Il caro-vacanze in Croazia fa rumore in tutta Europa

Dalla Repubblica Ceca all’Austria, dall’Ungheria alla Slovacchia, i media stranieri fanno i conti con birre, ristoranti, lettini e gelati sempre più costosi

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Il caro-vacanze in Croazia fa rumore in tutta Europa
Turisti sull'isola di Lesina (Hvar). Foto: Zvonimir Barisin/PIXSELL

L’estate croata finisce sotto la lente dei turisti europei: dopo le proteste e le polemiche degli italiani sui prezzi sempre più alti, anche dalla Germania, dall’Austria, dalla Repubblica Ceca, dall’Ungheria e dalla Slovacchia arrivano giudizi tutt’altro che teneri. Birra, pizza, pesce, gelati, lettini e ombrelloni: il tema del caro Adriatico continua a occupare le pagine dei media stranieri, mentre la stagione turistica si avvia verso la conclusione.

Non è però solo una storia di lamentele. In molti articoli emerge anche un’altra lettura: la Croazia ha perso definitivamente l’immagine di destinazione economica, ma resta una meta molto amata. Il vero problema, secondo diversi commentatori e turisti, è il rapporto tra i prezzi attuali e quelli ricordati fino a pochi anni fa, riporta N1.

Dalla birra da 8 euro alle pizze da 13: lo shock dei cechi

A raccontare con particolare dovizia di dettagli l’esperienza di una vacanza in Croazia è stato il portale ceco Newstream. In un reportage significativamente intitolato “Birra per duecento, mura per mille. La Croazia mette alla prova i limiti dei turisti”, la giornalista Petra Nehasilova prende come punto di partenza proprio la bevanda nazionale dei cechi: la birra.

A Morter (Murter), racconta, una lattina di Pilsner ceca da mezzo litro costa in negozio circa 1,95 euro. Al bar, però, i prezzi cambiano radicalmente: una birra alla spina può arrivare a 4 euro per mezzo litro, mentre per alcune birre di frumento o artigianali si possono spendere anche 6,50 euro. A Ragusa (Dubrovnik), poi, una birra può superare gli 8 euro.

Ma non è soltanto la birra a sorprendere i visitatori cechi. Secondo il reportage, una pizza da 13 euro non è più affatto un’eccezione: una margherita parte da 10,50 euro, mentre per una capricciosa si arriva a 12 euro e per altri tipi di pizza si supera facilmente questa soglia. Prezzi analoghi per la pasta: 13,50 euro per un piatto al ragù, 14 euro per una carbonara e 16,50 euro per la pasta con gamberi.

Il pesce costa ancora di più: orata o branzino alla griglia intorno ai 19 euro, calamari alla griglia oltre i 20 euro. Prezzi che, osserva la giornalista, sorprendono soprattutto perché Morter non è una destinazione paragonabile a località come l’isola di lesina (Hvar) o Ragusa (Dubrovnik). E proprio per questo, secondo il reportage, le cifre praticate sull’isola possono risultare persino più sorprendenti di quelle delle località turistiche più famose.

L’euro ha reso i confronti più immediati

Nell’analisi ceca viene sottolineato anche un elemento importante: l’introduzione dell’euro potrebbe non essere la causa diretta dell’aumento dei prezzi, ma ha certamente reso più semplice il confronto con altre destinazioni della zona euro, dall’Italia alla Grecia.

I maggiori costi per il personale, l’energia, le tasse e la gestione delle attività vengono indicati come alcuni dei fattori alla base degli aumenti. Per i turisti, però, vedere direttamente il prezzo in euro rende immediata la domanda: quanto costa davvero una vacanza in Croazia rispetto a quella in un’altra località del Mediterraneo?

Non tutto, naturalmente, è più caro. La giornalista di Newstream segnala che benzina e sigarette continuano a costare sensibilmente meno che nella Repubblica Ceca.

«Addio sandali e paté»: i cechi guardano altrove

Un altro articolo, pubblicato dall’Ekonomický magazín ceco, affronta invece il problema da una prospettiva più ampia. Il titolo, “Addio sandali e paté”, richiama l’immagine tradizionale delle vacanze delle famiglie ceche in Croazia e suggerisce che qualcosa stia cambiando.

Secondo il giornale, i turisti cechi non avrebbero più lo stesso peso di un tempo nelle strategie del turismo croato. E proprio l’aumento dei prezzi, insieme alle temperature estive sempre più elevate, starebbe spingendo alcuni viaggiatori a considerare altre destinazioni.

Tra le alternative viene citata persino la costa polacca, scelta da alcuni turisti per i prezzi più bassi e per una minore barriera linguistica.

Il portale, tuttavia, non prevede un vero e proprio addio dei cechi alla Croazia. Il Paese continuerà probabilmente a essere una delle mete preferite delle famiglie, ma resta aperta la domanda su quanto a lungo la tradizionale fedeltà al mare croato potrà resistere all’aumento dei prezzi.

Anche gli austriaci fanno i conti con il caro Adriatico

Che la Croazia non sia più una destinazione economica lo scrive apertamente anche il settimanale austriaco Heute. In un articolo dedicato ai costi delle vacanze sul mare croato, il giornale parla di un profondo cambiamento rispetto al passato: quello che una volta era considerato un paradiso accessibile per le vacanze estive viene ora percepito come una destinazione decisamente più costosa.

Heute cita un’analisi del blog tedesco Worldonabudget, basata su un sondaggio condotto tra 1.448 turisti e su prezzi rilevati in strutture ricettive, ristoranti, gelaterie e supermercati. Il 67 per cento degli intervistati ritiene che i prezzi in Croazia siano troppo alti, il 31 per cento li considera ragionevoli e soltanto il 2 per cento giudica il Paese una destinazione economica.

Secondo i dati riportati dal settimanale austriaco, sulla base dei prezzi raccolti in 59 ristoranti dell’Adriatico croato, mezzo litro di birra alla spina costa mediamente 4,66 euro, una bibita gassata 3,65 euro, un cappuccino 2,60 euro e una porzione di ćevapčići in media 14,14 euro.

Rispetto all’anno scorso, sempre secondo questa analisi, la birra sarebbe aumentata del 13,4 per cento, gli ćevapčići dell’8,1 per cento e il pesce del 10,6 per cento.

Ragusa (Dubrovnik) primeggia per i prezzi delle bevande, mentre i prezzi più alti per il cibo sarebbero stati rilevati a Bescanuova (Baška), sull’isola di Veglia (Krk). L’Istria, invece, se la caverebbe meglio della Dalmazia per quanto riguarda i prezzi nei ristoranti.

Gli appartamenti costano meno, ma la vacanza resta cara

Un dato interessante riguarda invece gli alloggi. Secondo la stessa analisi, il prezzo medio di un pernottamento sarebbe sceso da 105,60 euro dell’anno scorso a 97,52 euro di quest’estate, con una diminuzione del 7,65 per cento.

A pesare sul budget, dunque, non sarebbe soltanto l’alloggio, ma soprattutto la spesa quotidiana. Un turista sul litorale croato spenderebbe in media tra gli 80 e i 90 euro al giorno.

In un sondaggio pubblicato direttamente da Heute, il 38 per cento dei partecipanti ha dichiarato di sentirsi, durante le vacanze in Croazia, letteralmente “spennato”.

Ancora più netto il risultato di un sondaggio del Kronen Zeitung: alla domanda se fosse ancora possibile permettersi una vacanza in Croazia, il 44 per cento ha risposto sì, mentre il 56 per cento ha risposto negativamente.

Turchia, Grecia ed Egitto: la concorrenza si fa sentire

La conseguenza più evidente dell’aumento dei prezzi è il confronto sempre più frequente con altre destinazioni. Per i media austriaci, Turchia, Grecia, Egitto e Bulgaria riescono ad attirare una parte crescente dei turisti grazie soprattutto alle offerte all inclusive, spesso molto più convenienti.

Secondo quanto riportato dal Kronen Zeitung, una vacanza della stessa durata in Turchia o in Grecia può costare anche diverse centinaia di euro in meno rispetto a un soggiorno in Croazia.

Il giornale austriaco osserva che la Croazia ha ormai perso da tempo la sua immagine di meta a basso costo e che molti viaggiatori stanno cercando alternative più convenienti nel Mediterraneo.

La Germania si divide: «prezzi folli», ma anche libertà di scelta

Anche la Frankfurter Rundschau ha affrontato recentemente il tema, parlando apertamente del termine “truffa”, sempre più presente nelle discussioni sui social network dedicate alle vacanze in Croazia.

Parcheggi costosi, ristoranti, appartamenti: secondo il giornale tedesco, molti visitatori abituali confrontano i prezzi di oggi con quelli degli anni passati e restano delusi dalla trasformazione della Croazia.

Ma non tutti condividono questa visione. Nell’articolo viene citato anche un cittadino tedesco trasferitosi in Dalmazia tre anni e mezzo fa, secondo il quale il turista ha comunque la possibilità di scegliere.

Se un parcheggio nel centro di una città costa 5 o 10 euro, osserva, basta scegliere di non parcheggiare lì. E, soprattutto, i prodotti che hanno subito forti aumenti in Croazia sono diventati più costosi un po’ ovunque in Europa.

La crescita dei prezzi, secondo questa interpretazione, sarebbe anche la conseguenza della trasformazione del Paese: ingresso nell’Unione europea, nello spazio Schengen, investimenti nelle infrastrutture e progressivo avvicinamento agli standard economici dell’Europa occidentale.

Ungheresi sorpresi dai lettini a 40 euro

Il portale ungherese Origo parla invece di una vera e propria doccia fredda per le famiglie magiare. Secondo il giornale, la Croazia ha ormai perso definitivamente il suo carattere di destinazione conveniente e si è avvicinata ai livelli di prezzo delle mete più costose d’Europa.

Tra gli esempi citati ci sono alcune cifre rilevate a Rovigno: 40 euro per un normale lettino senza materassino e altri 20 euro per l’ombrellone. Per una porzione di ćevapčići o di pasta si spenderebbero dai 12 ai 18 euro, mentre le specialità di pesce partirebbero da 25 euro.

Una pallina di gelato costa tra 2,50 e 3,50 euro e una birra alla spina tra 4 e 5 euro.

Per i media ungheresi, il consiglio è semplice: chi vuole trascorrere le vacanze sulla costa croata deve pianificare con molta attenzione il proprio budget, per evitare brutte sorprese.

In Istria anche gli slovacchi restano senza parole

L’Istria è finita sotto la lente di un giornalista del portale slovacco Azet, che ha raccontato la propria esperienza con un titolo decisamente eloquente: i prezzi sulla costa istriana “toglieranno il fiato agli slovacchi”.

Il giornalista ha raccolto alcuni esempi dai ristoranti di pesce della penisola: 12 euro per un’insalata leggera di polpo, 17 euro per la pasta ai frutti di mare, 21 euro per una porzione di calamari e 50 euro per un piatto di pesce per due persone.

Il messaggio rivolto ai turisti con un budget limitato è chiaro: prima di ordinare, meglio guardare attentamente il menu.

La rassegna della stampa europea mostra che il malcontento tra i turisti è diffuso.

Austriaci, cechi, ungheresi, slovacchi e tedeschi stanno facendo gli stessi confronti degli italiani. La Croazia continua ad avere un enorme vantaggio: la vicinanza geografica per molti mercati, un mare apprezzato, migliaia di chilometri di costa e un legame consolidato con generazioni di turisti europei.

Il nodo, però, è sempre lo stesso. Per anni la qualità del mare croato è stata associata anche all’idea di una vacanza più accessibile rispetto ad altre destinazioni mediterranee. Oggi quell’equilibrio sembra essersi spezzato.

E mentre alcuni turisti sono disposti ad accettare prezzi più alti in cambio di servizi e qualità, altri iniziano a chiedersi se, con lo stesso budget, non sia possibile trovare un’offerta migliore in Grecia, Turchia, Egitto o altrove.

La stagione 2026, almeno dal punto di vista della percezione dei prezzi, lascia dunque un messaggio piuttosto chiaro: il caro Adriatico è diventato un tema europeo.

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