Brioni, arrestato l’ex direttore del Parco: presunti metodi illegali di caccia

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Brioni, arrestato l’ex direttore del Parco: presunti metodi illegali di caccia
Un'imbarcazione turistica si avvicina alle isole Brioni. Foto: Sasa Miljevic/PIXSELL

La polizia istriana ha arrestato l’ex direttore del Parco nazionale di Brioni, Eduardo Kolić, nell’ambito di un’indagine relativa al presunto utilizzo di mezzi non consentiti durante attività venatorie all’interno dell’area protetta. Le autorità non hanno ufficialmente diffuso l’identità dell’arrestato, ma fonti non ufficiali confermano che si tratta dell’ex responsabile dell’ente.

L’arresto è avvenuto lunedì 11 maggio. Nella giornata successiva gli investigatori hanno eseguito una serie di attività urgenti di raccolta delle prove, tra cui perquisizioni e acquisizioni di materiale utile all’inchiesta. La polizia, riporta l’agenzia Hina, ha fatto sapere che le indagini sono ancora in corso.

I sospetti sulle attività di gestione della fauna

Secondo quanto trapela da fonti vicine all’inchiesta, l’ex direttore sarebbe coinvolto in presunte irregolarità legate alla gestione della fauna selvatica nel territorio del Parco nazionale di Brioni. L’indagine riguarderebbe anche alcuni dipendenti e persone collegate alle attività di controllo e gestione degli animali presenti nell’arcipelago.

L’inchiesta ha preso slancio dopo la diffusione sui media di una registrazione video che mostrerebbe l’utilizzo di strumenti vietati durante operazioni di caccia. Le immagini hanno suscitato forte attenzione pubblica e spinto le autorità ad accelerare gli accertamenti.

La presa di posizione del Parco nazionale

L’attuale direttrice del Parco nazionale di Brioni, Nataša Stojkovski, ha condannato con fermezza ogni eventuale comportamento contrario alla legge e ai principi di tutela ambientale.

“La struttura condanna nella maniera più netta qualsiasi azione in contrasto con le norme vigenti, gli standard etici e i valori fondamentali della protezione della natura”, ha dichiarato, sottolineando che l’ente non tollera abusi di potere, utilizzo improprio delle risorse pubbliche o altre attività illegali.

Stojkovski ha inoltre confermato di aver presentato una denuncia penale alla Procura distrettuale di Pola contro due dipendenti del Parco, sulla base dei sospetti di abuso d’ufficio emersi dopo la pubblicazione delle immagini e delle accuse relative alle attività venatorie.

“Le attività di gestione della fauna vengono svolte esclusivamente nell’ambito del Programma di protezione della selvaggina e nel rispetto delle leggi in vigore, con l’obiettivo di preservare l’equilibrio naturale, l’ecosistema forestale e la biodiversità”, ha precisato la direttrice.

Collaborazione con gli investigatori

Dal Parco nazionale assicurano piena collaborazione con tutte le istituzioni competenti. L’ente ha annunciato che continuerà a fornire chiarimenti pubblici e risposte ai media compatibilmente con lo sviluppo dell’inchiesta e nel rispetto delle proprie competenze legali.

L’indagine potrebbe ora allargarsi ad altri aspetti della gestione interna del Parco e al ruolo di eventuali ulteriori persone coinvolte nelle attività sotto esame degli investigatori.

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