La sovrintendente del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, Dubravka Vrgoč, è da un anno alla guida della più grande e complessa istituzione culturale finanziata dalla Città di Fiume. Se comparato con gli otto anni trascorsi a capo del Teatro dal suo predecessore Marin Blažević, il primo anno del suo mandato, dal punto di vista del repertorio, sembra un po’ meno propenso alla sperimentazione e più radicato nella tradizione, seppure con uno sguardo rivolto verso la contemporaneità. La sovrintendente ha voluto introdurre nel cartellone anche il ciclo intitolato “Teatro filosofico”, un programma che ha attirato l’attenzione del pubblico con ospiti di rilievo, la cui opera comunica con il mondo contemporaneo e si interroga sul presente da diverse prospettive. Non sono mancate nemmeno le controversie, e qui facciamo riferimento al fortemente contestato arrivo del rinomato coreografo israeliano Ohad Naharin, autore del balletto “Venezuela”, che ha coinvolto il Balletto del Teatro e, nonostante gli inviti al boicottaggio degli attivisti pro-Palestina, si è rivelato un successo di pubblico e critica. È stato un anno importante anche per il Dramma Italiano, il quale ha dimostrato una crescita artistica notevole sotto la guida del direttore f.f. Mirko Soldano.
Nell’ambito di quest’intervista con la sovrintendente – realizzata prima che il nostro quotidiano giungesse a conoscenza del cambio al vertice del Dramma Italiano –, abbiamo voluto fare un bilancio del 2025 in seno al Teatro e rivelare le novità che ci attendono nell’arco di quest’anno.
La stagione teatrale è in pieno svolgimento. Quali sono le sue impressioni sul pubblico e sul successo dei programmi finora proposti?
“Dal mio arrivo nel Teatro fiumano nel gennaio del 2025 sono cambiate molte cose. Da un lato ci siamo impegnati a creare un repertorio che possa soddisfare un pubblico vario per sensibilità e aspettative, mentre dall’altro abbiamo introdotto alcuni cambiamenti nel funzionamento dell’ente. Osservando in retrospettiva ciò che è stato fatto l’anno scorso posso dirmi molto soddisfatta. Le nostre undici première sono state accolte con entusiasmo dal pubblico fiumano e non solo, siamo riusciti ad attirare gli spettatori a teatro grazie a un programma variegato e a renderli partecipanti attivi al dialogo avviato dal palcoscenico, comunicando direttamente con questo tempo e lo spazio nel quale viviamo”.

Grande potenziale
All’inizio del 2025, quando ha assunto l’incarico di sovrintendente, aveva dichiarato che sarebbe stato necessario assumere più ballerini nel corpo di ballo, nonché nei servizi tecnici del teatro al fine di poter realizzare anche i programmi più ambiziosi. Ne ha già parlato con il fondatore, ovvero la Città di Fiume? Com’è la sua collaborazione con la Città?
“La collaborazione con la Città è molto buona. Avevo bisogno di un po’ di tempo per individuare tutto il valore del Teatro fiumano, ma anche i problemi che gli artisti e i servizi tecnici affrontano quotidianamente. Trovo che ora è per me molto più facile definire le priorità e lavorarci su. C’è ancora molto da fare e da migliorare, ma questi cambiamenti non possono verificarsi dall’oggi al domani, essi richiedono sia tempo che pazienza, ma anche la volontà del fondatore e di noi in teatro di attuarli. Il Teatro fiumano ha molto potenziale e sono sicura che nel prossimo futuro esso sarà non solo il centro degli eventi teatrali in questi territori, bensì anche un’importante destinazione teatrale europea”.
Ha dichiarato di voler realizzare uno spettacolo sulla città di Fiume basato sui testi drammatici di rinomati scrittori fiumani. In quale misura conosce Fiume? Prima di diventare sovrintendente visitava questa città?
“Visitavo questa città fin dalla fine degli anni Ottanta, quando come critica teatrale dell’allora ‘Vjesnik’ venivo a Fiume per scrivere degli spettacoli del Teatro fiumano e dopo le première mi affrettavo a prendere l’autobus notturno per tornare a Zagabria. A questa città mi legano forti emozioni, in quanto a Fiume mio padre frequentò l’allora Accademia di Pedagogia (oggi Facoltà di Lettere e Filosofia, nda). A Fiume sono stata spesso e ho trovato sempre intrigante non soltanto il suo passato, ma anche il suo presente. Fiume è una città estremamente teatrale e ciò si può captare dal suo panorama, come pure dalla sua impressionante e provocante storia, la quale deve essere raccontata anche a teatro. Per questo motivo ho commissionato dei testi teatrali da alcuni scrittori fiumani sul tema di Fiume, lasciando loro l’opportunità di scrivere ciò che vogliono relativo alla loro città. Lo spettacolo che riunirà tutti i loro testi avrà la sua première nel 2027”.
Ottantesimo del Dramma Italiano
Come vede l’importanza del Dramma Italiano nel contesto della scena culturale fiumana, croata ed europea? Crede che questo sia un ensemble completo, o ritiene che anche esso, come il Balletto, abbia bisogno di essere “rimpolpato” con nuove leve?
“Quest’anno, il Dramma Italiano celebra l’80esimo anniversario, che è una data estremamente importante. Basti dire che il Piccolo Teatro, ovvero il teatro stabile più importante in Italia, venne fondato nel 1947, quindi un anno dopo il Dramma Italiano a Fiume. Dalla sua storia, come pure dai suoi successi attuali, si legge la sua importanza. Sono orgogliosa per il fatto che nel 2025 abbiamo prodotto due spettacoli di grande attrattiva assieme a due teatri nazionali italiani, ovvero il Teatro Stabile del Veneto e l’Emilia Romagna Teatro Fondazione, mentre il terzo spettacolo è stato realizzato in collaborazione con il Festival Mittelfest di Cividale. In futuro intendiamo proseguire la collaborazione con registi rilevanti e affermati nonché con i teatri italiani che con il loro repertorio, come pure con i loro risultati artistici, sono affini al nostro teatro. Attendo con gioia il programma per l’80esimo del Dramma Italiano, che sarà destinato a tutte le generazioni di spettatori e che speriamo dovrebbe attirare anche un nuovo pubblico. Per quanto riguarda i ‘rinforzi’, questi in prospettiva sono necessari, ma per ora ci impegniamo a ingaggiare tutti i membri dell’ensemble e a farli collaborare con i loro colleghi degli altri ensemble per creare spettacoli di grande successo quali, ad esempio, il musical ‘West Side Story’, che ha visto la partecipazione di tutte le sezioni del teatro”.
Ha dichiarato che nella realizzazione di spettacoli darà la precedenza alle forze “di casa”. Questo vuol dire che nei programmi verranno ingaggiati meno ospiti?
“Mi impegno e mi impegnerò a impiegare il più possibile a teatro i nostri artisti, in primo luogo perché alcuni di loro sono stati assenti per un certo periodo dal palcoscenico fiumano. Noi abbiamo dimostrato già nel corso della scorsa stagione che siamo capaci di portare in scena un’opera complessa come ‘Manon Lescaut’ affidandoci esclusivamente ai nostri cantanti e così procederemo anche in futuro, laddove ciò sarà possibile. Ovviamente, i team d’autori non possono essere ‘di casa’ dal momento che nella maggior parte dei casi essi non si trovano a Fiume, ma possiamo educarli e trattenerli il più possibile in questa città”.
Il primo appuntamento del ciclo “Teatro filosofico” era focalizzato sui cambiamenti climatici. Questo è un tema che le interessa in modo particolare? Ritiene che se ne parli a sufficienza?
“I cambiamenti climatici sono senza dubbio un tema estremamente importante in quest’epoca, ma ritengo che esso non venga discusso a sufficienza, né in maniera coerente. Tuttavia, ci sono anche altri temi che preoccupano, tra cui le catastrofi come la guerra, che si sta avvicinando, senza contare quelle economiche e politiche. C’è poi anche un altro tema che viene trascurato all’interno dell’oggi popolarissimo argomento della sostenibilità, ovvero la questione della sostenibilità del teatro ai tempi delle succitate catastrofi che rendono il teatro fragile e suscettibile ai cambiamenti, dalla perdita del pubblico alla perdita della stabilità finanziaria. Ritengo che queste siano le questioni più urgenti nello spazio teatrale europeo”.
Dibattito e dialogo
Può commentare gli eventi relativi all’arrivo del coreografo Ohad Naharin al Teatro fiumano e alle reazioni che esso ha suscitato? L’opinione pubblica fiumana si è divisa in due fazioni in occasione della sua partecipazione al “Teatro filosofico” e al suo lavoro con il Balletto, ma ci sembra comunque ingiusto accusare i manifestanti che hanno interrotto la première del balletto “Venezuela” di antisemitismo, come è stato suggerito dalla ministra della Cultura e dei Media nella sua dichiarazione in merito.
“La notizia che il Teatro fiumano avrebbe ospitato Ohad Naharin suscitava per mesi tensioni in Teatro e in città. Come rilevato in più occasioni, Naharin è uno dei più grandi coreografi mondiali, ma è anche critico del governo israeliano e della sua politica. Ha partecipato a eventi di raccolta di aiuti umanitari per gli abitanti di Gaza ed è uno dei firmatari della controversa lettera degli artisti con la quale si invitava a fermare la guerra e a liberare gli ostaggi. Durante il suo soggiorno a Fiume avevamo organizzato una tavola rotonda invitando al dibattito e al dialogo e ci aspettavamo che a questa si presentassero anche quelli che invitavano a boicottare lo spettacolo. Ciononostante, essi non hanno preso parte al dibattito, per cui non hanno potuto sentire la chiara tesi di Ohad a favore della Palestina, in cui l’artista ha affermato che senza di essa nemmeno Israele ha un futuro. Invece di partecipare alla tavola rotonda, i manifestanti si sono presentati allo spettacolo con l’intento di interromperlo, il che ha suscitato inquietudine tra il pubblico e tra gli artisti in scena. Ripeto ancora una volta che sostengo pienamente la libertà dell’espressione artistica e il diritto a opinioni divergenti e rispetto l’espressione pacifica di idee, ma ribadisco che nessuno ha il diritto di minacciare la sicurezza di altre persone e di impedire una recita nello spazio teatrale. Sono sempre aperta a un dialogo responsabile e in contesti adatti, come pure al rispetto reciproco come base di ogni comunità culturale”.
Si proseguirà con l’opera di restauro dell’edificio del Teatro? Di recente sono state rinnovate le porte all’ingresso del palazzo. Quali sono i piani futuri in questo contesto?
“L’opera di restauro della sede dello ‘Zajc’ è indispensabile, in quanto il palazzo si trova in condizioni precarie. È stata completata l’opera di rinnovo delle porte all’ingresso del palazzo e speriamo di proseguire in questa direzione. Se non sbaglio, nella strategia culturale della Città di Fiume per i prossimi quattro anni è stata inserita anche l’opera di restauro della sede del Teatro”.
Anniversari e celebrazioni
A febbraio di quest’anno verrà organizzata una manifestazione dedicata a Boris Papandopulo in occasione del 120esimo anniversario della sua nascita. Ci può presentare questo festival?
“Boris Papandopulo, uno dei più grandi compositori croati, ha lasciato una profonda impronta a Fiume. Ricoprì la carica di direttore dell’Opera dal 1946 al 1948 e ancora dal 1953 al 1959. Nel 1946 diresse il primo spettacolo dell’Opera e del Balletto dell’allora Teatro Popolare di Fiume, ovvero l’opera ‘Nikola Šubić Zrinjski’. Nel Teatro fiumano ebbe luogo la première della sua opera ‘Rona’ e del balletto ‘Dr. Atom’, mentre per l’inaugurazione solenne della sede rinnovata dello ‘Zajc’ compose nel 1981 la cantata ‘Mantinjada’ che diresse lui stesso. Già tutti questi dati indicano un legame profondo tra il grande compositore, direttore d’orchestra, pianista, maestro accompagnatore, critico, scrittore musicale, pubblicista, autore di circa 440 composizioni antologiche e il nostro teatro. Per questo motivo, nell’anniversario della sua nascita proporremo un concerto di gala in sede, ma sono previsti anche concerti in altri spazi di Fiume”.
L’anno scorso lo “Zajc” ha celebrato il 140esimo anniversario. È soddisfatta del riscontro dei cittadini al programma preparato per l’occasione e articolatosi per una settimana?
“Sono molto soddisfatta della partecipazione dei cittadini. In estate, nell’ambito delle Notti estive fiumane, abbiamo avuto il ‘Verdi weekend’ nel corso del quale in diversi formati e in diversi spazi abbiamo eseguito le opere di Verdi. Nel corso della settimana di celebrazioni del 140esimo del palazzo abbiamo proposto opere di Ivan de Zajc dallo spettacolo ‘Nel parco dell’eroe’ all’interpretazione di arie di Zajc dalla finestra del Teatro e ai programmi destinati ai bambini. Quest’anno abbiamo avviato anche alcuni programmi importanti con i quali il pubblico è tornato a teatro: ‘Lo ‘Zajc’ nel vostro quartiere’ e ‘Lo ‘Zajc’ nella vostra città’. In diversi rioni di Fiume abbiamo proposto frammenti del nostro repertorio e abbiamo socializzato con i cittadini che in seguito ci visitavano nella nostra sede. Ritengo molto importanti le iniziative di questo tipo perché il teatro è uno spazio aperto a tutti i cittadini di Fiume, uno spazio in cui tutti dovrebbero sentirsi sicuri e soddisfatti”.
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