Vladimir Miholjević: «A casa c’è sempre qualcosa da fare»

CICLISMO Dopo avere partecipato alla Parigi-Nizza in qualità di direttore sportivo della Bahrain McLaren, è stato 14 giorni in autoisolamento

Vladimir Miholjević. Foto: Goran Žiković

Dallo scorso fine settimana, Vladimir Miholjević è tornato nuovamente in… circolazione. All’ex ciclista professionista, ora direttore della corsa Cro Race e uno dei direttori sportivi della Bahrain McLaren, è scaduto il periodo di 14 giorni di autoisolamento a causa dell’epidemia di coronavirus. Non era contagiato, non era stato in contatto con un caso positivo, ma la sua quarantena domiciliare è stata ordinata dopo che il 14 marzo scorso era rientrato in Croazia dalla Francia, che era già stata inserita nella lista dei Paesi dai quali, una volta rientrati, si doveva andare in autoisolamento.
Com’è trascorso l’autoisolamento?
“Tutto sommato bene. Mia moglie e i due figli si sono trasferiti nell’appartamento di mia madre, io sono rimasto nel nostro, sempre all’interno di una stessa casa privata. Distanza sociale garantita e nessun contatto. Ci salutavamo dai balconi. La moglie Irena e mamma Jožica mi facevano da mangiare e mi lasciavano il pasto davanti alla porta d’ingresso. Stiamo tutti bene e spero rimanga così”.
Nella sua carriera è stato vittima di diversi infortuni per cui rimanere a casa non è una novità…
“È vero, ma questo è diverso. In primo luogo perché non sono infortunato, in secondo perché c’è molta incertezza. Quando hai un infortunio segui il processo di riabilitazione e sai più o meno quando ritornerai in attività. Stavolta invece il futuro è ancora incerto”.
Erano lunghe le giornate?
“Non troppo, c’è comunque sempre qualcosa da fare sia per quel che riguarda il team ciclistico, sia per quel che concerne le corse da organizzare. Una, ad esempio, è già stata annullata, l’X terra di triathlon che si doveva tenere a Lussino. Dobbiamo ancora vedere se allestirla più avanti oppure rimandarla al 2021. Per il resto ho lavorato molto sulla preparazione della squadra una volta passata la pandemia di coronavirus. Noi come squadra abbiamo lavorato in rete con le videoconferenze, con le applicazioni che ti permettono di seguire il lavoro di ogni singolo atleta grazie a delle piattaforme su Internet. In tal modo si permette anche ai tifosi di vedere almeno in parte come si svolge la preparazione. Come detto, il problema maggiore è l’incertezza in quanto non sai quando riprenderanno gli allenamenti su strada e le corse”.
E dire che alla Bahrain McLaren la stagione era iniziata bene. Al momento dello scoppio dell’epidemia eravate in Francia.
“Sì, partecipavamo alla Parigi-Nizza, che si è tenuta dall’8 al 13 marzo. La squadra si comportava bene, avevamo una vittoria di tappa con Cortina, due secondi posti con lo stesso Cortina e Teuns, il quinto posto dello stesso Teuns in generale. Poi però le notizie che giungevano, specialmente dall’Italia, erano sempre più preoccupanti. Anche se non lo manifestava apertamente il più preoccupato era l’italiano Caruso, ma il suo dovere l’ha sempre fatto. Poi a due tappe dalla fine abbiamo deciso di abbandonare la corsa. La salute era prioritaria e dopo avere parlato con tutto lo staff e i corridori, abbiamo deciso di andarcene. Devo dire che i ciclisti non hanno fatto alcuna pressione su di noi, anzi se fosse stato per loro avremo continuato a gareggiare e in tal modo hanno mantenuto un altissimo livello di professionalità. Ma comunque hanno lasciato a noi la scelta di che cosa fare. Una decisione alla fine giusta, in quanto nessuno dei ciclisti ha contratto il coronavirus. Così il 13 marzo abbiamo lasciato la carovana, ma non siamo potuti rientrare in Croazia e Slovenia attraverso l’Italia dove erano già in atto le misure preventive, per cui abbiamo fatto rientro a casa dopo 1.700 chilometri attraverso la Germania con tre automobili, un pullman, un furgone e altri due camion. Nella notte tra il 13 e il 14 noi sette membri del team siamo rientrati in Croazia e siamo stati sottoposti ad autoisolamento”.
La Parigi-Nizza si è svolta senza pubblico e pare che anche al Tour sarà riservata la stessa sorte…
“Per quel che concerne la Parigi-Nizza, la decisione è stata quella di correre senza pubblico, ma alla fine sia alla partenza che al traguardo c’erano dei tifosi. Il Tour senza pubblico? Siamo ancora lontani, saremo felici quando potremo allenarci in strada, cosa proibita attualmente in Italia, Francia e Spagna. Appena quella volta saremo in grado di decidere che cosa fare per non mettere in pericolo l’incolumità dei tifosi e degli atleti. Si sta lavorando all’ipotesi del Tour senza pubblico. Comunque anche senza pubblico lo spettacolo non mancherà, i ciclisti sicuramente si daranno battaglia e trasmetteranno un’energia positiva ai tifosi davanti ai piccoli schermi. Quella stessa energia che gli appassionati di ciclismo ci danno a bordo strada. Se volete questo sarà un modo per ricambiare tutto l’affetto che ci danno e credetemi saremo più impoveriti noi della carovana che il pubblico stesso. Se questo è il nostro apporto per far tornare quanto prima tutto nella normalità, ben venga anche il Tour senza pubblico”.
Si parla anche di una possibile grande corsa in tre Paesi diversi, Italia, Francia e Spagna.
“Sinceramente è la prima volta che sento di quest’ipotesi per cui non saprei proprio che cosa dire. Certamente il calendario ha subito e subirà ancora delle modifiche. Ad esempio le Classiche monumento di primavera sono state rinviate in autunno, lo stesso dicasi per la Tirreno-Adriatico. Staremo a vedere che cosa succederà”.
A proposito di autunno. La Cro race è in agenda tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Si farà? Non si farà?
“Per ora non stiamo pensando ad alcun rinvio. Vedremo come si evolveranno le cose da qui in avanti. Abbiamo davanti a noi ancora sei mesi. Abbiamo definito diverse cose dal lato organizzativo, ma ora ci siamo fermati. I nostri partner sono attualmente impegnati a risolvere questioni più urgenti legate all’epidemia di coronavirus. Ripeto, non abbiamo nessuna fretta. L’importante è che riprendano le corse in quanto molte purtroppo sono state cancellate, come il Tour sloveno che era in programma in giugno. È la seconda volta che accade dal 1993. Noi come macchina organizzativa saremo sempre pronti. In conclusione, la Cro race rimane in calendario come pure la corsa sui 300 chilometri di un giorno che organizzeremo in Istria il secondo fine settimana di ottobre. Per questa corsa sono rimasti ancora soltanto 100 posti liberi: finora ci sono oltre mille iscritti”.

Facebook Commenti