Ci vengono in mente Ulli Maier, che perse la vita in quella maledetta discesa a Garmisch nel 1994; oppure Regine Cavagnoud, morta in un incidente in allenamento a Pitztal nel 2001; o ancora David Poisson, scomparso sempre in un training a Nakiska nel 2017. Con i passi da gigante fatti sul fronte della sicurezza pensavamo che gli incidenti mortali sulle piste del circo bianco non si sarebbero più ripetuti, ma ci stavamo soltanto illudendo. L’ultimo anno è stato dannatamente crudele, funestato da ben quattro giovani vite spezzate mentre inseguivano i propri sogni. Il 28 ottobre 2024 Matilde Lorenzi incontrava la morte in un allenamento di gigante in Val Senales prima ancora di compiere 20 anni mentre sognava il debutto in Coppa del Mondo; il 9 marzo 2025 Marco Degli Uomini perdeva la vita a soli 18 anni cadendo sulle nevi dello Zoncolan mentre si stava riscaldando per fare da apripista ai Campionati regionali Children; il 24 aprile 2025 la 18enne promessa dello sci francese Margot Simond moriva in Val d’Isere durante un allenamento nell’ambito di uno show targato Red Bull; lo scorso 15 settembre ci lasciava Matteo Franzoso, spentosi all’ospedale di Santiago del Cile il giorno prima di compiere 26 anni dopo due giorni di agonia in seguito alla caduta nel corso di un training a La Parva. Lo sci – lo sappiamo – è uno sport pericoloso e il rischio zero non esiste, però quattro giovani atleti morti in pista in meno di 12 mesi è durissimo da accettare.
La Slovenia senza i suoi totem
E non va certo meglio in termini di infortuni. Limitandoci al settore femminile, ferme ai box troviamo Federica Brignone, che sta lottando contro il tempo per rientrare in tempo per le Olimpiadi di Milano-Cortina dopo essersi distrutta la gamba sinistra la scorsa primavera ai Campionati assoluti; Lara Gut-Behrami, out per la rottura del crociato, potrebbe aver chiuso qui la sua straordinaria carriera dato che aveva annunciato da tempo che quella in corso sarebbe stata la sua ultima stagione in Coppa del Mondo; Michelle Gisin ha rischiato davvero grosso per la lesione cervicale rimediata nella prova cronometrata della discesa di Sankt Moritz; Petra Vlhova è fuori combattimento da ormai due anni a causa del ginocchio che continua a darle problemi e che rischia di farle saltare pure la rassegna a cinque cerchi; Marta Bassino e Marta Rossetti sono già proiettate all’inverno 2026/27; Corinne Suter è al momento ferma ma dovrebbe riuscire a recuperare in tempo per difendere l’oro olimpico di Pechino in discesa.
Un’ecatombe che non ha risparmiato nemmeno la nazionale slovena, rimasta orfana per il resto della stagione dei suoi due fari nelle discipline tecniche: Neja Dvornik si è fratturata tibia e perone cadendo nel riscaldamento dello slalom di Gurgl, mentre qualche giorno prima Andreja Slokar si era rotta il crociato del ginocchio destro in un allenamento a Sölden. Niente Giochi di Cortina dunque per la classe 1997 di Aidussuna, che proprio nella conca ampezzana si rivelò al mondo con quel fantastico quinto posto centrato nello slalom del Mondiale 2021. L’inverno successivo è stato quello della consacrazione con i primi due successi in Coppa del Mondo, nel parallelo di Lech in apertura di stagione e soprattutto nel “suo” slalom alle finali di Meribel. E con in mezzo il quinto posto – a soli 10 centesimi dalla medaglia di bronzo – alle Olimpiadi di Pechino. Ma nell’ottobre 2022 il ginocchio sinistro cede in un training in Val Senales e Andreja ci mette quasi due stagioni per tornare al vertice, prima di rinascere con il terzo posto colto nell’ultima gara dello scorso inverno, nello slalom delle finali di Sun Valley. Ora una seconda mazzata che azzera nuovamente tutto.
Innanzitutto come sta il tuo ginocchio?
“Il ginocchio sta molto bene. Anzi, a dir la verità non me l’aspettavo così bene perché quando mi sono fatta male la prima volta tre anni fa ho avuto tantissimi problemi anche all’inizio e adesso invece quei problemi non ce li ho. Il ginocchio non si gonfia, non ho perso il muscolo e controllo bene la gamba perciò non posso proprio lamentarmi”.
Quando potrai rimettere gli sci ai piedi?
“Spero a maggio. Ma forse già a fine aprile”.
Questo stop rischia di condizionare la preparazione per la stagione 2026/27?
“Non credo. Però rientrare direttamente nella stagione successiva significa non fare gare per un anno e mezzo e questo non è certamente il massimo”.
È lo stesso tipo di infortunio di tre anni fa o ci sono invece delle differenze?
“L’infortunio è uguale identico alla prima volta dato che ho rotto solamente il crociato e nient’altro. E da questo punto di vista sono stata fortunata. L’unica differenza è che tre anni fa mi ero fatta male al ginocchio sinistro e ora invece è saltato quello destro”.
Cosa vuoi che siano due crociati rotti rispetto ai 23 interventi subiti alle ginocchia da Nina Ortlieb… Battute a parte, come fa lei non solo a tornare ogni volta ma anche a rientrare sempre competitiva?
“Me lo chiedo anch’io… Di quei 23 interventi la maggior parte sono in artroscopia, quindi di pulizia del ginocchio, ma a prescindere da quello la ammiro molto. Non so veramente come faccia a tornare ogni volta come se nulla fosse”.
Quant’è difficile tornare dopo un infortunio del genere?
“Penso che sia più facile dopo il secondo infortunio perché più o meno sai già come vanno le cose e quindi puoi gestirla meglio. Ma ne riparliamo comunque tra un anno… Devo dire che il primo infortunio l’ho vissuto proprio male e se il ginocchio non guarisce bene ti ritrovi con moltissimi problemi. Io ho avuto tantissimo dolore, poi non ti fidi e ho fatto anche tanta fatica a ‘prendere’ il muscolo. Non riuscivo a ritrovare la fiducia, ma quello era più un problema di testa”.
Dover saltare la stagione olimpica è il peggio che possa capitare a un atleta…
“Ci sono rimasta veramente malissimo. Che poi per me sono quasi le Olimpiadi di casa essendo Cortina dietro l’angolo… Però lo sport è anche questo e fa parte del gioco”.
Negli ultimi 12 mesi siamo stati purtroppo testimoni di quattro morti avvenute in pista: viene da chiedersi ma che cosa sta succedendo?
“È veramente terribile e non ho una risposta a questa domanda”.
Conoscevi Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso?
“No”.
Come ti spieghi i tanti infortuni?
“In realtà non so se adesso siano di più rispetto a prima. Magari se ne parla di più perché stavolta sono i più forti a essersi fatti male. Però anche in passato ci sono sempre stati tantissimi infortuni, solo che non se ne parlava così tanto perché si trattava di atleti fuori dai 30”.
Sul fronte della sicurezza è stato fatto molto negli ultimi anni, ma secondo te dove c’è ancora margine per migliorare?
“Non penso di essere la persona adatta per parlare di queste cose. È un discorso molto complesso. Ad esempio si potrebbe bagnare di meno le piste, ma se le bagni di meno poi il manto si spacca più velocemente e ti ritrovi con tante buche e di conseguenza una pista ancora più pericolosa. Non puoi dire ‘OK, sistemo questo e ho risolto il problema’. Non è così che funziona”.
Ci si fa più male nelle discipline veloci o in quelle tecniche?
“Ero sempre convinta che fosse più pericoloso fare velocità, poi però ho rotto il primo crociato facendo gigante e il secondo facendo slalom perciò adesso non so più che cosa pensare”.
Voi atleti cercate di più il limite in gara o in allenamento?
“Dipende. È un discorso individuale. Ci sono atleti che in allenamento spingono al 50% e poi in gara si trasformano facendo vedere anche un altro tipo di sciata. Viceversa, ce ne sono altri che invece vanno forte in allenamento e meno in gara”.

Quando e perché hai iniziato a praticare lo sci?
“Ho iniziato quando avevo 5 anni. Avevo troppe energie in corpo e per scaricarle mia mamma ha pensato di iscrivermi in uno sci club. Mi è piaciuto fin da subito, ho trovato anche tanti amici e da lì non ho più smesso”.
Perché hai scelto le discipline tecniche? Domanda forse un po’ retorica considerando che in Slovenia non ci sono piste di discesa…
“In realtà da ragazzina ho vinto i Campionati nazionali di superG, però una volta sbarcata nel circuito FIS abbiamo deciso di puntare sul gigante dato che in quel momento era la mia disciplina più forte. Poi però è andata meglio in slalom che in gigante… Ci sembrava un po’ stupido aggiungere altre discipline visto che facevo già tanta fatica in queste due. Nei primi sette anni andavo veramente male sia in slalom che in gigante”.
In Coppa del Mondo hai raggiunto il top in slalom, ma non in gigante: cosa ti manca tra le porte larghe?
“Fiducia. In estate a Ushuaia mi sentivo quasi più a mio agio in gigante che in slalom, però in gara vengono fuori dubbi e insicurezze e quindi non riesco a esprimermi al meglio. Infatti all’esordio a Sölden è andata male e poi è successo quel che è successo…”.
Delle due vittorie ottenute in Coppa del Mondo ti sta più a cuore la prima colta nel parallelo di Lech o la seconda centrata nello slalom di Meribel?
“Ovviamente quella di Meribel. Già quando ho vinto a Lech nell’intervista al traguardo avevo detto che è sì bello vincere in parallelo, ma che il mio obiettivo è vincere in slalom. E alla fine ce l’ho fatta”.
Per quanto riguarda la Coppa del Mondo, Shiffrin vincerà il “coppone” a mani basse data l’assenza di Brignone e Gut-Behrami o credi piuttosto che ci sarà qualcuna in grado di fargliela sudare?
“Non è così facile vincere la generale. Quest’anno ci sono tante ragazze forti che stanno girando sul podio. Secondo me Mikaela non la vince così tranquillamente. Non c’è nulla di scontato e basta poco che ti crolla tutto”.
Chi potrebbe essere la rivale più pericolosa?
“Robinson e Goggia sono vicine”.
E nel maschile? Odermatt è già in fuga…
“Solo per provare a battere Odermatt devi andare forte in tre discipline. Continuo a pensare che sia Meillard l’avversario più pericoloso. Non ha iniziato benissimo la stagione, ma ora sta iniziando a ingranare”.
Tornando a Shiffrin, che tipo è Mikaela?
“Non saprei perché non la conosco di persona. Quando siamo in partenza io mi faccio i cavoli miei e non guardo tanto in giro. Abbiamo parlato pochissime volte. È difficile giudicare una persona che non conosci”.
Qual è la sciatrice che se la tira di più?
“Nessuna in particolare”.
Solidarietà femminile?
“No, non è quello… Conosco di più le slalomiste rispetto alle gigantiste perciò già il campo si restringe. Tra le slalomiste non mi sembra che qualcuna se la tiri”.
Escluse ovviamente le tue compagne di nazionale, con quali ragazze vai più d’accordo?
“Ho legato soprattutto con Chiara Pogneaux, ma anche con Marie Lamure e Martina Peterlini mi trovo molto bene. Tra le slalomiste, le prime sette sono tutte simpatiche. A parte la Shiffrin. Con questo non sto dicendo che Mikaela non sia simpatica, è solo che lei non la conosco bene come le altre. Lena Dürr, ad esempio, è strasimpatica. Peraltro il suo skiman è sloveno perciò capita spesso di parlare e di scherzare insieme”.
E invece il rapporto con Zrinka Ljutić e Leona Popović?
“Abbiamo un bel rapporto. Con Leona ci siamo incrociate a Sölden proprio il giorno in cui mi sono fatta male… È passata a salutarmi ed eravamo entrambe felici di rivederci dopo parecchio tempo. Zrinka invece l’ho conosciuta quando era appena arrivata nel circuito FIS”.
Si vedeva già allora che era una predestinata?
“Sì. Ricordo un allenamento fatto insieme a Hippach. Lei non aveva ancora esordito in FIS e si allenava con noi in gigante. Io l’ho guardata e ho detto ‘Wow! Questa scia davvero bene’. Tra l’altro anche il mio allenatore mi faceva vedere i suoi video e mi diceva ‘Guarda la sua posizione, guarda che linee che fa’. Già da giovanissima sciava veramente forte”.
Come vedi il futuro della Coppa del Mondo femminile? Saranno Ljutić, Aicher e Colturi a raccogliere il testimone e a dominare la scena nel momento in cui Shiffrin, Brignone e Gut-Behrami diranno basta?
“Direi proprio di sì. Anzi, secondo me la Aicher è la più pericolosa delle tre perché già adesso va forte in tutte le discipline e in questa stagione è già salita sul podio sia in discesa che in slalom. Le altre due dovranno necessariamente aggiungere una terza specialità per giocarsela con lei. Comunque sì, loro tre sono il futuro dello sci femminile”.
Tra l’altro la Aicher è l’unica vera polivalente, ovvero l’unica che corre in tutte e quattro le discipline. Siccome però fare tutte le discipline è massacrante, non credi che farebbe meglio a toglierne una e quindi limitarsi a tre?
“È difficile giudicare da fuori. Io non so cosa voglia dire fare tutte e quattro le discipline perché non le ho mai fatte. Però il bello di fare tutte le specialità è che sai di avere la possibilità di giocartela su più fronti. Se invece ti limiti a una sola disciplina e ti fissi solo su quella, alla fine perdi un po’ la base. Secondo me ti dà tanto gareggiare in più discipline”.
Però ti espone anche maggiormente al rischio di infortuni…
“Io mi sono fatta male due volte facendo solo due discipline…”.

Che cosa ne pensi dei comeback di Lindsey Vonn e Marcel Hirscher? Molti hanno criticato la loro scelta di tornare in pista…
“Ognuno è libero di pensarla come vuole. Se loro si divertono a sciare e a gareggiare, hanno fatto bene a tornare. Comunque devo ammettere che la Vonn è impressionante. Ho guardato la discesa che ha vinto qualche giorno fa. Cioè questa non ha fatto gare per tanti anni, torna a 41 anni e scia con tutta quella confidenza!? E poi ci sono io che mi faccio male, perdo un anno e faccio fatica a credere in me stessa… Dal mio punto di vista il suo ritorno fa bene anche a noi altre perché ti fa vedere che alla fine è solo sci, basta che credi in te, che lavori bene e ce la fai”.
A che cosa pensi in partenza?
“Troppe volte mi chiedo se sono capace. Una domanda che un atleta non dovrebbe mai porsi. Ed è per questo che poi tante gare le sbaglio. Quando invece riesco a essere tranquilla, a pensare solamente a ciò che devo fare, a come uscire dal cancelletto, quelle gare le faccio bene”.
Sei scaramantica al cancelletto?
“No, zero”.
Non per fare del gossip, ma la tua storia con Davide Brignone, il fratello di Federica?
“Non stiamo più insieme. Però siamo rimasti in buoni rapporti”.
Complimenti, questo non è mai scontato. Ma quindi che tipo è Federica, visto che hai avuto modo di conoscerla meglio?
“Solare e super competitiva. Da questo punto di vista ci assomigliamo parecchio. Anche solo giocare a carte si trasforma in una guerra con lei. Comunque è una ragazza soprattutto piena di energie”.
Le chiedi consigli sul gigante?
“No. Mai chiesto nulla di sci”.
Credi che riuscirà a recuperare in tempo e a presentarsi al cancelletto alle Olimpiadi?
“Non so come procede il suo recupero perciò non posso rispondere. So che è tornata sulla neve, ma un conto è fare campo libero e un altro l’allenamento vero e proprio. Comunque le auguro di cuore di esserci a Cortina”.
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