Il caso EPPO scuote la magistratura croata: «Violata la normativa europea»

Turudić respinge le critiche di Bruxelles e insiste: «Sarà la Corte UE a pronunciarsi». Sullo sfondo l’inchiesta che coinvolge l’ex ministro Beroš e lo scontro con Laura Kövesi

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Il caso EPPO scuote la magistratura croata: «Violata la normativa europea»
Il procuratore generale Ivan Turudić. Foto: Marko Prpic/PIXSELL

Occhi puntati sul conflitto di competenze tra la Procura europea e la magistratura croata. Il procuratore generale della Croazia, Ivan Turudić, ha ribadito che sarà la Corte di giustizia dell’Unione europea a pronunciarsi sulla controversia relativa ai poteri decisionali nei casi di sovrapposizione tra la Procura di Stato croata (DORH), e l’Ufficio del procuratore europeo (EPPO).

Parlando ai giornalisti durante le celebrazioni per il quinto anniversario dell’Università della Difesa e della Sicurezza “Dr. Franjo Tuđman”, Turudić ha scelto toni netti, evitando di entrare nel merito delle osservazioni formulate dalla Commissione europea. Bruxelles, infatti, sostiene che il procuratore generale non possa decidere autonomamente sui conflitti di competenza tra le due autorità giudiziarie.

“Deciderà la Corte di giustizia dell’Unione europea, poiché la Commissione europea è parte del procedimento”, ha dichiarato Turudić, sottolineando di non poter commentare ulteriormente il caso. Il magistrato ha aggiunto che il segretariato della Corte UE avrebbe richiamato esplicitamente il rispetto dello Statuto del Tribunale, parlando di possibili violazioni delle norme europee e della legislazione croata, incluso il Codice penale.

Lo scontro istituzionale

La vicenda si inserisce nel più ampio contenzioso nato attorno all’“affare Microscopi”, l’inchiesta che ha coinvolto anche l’ex ministro della Salute, Vili Beroš. Dopo l’emersione dello scandalo, il partito ambientalista-progressista Možemo!, insieme ai socialdemocratici dell’SDP, aveva chiesto alla Corte costituzionale croata di rivolgersi ai giudici europei per chiarire i limiti delle rispettive competenze tra EPPO e Procura nazionale.
Successivamente, la Corte costituzionale croata ha effettivamente sottoposto la questione alla Corte di giustizia UE. Nel quadro di quel procedimento è intervenuta anche la Commissione europea, sostenendo formalmente che Turudić non abbia l’autorità per stabilire quale organismo debba condurre le indagini nei casi di conflitto tra DORH ed EPPO.

La scelta di affidare il caso all’USKOK

Nonostante le contestazioni europee, Turudić aveva in seguito deciso che l’intero fascicolo dovesse essere affidato all’USKOK, l’Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, dopo che l’EPPO aveva trasferito gli atti dell’inchiesta alle autorità croate.
Una decisione che aveva provocato la reazione della procuratrice capo europea Laura Kövesi, la quale aveva segnalato il comportamento del procuratore generale croato alla Commissione europea, alimentando ulteriormente la tensione tra Zagabria e Bruxelles sul rispetto delle prerogative dell’EPPO.

Nel frattempo, la Procura penale municipale di Zagabria ha aperto un’indagine sulla fuga di notizie relative agli atti dell’inchiesta europea, successivamente confluita con quella della magistratura croata.

Una questione dal forte peso politico

Turudić ha voluto anche replicare alle pressioni dell’opposizione, insistendo sul fatto che la decisione finale non spetterà ai partiti politici. “Non saranno Možemo! né altre opzioni politiche a decidere, ma la Corte di giustizia dell’Unione europea”, ha affermato.
Možemo!

Anche l’opposizione alza il livello dello scontro istituzionale sul caso EPPO-DORH. La coordinatrice di Možemo!, Sandra Benčić, ha sostenuto che il parere inviato dalla Commissione europea alla Corte di giustizia UE confermerebbe l’impossibilità di considerare imparziale la Procura statale croata nel “caso Beroš”. Secondo Benčić, Bruxelles avrebbe riconosciuto che il regolamento europeo sull’EPPO viene applicato “in modo illegittimo” in Croazia.

La leader dell’opposizione ha ricordato che, dopo l’arresto dell’ex ministro Beroš nel novembre 2024, si aprì il conflitto sulla competenza dell’inchiesta tra EPPO e USKOK, con il procuratore generale Ivan Turudić che affidò il fascicolo alla magistratura croata. Benčić ha accusato anche il premier Andrej Plenković di essersi “illegalmente intromesso” nel procedimento, sostenendo che il governo avrebbe cercato di esercitare un controllo politico sulle istituzioni indipendenti. Možemo! aveva proposto che a decidere sui conflitti di competenza fosse un tribunale indipendente o il presidente della Corte Suprema, proposta respinta dalla maggioranza HDZ. Secondo Benčić, una futura sentenza favorevole della Corte UE potrebbe certificare la violazione della Costituzione croata da parte del governo e della Procura generale.

Il caso rischia ora di trasformarsi in un precedente rilevante per l’intero sistema giudiziario europeo, soprattutto sul delicato equilibrio tra sovranità nazionale e competenze della Procura europea nella gestione dei reati che coinvolgono fondi comunitari.

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