Da oggi, martedì 12 maggio, Pietro Ciscutti ha un monumento al Cimitero civico di Monte Ghiro. Non è un monumento qualsiasi, né la sua collocazione è irrilevante. La scultura è un imponente masso in “giallo d’Istria” detto anche Canfanaro, di forma rettangolare, dal peso considerevole di cinque tonnellate e dal fronte a forme geometriche caratteristiche dell’autore, Gualtiero Mocenni coadiuvato dal figlio Simone.
Ciscutti, non c’è bisogno di ripeterlo ma non guasta, è stato un magnate delle fonderie di fine Ottocento, poi costruttore edile e infine benefattore, promotore di importanti opere civili che spaziano dai due teatri in centro città alle due piazze (Port’Aurea e Dante Alighieri) cui diede palazzi, infrastrutture, tutto a proprie spese, poiché dopo aver conosciuto l’ebbrezza del guadagno eccezionale ha avuto anche la folgorazione della necessità della donazione disinteressata.
Oggi, dunque la cerimonia dello scoprimento del monumento nella piazzetta all’entrata del camposanto ai due lati delimitata delle cellette cinerarie. Calde e sincere le orazioni delle autorità che hanno sottolineato il fatto per cui Pola non potrà mai sdebitarsi abbastanza col suo benefattore anche se dagli anni Duemila in qua una delle sue strade pedonali più battute porta il suo nome, proprio come la Sala maggiore del Teatro Popolare Istriano da un paio di anni a questa parte. Il suo peccato capitale è stato quello di averne smantellato il sepolcro nell’immediato dopoguerra, per consentire le tumulazioni dei nuovi arrivati. Ora il monumento di Mocenni ripara tardivo il danno di una generazione meno illuminata di quelle attuali. Ma ecco i messaggi lanciati ieri al camposanto di Monte Ghiro.

Boljunčić: «Grazie a Ciscutti»
Valter Boljunčić, presidente del Consiglio municipale di Pola, insiste su questo punto: “È necessario seguire l’esempio di Ciscutti, polese adottivo che ha impegnato parte della sua ricchezza per lasciarla ai concittadini: è necessario che chi si arricchisce abbia l’obbligo morale di restituire parte dei propri averi alla città che gli ha permesso di arricchirsi. Oggi guardiamo i re del mattone costruire a tappeto e spesso abbiamo l’impressione che non ci sia più bellezza nelle opere civili. Grazie a Ciscutti per il Teatro, uno dei primi dell’odierna Croazia, grazie per averci lasciato la bellezza, di averci insegnato ad amare la propria città, e il dovere di restituire parte di immense fortune fortune ai posteri”.
Grbin: «Corretta un grave ingiustizia»
“Oggi correggiamo una grave ingiustizia che risale a più di settant’anni fa”, ha detto il sindaco Peđa Grbin, in riferimento alla profanazione del sepolcro di Ciscutti (le sue spoglie sono finite nell’ossario cimiteriale), “un’ingiustizia che andava rettificata anche se a distanza di tutti questi decenni”. Il vicesindaco Vito Paoletić ha sottolineato il concetto della riparazione del torto: “Con il collocamento del nuovo monumento al nostro concittadino emerito di origine friulana, emendiamo un’ingiustizia storica procurata da parte delle autorità comunali a Pietro Ciscutti, la cui tomba venne appunto adibita ad altro uso, ovvero venne ceduta ad un’altra famiglia verso la metà degli anni Cinquanta a quanto pare. Il valore aggiunto di quest’opera è che essa sia stata plasmata dalle mani e dal cuore degli artisti Mocenni, il padre Gualtiero e il figlio Simone. Sono certo che piacerà, che sarà vista e apprezzata. Si trova in una posizione non indifferente, all’entrata del cimitero cittadino ed è con questa scultura che la Città di Pola sottolinea quanta gratitudine deve al suo benefattore, al mecenate Pietro Ciscutti, che ha lasciato opere importanti in città nelle vie Kandler, Sergia, in piazza Dante Alighieri e Port’Aurea e quindi non solo i due teatri”, ha concluso il vicesindaco.

Le caratteristiche dell’opera
Il console onorario Tiziano Sošić si è unito agli oratori per ringraziare la Città di Pola per aver reso il dovuto omaggio a Ciscutti, e trasmettere i saluti della console generale d’Italia a Fiume, Iva Palmieri. L’autore Gualtiero Mocenni ha illustrato le caratteristiche del monumento, che possiede due facciate lavorate, come il teatro possiede due porte: la prima rappresenta la porta principale, “dove succede tutto, dove vengono allestiti gli spettacoli di arte drammatica e lirica, e dove trova posto la sua stessa opera ispirata alle Quattro stagioni di Vivaldi”, mentre la facciata posteriore rappresenta la porta del retro che “rimane chiusa, che occorre cercare ed è necessario aprire”, ha detto Mocenni raccontando alcuni aneddoti d’infanzia e della prima giovinezza per cui, se non ci fosse stato il teatro di Ciscutti, molto probabilmente non ci sarebbe stato nessuno scultore Mocenni a tributargli oggi l’onore con questa scultura.
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