite autorità della Slovenia – come il sottosegretario di Stato presso il Ministero della Cultura, Marko Rusjan, e il direttore dell’Ufficio governativo della Repubblica di Slovenia per le Comunità nazionali, Stanko Baluh –, del Ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, l’ambasciatore Cavagna, il ministro plenipotenziario Daniele Rampazzo e la console generale Simona Ciuffoni, qui in missione –, del Comune di Capodistria (con il sindaco Aleš Bržan e il vicesindaco italiano Mario Steffè, che è anche il padrone di casa alla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio”, che ha ospitato l’happening) e di quelli vicini di Isola e Pirano, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia (Laura Comelli, responsabile delle attività inerenti ai Programmi di cooperazione territoriale europea transfrontalieri Interreg Italia-Slovenia), della Regione Istriana (con la vicepresidente in quota CNI Jessica Acquavita), della Comunità autogestita costiera della nazionalità italiana (Alberto Scheriani), esponenti dell’Unione Italiana (il presidente della Giunta Esecutiva, Marin Corva, il presidente dell’Assemblea, Paolo Demarin, il presidente onorario, Giovanni Radossi), dell’Università Popolare di Trieste (il presidente Edvino Jerian e il segretario generale Fabrizio Somma).

Non potevano mancare gli amici della Federazione delle associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati (il presidente Renzo Codarin) e dell’Associazione delle Comunità istriane (il presidente Giorgio Tessarolo), della Comunità slovena in Italia (con Nives Cossutta, al vertice dell’SKGZ – Unione culturale economica slovena), e Valter Bandelj, presidente regionale della SSO – Confederazione delle Organizzazioni Slovene, ma anche enti e istituzioni come il Centro italiano “Carlo Combi” di Capodistria (il direttore Kristjan Knez e la capo programma Astrid Vincoletto), la Radiotelevisione slovena (il vicedirettore dell’Ente radiotelevisivo nazionale con delega per i programmi italiani, David Runco) la Casa editrice Edit di Fiume (la direttrice Christiana Babić) o il Centro di ricerche storiche di Rovigno (il direttore Raul Marsetič), l’Università del Litorale, operatori scolastici, culturali, dei mass media e tanti connazionali.

Dove le barriere diventano opportunità
Tremul, con lo staff dell’Ufficio Europa che sta dietro a questa proposta – oggi composto da Sandro Vincoletto, Marko Gregorič, Elena Ricardi di Netro, ma in precedenza vi hanno lavorato anche Clio Diabatè, Roberta Vincoletto, Lea Skok, Barbara Costamagna, Andrej Bertok e Fabrizio Somma –, è pronto a cogliere dunque nuove sfide, forte di un’esperienza maturata superando quelle che si sono poste alla componente italiana di queste terre, oggi minoranza, che nel suo cammino dopo la frattura subentrata a seguito della Seconda guerra mondiale, ha visto compiere passi da giganti, dalla fondazione, circa ottant’anni fa, dell’allora Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, la fondazione del Centro di ricerche storiche di Rovigno, l’avvio della collaborazione con la Nazione Madre prima attraverso l’Università Popolare di Trieste e poi anche autonomamente, il rinnovamento democratico con il Gruppo 88 e il Movimento per la costituente, la nuova Unione Italiana, il mantenimento dell’unitarietà, il rapporto con la parte esodata, la proiezione europea.

Il Centro “Gravisi” vuole essere uno spazio di conoscenza e divulgazione del sapere (storia e presente), di ricerca, di scambio, di confronto. Come sottolineato da Tremul, aspira a essere un “centro di verità”, dove le barriere (linguistiche) diventano opportunità, e allo stesso tempo, con una visione più ampia, un modello di governance del territorio da esportare. Il tutto è costato quasi 1,67 milioni di euro, ottenuti da più fonti, con il sostegno anche degli Stati, della CAN costiera e della stessa Unione Italiana. Il sindaco Bržan, che si è rivolto ai presenti in italiano, lodando l’iniziativa, ha fatto notare che questo edificio bellissimo che ci consegna alla città, non è soltanto una struttura che racconta la nostra storia, ma qui parliamo di “abbracci e di baci” e ha augurato a tutti “che le nostre lingue e culture continuino a baciarsi ancora per molto tempo”.

Mantenere saldi i rapporti
Laura Comelli ha evidenziato il valore di una cooperazione che è partita dalle persone, espressione della volontà (partita dal basso) di mantenere saldi i rapporti, che ha rafforzato le relazioni tra Paesi vicini, ha creato legami, coesione. “Dobbiamo proseguire su questo cammino”, ha concluso. In riferimento al Centro, Stanko Baluh ha accennato a una mission che esce dalle mura del palazzo e che porta la storia fuori dai musei, mostrando quanto sia ricca, poliedrica, con tante sfaccettature, e ispirazione per un domani da definire insieme, all’insegna di una cultura che ci lega tutti, un po’ come fece il grande compositore piranese Giuseppe Tartini, il maestro delle nazioni che attraverso la musica e la cultura ha legato popoli e città.
Jessica Acquavita, vicegovernatrice dell’Istria in quota CNI, ha definito il progetto ambizioso e lungimirante per vari motivi. Innanzitutto, perché dimostra effettivamente qualora ce ne fosse ancora bisogno che noi, come CNI, ci siamo e che ci siamo sempre stati”. È un dato di fatto che “la nostra lingua e cultura sono intessute e sono parte integrante di questo territorio”, e poi perché dimostra che la CNI è un ponte, ha una parte chiave in termini di promozione di dialogo, comprensione, rispetto, tutela delle libertà, dei diritti e di tutti quei valori civili etici e morali che dovrebbero caratterizzare ogni democrazia. Inoltre, è una dimostrazione che anche una Comunità forse piccola per numero è capace di pensare e di fare le cose in grande. “E di questo come Comunità abbiamo e avremo sempre più bisogno”.

L’interesse della Farnesina
Il ministro plenipotenziario Rampazzo ha ricordato la vicinanza delle istituzione italiane, l’interesse per la vicenda dell’Adriatico orientale da sempre nel focus della Farnesina, del suo titolare e vicepremier Antonio Tajani. L’auspicio è di un dialogo, di una collaborazione e comprensione sempre maggiori. Il Centro è un’occasione per ripercorrere la storia, ma con uno sguardo rivolto al futuro, in chiave transfrontaliera, con un’ottica che vada a ricomporre ulteriormente una Comunità di cui gli esuli sono parte integrante, trasmettendo fiducia e speranza, trasformandosi in fattore di crescita. Un valore aggiunto, insomma, che va a beneficio delle genti che vivono in queste regioni, contribuendo allo stesso tempo a rinsaldare le relazioni tra gli Stati.
Per il sottosegretario al Ministero della cultura, Marko Rusjan, con questo progetto la Comunità Nazionale Italiana ha incassato un risultato eccellente, un successo. In un mondo che va di fretta e cambia a ritmi serrati, spesso dimenticando o ignorando i trascorsi, il Centro trasmette conoscenze ai giovani, fa comprendere come hanno vissuto i nostri avi, chi ad esempio ha costruito i palazzi che oggi abitiamo, come si sono svolte le cose e perché sono capitate. Anche per trarne un insegnamento. Per com’è stato concepito e articolato al suo interno, il “Gravisi”, ha aggiunto, potrà coinvolgere visitatori della Slovenia, dell’Italia, della Croazia e anche di altri Paesi.

«Una bella giornata per tutti»
Per l’ambasciatore Cavagna, il “Gravisi” è un ulteriore tassello, una pietra preziosa che si pone accanto a quelle già messe negli anni addietro (anche da chi non c’è più tra noi). Riproduce lo spirito con cui l’11 settembre scorso i presidenti italiano Sergio Mattarella e sloveno Nataša Pirc Musar hanno inaugurato il restaurato Collegio dei Nobili, palazzina storica che è sede della Scuola elementare “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” e del Ginnasio “Gian Rinaldo Carli”. Occorre continuare su questa strada, ma soprattutto continuare a lavorare per rafforzare un tessuto umano incredibile, un territorio che rimante unico, indipendentemente dai confini che gli uomini hanno tracciato. “Una bella giornata per tutti”, ha concluso.
Lanciato anche il sito che allaccia Unione italiana, Ufficio Europa, Incubatore creativo “Istria” di Santa Lucia e Centro multimediale “Gravisi”, la visita guidata attraverso le varie postazioni, installazioni, animazioni multimediali e avatar digitali (per ora quello di Santorio Santorio, il medico e inventore del termometro, in futuro anche quello di Girolamo Gravisi e, perché no, magari anche di altre figure di primo piano nate e operanti in questi lidi, ha fatto toccare con mano storia, scienza, arte, cultura e la Comunità Nazionale Italiana nelle sue molteplici declinazioni e nei contatti con altre culture.

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