I genitori del tredicenne autore della strage avvenuta il 3 maggio 2023 nella scuola elementare “Vladislav Ribnikar” a Belgrado, in cui uccise 9 alunni e il bidello, sono stati dichiarati colpevoli e condannati complessivamente a 17 anni e mezzo di carcere.
Vladimir Kecmanović, padre del ragazzo, è stato condannato a 14 anni e mezzo di reclusione, mentre Miljana Kecmanović, la madre, ha ricevuto una pena di 3 anni. Inoltre, l’istruttore del poligono di tiro, coinvolto nella vicenda per falsa testimonianza, è stato condannato a 15 mesi di carcere.
Vladimir Kecmanović è stato giudicato colpevole di aver provocato un pericolo generale per aver custodito in modo improprio armi e munizioni, permettendo così al figlio di 13 anni di compiere il massacro. È stato inoltre condannato per negligenza e abuso nei confronti di un minore.
Miljana Kecmanović è stata condannata per possesso e traffico illegale di armi ed esplosivi, in quanto il suo DNA è stato trovato su un bossolo nella classe di storia dove è avvenuto il massacro. Anche lei è stata ritenuta colpevole di negligenza e abuso nei confronti di un minore.
Il ragazzo non è imputabile
Il giovane autore del massacro, nato il 31 luglio 2009, all’epoca dei fatti aveva solo 13 anni e, secondo la legge serba, non può essere penalmente responsabile in quanto minorenne.
La strage del 3 maggio 2023 è considerata uno degli episodi più tragici nella storia recente della Serbia. Poche ore dopo l’accaduto, il 20enne Uroš Blažić ha compiuto un’altra sparatoria in due villaggi vicino a Belgrado, uccidendo nove persone e ferendone dodici.
Blažić è stato condannato il 12 dicembre 2024 a 20 anni di reclusione, la pena massima prevista dal Codice penale serbo per individui sotto i 21 anni. La legge serba prevede l’ergastolo solo per chi ha più di 21 anni.
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