Ana Marija Ilić: «La musica pianistica riflette la parte più intima della personalità di Ronjgov»

Chiacchierata con la pianista e giornalista fiumana che recentemente ha pubblicato un Cd con le miniature per pianoforte di Ivan Matetić Ronjgov

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Ana Marija Ilić: «La musica pianistica riflette la parte più intima della personalità di Ronjgov»
Ana Marija Ilić Foto: Željko Jerneić

La musica di Ivan Matetić Ronjgov fa da più di un secolo parte del panorama musicale dell’Istria e della Regione litoraneo-montana, un po’ meno nel resto della Croazia, in primo luogo grazie alle straordinarie composizioni corali nelle quali si riflette il suo impegno volto alla codificazione, nella cosiddetta scala istriana, degli arcaici intervalli della musica popolare della penisola. Se le sue composizioni vocali hanno conosciuto una notevole diffusione, quelle scritte per il pianoforte non hanno avuto la stessa fortuna, in primo luogo perché non così complesse e poche di numero. Nonostante ciò, si tratta di brani le cui partiture sono state raccolte e pubblicate, mentre di recente, per la prima volta in forma integrale, queste composizioni sono state pubblicate su Cd. A dedicarsi a questo esigente lavoro è stata la pianista e giornalista fiumana Ana Marija Ilić, che ha presentato il risultato del suo impegno a un concerto tenutosi alla fine di novembre presso il Palazzo dello Zucchero di Fiume. Redattrice musicale a Radio Fiume e giornalista del portale Art Kvart, Ana Marija Ilić ha iniziato di recente a lavorare anche a un dottorato all’Università di Amsterdam nel quale ha unito la sua passione per il pianoforte e il suo impegno nella riscoperta dell’apporto femminile alla storia della musica, così spesso trascurato e messo in disparte nel corso dei secoli. Ma qual è il legame tra la musica di Ronjgov e quella delle donne compositrici? Lo abbiamo scoperto nel corso di una piacevole conversazione.

La riscoperta
“A un concorso pianistico al quale avevo partecipato quando ero alunna della scuola elementare di musica mi era stata regalata una raccolta di opere per pianoforte di Ivan Matetić Ronjgov che venne pubblicata nel 2000 nell’ambito della manifestazione Giornate di Matetić (Matetićevi dani, nda) – ci ha spiegato la nostra interlocutrice –. All’epoca ero ancora troppo giovane e non possedevo una conoscenza sufficiente per apprezzare e per ‘sentire’ queste composizioni, come lo posso fare oggi. All’epoca ero più interessata a dedicarmi alle celebri pagine di Chopin o Rachmaninov. Amavo in particolare i compositori russi, per cui mi concentravo in primo luogo sulle loro opere per pianoforte. Con il tempo dimenticai che Ronjgov scrisse delle composizioni per questo strumento in quanto le sue opere più note sono state composte per formazioni vocali, che sono anche i brani che ascolto di più. Ho rispolverato le sue composizioni per pianoforte nel momento in cui dovevo scegliere un tema per il dottorato, il quale però non riguarda Ronjgov, ma le donne compositrici. Mi resi conto, infatti, che la storia ricorda pochissime persone di spicco e che di norma questo stato di cose non viene messo in discussione. Nella musica classica, infatti, a un vasto pubblico vengono proposti in prevalenza Mozart e Beethoven, nel pianoforte Chopin. Invece, esiste una marea di compositori e compositrici che potrebbero cambiare questa situazione se venissero eseguiti di più e in tal modo popolarizzati e resi più accessibili.
Ragionando un po’ sul fatto che in passato la musica colta fosse riservata per le classi benestanti – dal momento che in generale per poterne fruire e per comprenderla è necessario avere determinate conoscenze, nonostante sia anche vero che la musica di qualità è capace di toccare ogni cuore – mi sono ricordata di Ivan Matetić Ronjgov, il quale integrò i motivi della musica popolare istriana con le regole della musica classica dando vita a composizioni corali monumentali, creando così composizioni rivolte a tutti. A cavallo tra il XIX e il XX secolo questa era una pratica abbastanza diffusa, soprattutto nell’Europa dell’Est in cui i vari Paesi erano alla ricerca di una propria identità, ma a differenza di altri compositori, Ronjgov non stilizzava la musica popolare, bensì inseriva citazioni di canti popolari nelle sue composizioni. Nonostante la storia della musica croata riconosca la grandezza di Matetić, le sue opere non sono molto diffuse nei repertori dei cori nel resto della Croazia e fuori dai suoi confini, ma vengono eseguite in prevalenza in Istria e nella nostra Regione.
Quando ho iniziato a studiare la sua musica per pianoforte ho scoperto che queste partiture possiedono profondità, anche se si tratta di brani brevi e semplici. Hanno però una funzione didattica e si potrebbero eseguire a scuola in quanto contengono numerosi elementi pianistici grazie ai quali gli allievi possono progredire. D’altro canto, ci sono composizioni che dimostrano come Matetić abbia avuto una conoscenza abbastanza vasta per poter comporre anche per il pianoforte, ma sembra che avesse deciso di dedicarsi di più alle composizioni destinate alla voce”.

Molte delle composizioni corali di Matetić sono complesse, definite come «sinfonie vocali», mentre al contempo i suoi brani per pianoforte sembrano delle bozze che non sono state successivamente elaborate.
“Le sue composizioni per pianoforte più elaborate sono la ninna-nanna ‘Nani nani’ e ‘Tičji pir’, nonché la Suite istriana. Quest’ultima è a sua volta una bozza, in quanto avrebbe dovuta essere elaborata e orchestrata come colonna sonora di un film, ma ciò non andò in porto. Per quanto riguarda le altre composizioni, queste sono state scritte per i nipoti di Matetić, per cui immagino che l’obiettivo fosse quello di produrre composizioni semplici e adatte alla loro età. Si tratta di brani vivaci e adatti ai bambini. Credo che Matetić riservò la complessità per le opere corali, mentre la parte più intima della sua personalità veniva espressa nelle sue miniature per pianoforte.
Nonostante Matetić sia un compositore conosciuto in questi territori, le sue composizioni per pianoforte, come detto, non vengono eseguite regolarmente, se si esclude il succitato ‘Tičji pir’, che viene occasionalmente eseguito da qualche studente della scuola media superiore di musica, trattandosi di un brano veloce, brillante e d’effetto. Il curriculum delle scuole di musica è molto rigido e segue una scaletta definita tanto tempo fa, con opere canoniche di Bach, Mozart, Beethoven, Czerny e via dicendo che contengono gli elementi pianistici indispensabili per sviluppare la tecnica e l’interpretazione. Per questo motivo sarebbe necessario dapprima valutare in che modo una determinata composizione possa contribuire alla crescita dello studente, ma questo richiede parecchio tempo. Inoltre, i curriculum richiedono che nell’arco di un anno scolastico l’alunno esegua un brano di un compositore croato, ma ritengo che questo sia poco”.

Ha pensato di realizzare un Cd con le musiche di altri compositori croati dei nostri territori? Ad esempio Josip Kaplan?
“Non ho pensato a Kaplan, ma alle compositrici croate. Nel curriculum delle scuole di musica non è prevista l’esecuzione di composizioni scritte da donne, per cui è assolutamente possibile che nell’arco di tutta la verticale di formazione musicale, dalla scuola elementare all’Accademia, una pianista o un pianista non abbiano mai l’occasione di suonare un brano scritto da una compositrice”.

La figura di Dora Pejačević
L’unica eccezione è Dora Pejačević, le cui composizioni si trovano occasionalmente nei programmi concertistici.
“Esatto, ma soltanto di recente, dopo che alcuni musicologi tedeschi iniziarono a studiare il suo lascito. La sinfonia di Dora Pejačević veniva eseguita a Dresda negli anni Venti del XX secolo, mentre invece non sappiamo in quale misura la sua musica venisse proposta a Zagabria. Al contempo, le composizioni del suo contemporaneo Blagoje Bersa venivano regolarmente presentate ai concerti nella capitale. Dora Pejačević è stata riconosciuta come un’importante compositrice in Croazia soltanto diversi decenni dopo la sua morte.
Il mio prossimo progetto è registrare le composizioni di Ivana Lang, una compositrice trascurata che ho preso come esempio per la mia tesi di dottorato, alla quale sto lavorando online assieme a una professoressa del corso interdisciplinare dell’Università di Amsterdam. La mia mentore è una grande ispirazione per me e dopo ogni conversazione il mio bisogno di conoscenza diventa sempre più urgente. In questo contesto devo menzionare un’altra persona che mi ispira molto: la prof.ssa Diana Grgurić, che ritengo una delle intellettuali più importanti nella nostra città e le cui lezioni di storia della musica seguivo all’Accademia. Lei applica il suo vasto sapere in un contesto molto ampio nel campo della musica.
Nel mio dottorato ho preso come esempio tre compositrici croate e analizzo la ragione per la quale le donne generalmente, non soltanto in Croazia, ma anche nei Paesi Bassi e in Germania, sono state trascurate e quali sono i meccanismi dell’oblio. Oltre a Ivana Lang, ho preso come esempio anche Dora Pejačević, nonché Sanja Drakulić, una compositrice contemporanea che ha conquistato numerosi premi per le sue composizioni, si è diplomata a Mosca, ma non insegna composizione all’Accademia di Musica di Zagabria, bensì a Osijek e da noi le sue opere non vengono spesso eseguite”.

Dal tema della sua tesi di dottorato è chiaro che la parità dei sessi è un argomento molto importante per lei…
“Senz’altro. Sono femminista e sono d’accordo con l’affermazione di Simone de Beauvoir secondo la quale le donne sono ancora sempre ‘il secondo sesso’. Oggigiorno, nel mondo si sta riesaminando la storia con l’intento di riconoscere l’importanza del contributo femminile nella società, ma ancora oggi nelle posizioni dirigenziali si trovano per la maggior parte gli uomini. Osservando nello specifico il mondo della formazione musicale, nelle scuole di musica e nelle accademie insegnano numerose donne, ma nei ruoli di presidi e capidipartimento, direttori del programma, per fare alcuni esempi, troviamo in prevalenza uomini. Negli ultimi anni ogni tanto qualche professoressa ottiene una carica importante, ma si tratta di eccezioni che confermano la regola. Esistono anche delle teorie secondo le quali nella storia ci sono stati compositori che si appropriavano delle opere musicali scritte da donne e le presentavano come proprie. Di conseguenza, credo che molte composizioni firmate con ‘anonimo’, non essendo noto il nome dell’autore, siano state effettivamente scritte da un’’anonima’. Scoprire chi siano le ‘anonime’ è il mio progetto di vita perché ritengo che sia giusto riconoscere il valore di queste donne dimenticate. Lavorando al dottorato ho scoperto l’esistenza di un’enciclopedia di compositrici e mi ha molto sorpreso vedere quante donne si occupino di composizione e in quale misura il loro lavoro sia trascurato o addirittura sconosciuto. Per questo motivo vorrei un giorno organizzare un concorso di pianoforte al quale si suonerebbero soltanto composizioni scritte da donne e vorrei anche insegnare a un corso universitario dedicato soltanto alle compositrici. Credo che sia importante conoscere questo universo trascurato anche per dare un esempio femminile alle bambine e ragazze. Perché non far sì che le giovani donne prendano come esempio personaggi quali Clara Schumann o Ivana Lang?”.

Come è nato il suo amore per la musica e per il pianoforte?
“Provengo da una famiglia in cui tutti suonavano qualche strumento, anche se io sono la prima che ha deciso di completare l’intera verticale e studiare all’Accademia di Musica. Il pianoforte era per me lo strumento più interessante e ritengo che abbia molte più possibilità degli altri strumenti, in primo luogo perché non necessita di un altro strumento come accompagnamento. Il mio professore Vladimir Babin mi ha detto una volta che il pianoforte è lo strumento più difficile da suonare quando si parla di livelli professionali. Sono d’accordo con lui perché durante il mio percorso ho superato diverse crisi, momenti in cui volevo rinunciare e smettere di suonare, ma grazie al sostegno della mia famiglia per fortuna non lo feci. Frequentare la scuola di musica significava trascorrere tutto il giorno a scuola per poi venire a casa e dover ancora esercitarmi. Non sorprendono quindi le occasionali crisi che mi affliggevano. Sono felice però di non aver rinunciato al pianoforte, anche se gli anni dell’Accademia sono stati molto stressanti per me. Si tratta di un’istituzione molto rigida nella quale bisogna eccellere per poter superare tutte le sfide e chi rimane indietro non ha possibilità di successo. Per questo motivo anche tra gli studenti si percepiscono una costante competizione e invidia”.

Il ruolo dei concorsi pianistici
Qual è la sua opinione sui concorsi pianistici? Molti ritengono che la musica non sia una cosa che si può «misurare».
“La musica è qualcosa che percepiamo in maniera soggettiva, ma è necessario avere delle conoscenze prima di approcciarsi alla musica colta. Ci sono degli elementi immutabili nella musica, ovvero il testo e l’interpretazione, il che richiede un sapere che ci permette di suonare meglio. I concorsi sono un modo per ottenere visibilità nel mondo della musica classica, il che porta più concerti. Il risultato di ogni concorso si deve prendere con le pinze, considerata la soggettività della musica, ma le regole sono sempre le stesse. Negli ultimi decenni i pianisti sono diventati sempre più bravi tecnicamente e suonano brani difficili in età sempre più giovane. Ma in questo caso manca la maturità necessaria per interpretare un determinato brano”.

Chi la ispira nel pianismo e nella musica in generale?
“Ritengo che il migliore pianista del mondo sia Ivo Pogorelić. Lo ammiro e credo che sia davvero speciale e unico. Per quanto riguarda i compositori e le compositrici, qui le cose cambiano in continuazione. Amo molto Rachmaninov e Skrjabin, ma anche Clara Schumann e Dora Pejačević”.

Sogni nel cassetto?
“In primo luogo, vorrei completare il mio dottorato, mentre per il resto spero di continuare a leggere molto e a viaggiare, che è un altro mio grande amore”.

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