Vincerà il titolo chi perderà meno punti

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Vincerà il titolo chi perderà meno punti
Un precedente a Rujevica tra Rijeka e Dinamo. Foto: Roni Brmalj

A Rujevica è scattato il conto alla rovescia in vista del big match di domenica contro la Dinamo. Il successo nel derby con l’Istra 1961 ha rimesso il Rijeka in carreggiata tenendolo ancora aggrappato nella lotta al titolo, ma soprattutto riportato il sereno dopo la tempesta seguita al pesantissimo doppio stop con Dragovoljac e Gorica. Esattamente ciò di cui la squadra aveva bisogno, ovvero una settimana per preparare in tutta tranquillità e con fiducia lo scontro con i campioni in carica. Una settimana in cui c’è stato anche il tempo per il rinnovo di Goran Tomić che era in scadenza (si parla di un biennale, ma la società continua a mantenere il massimo riserbo quando ci sono di mezzo i contratti dei suoi tesserati), mettendo così a tacere una volta per tutte le voci che lo accostavano al Maksimir, al Poljud e anche a presunte esperienze all’estero. Un segnale forte e di grande stima nei confronti del proprio allenatore che, risultati alla mano, sta facendo un ottimo lavoro. Nella speranza però che il tecnico sebenzano non incappi nella stessa sorte del suo predecessore Simon Rožman, il quale poche settimane dopo la firma sul rinnovo rassegnò le dimissioni dopo un’improvvisa crisi di gioco e di risultati…

E a proposito di allenatori, l’ultimo turno di campionato ha fornito uno spunto molto interessante per quanto riguarda Kopić, Bjelica, Tomić e Dambrauskas. Sebbene abbiano tutti e quattro filosofie diverse, in campo le loro squadre hanno tutte avuto lo stesso sentimento – paura. Dinamo e Rijeka hanno sofferto parecchio e soltanto nel finale sono riuscite a piegare la resistenza delle ultime due della classe Hrvatski dragovoljac e Istra 1961, mentre invece nel derby del Gradski vrt Osijek e Hajduk se ne sono date di santa ragione, ma alla fine dei conti entrambe hanno avuto il braccino. O per meglio dire la paura di sbagliare. E e ben vedere c’è poco da stupirsi perché la stagione è giunta al rush finale e i punti ora pesano parecchio, al pari della pressione che diventa di giornata in giornata sempre più difficile da gestire. Alla linea del traguardo mancano soltanto sette turni e la sensazione è che da qui alla fine il bel gioco andrà a farsi benedire. Comprensibilmente.

I fiumani per sfatare il tabù

Adesso c’è all’orizzonte la supersfida tra Rijeka e Dinamo che potrebbe ulteriormente sconquassare la classifica. In caso di sconfitta i fiumani verrebbero “congelati” a -8 dicendo definitivamente addio ai sogni di gloria, mentre con un successo riaprirebbero nuovamente i giochi. Se poi dovesse maturare un pareggio, la distanza dalla vetta rimarrebbe immutata (5 punti), ma il titolo sarebbe comunque un po’ più lontano. In altre parole, Drmić e soci sono obbligati a vincere. E provare finalmente a sfatare il tabù Rujevica visto che fin qui non è arrivato nemmeno un successo negli scontri diretti giocati davanti al proprio pubblico. Che sia la volta buona?

Viceversa, se la Dinamo dovesse fare bottino pieno taglierebbe fuori dai giochi proprio il Rijeka ritrovandosi quindi con un avversario in meno. Tuttavia, gli zagabresi non riescono in alcun modo a scrollarsi di dosso le inseguitrici nemmeno ora che non hanno più il fardello dell’Europa. Molti stanno puntando il dito contro Kopić, reo di non essere riuscito a dare un’identità alla sua squadra, ma è altrettanto vero che i numeri sono dalla sua parte, basti pensare che quando è subentrato a Krznar la Dinamo veleggiava il terza posizione e ora invece è in testa, benché con sole due lunghezze di margine sull’Osijek. Se in via Maksimir guardano tutti dall’alto, il merito è soprattutto delle giocate dei singoli (di Oršić su tutti).

Osijek e Hajduk a singhiozzo

Anche sulle sponde della Drava piovono vagonate di critiche all’indirizzo di Bjelica per quel suo gioco scorbutico i cui due punti cardine sono soffocare la manovra avversaria e mantenere la porta inviolata. Un concetto ribadito per l’ennesima volta dallo stesso tecnico dopo lo scialbo 0-0 con l’Hajduk (“Non subiamo gol da cinque partite e dopotutto un punto è sempre meglio di zero”). Al contrario della Dinamo, ciò che manca agli slavoni sono i gol di coloro che dovrebbero essere i leader dell’attacco, ossia Mierez, Caktaš e Lovrić. È impressionante l’involuzione dell’argentino, fermo a soli 3 gol segnati, e pensare che la scorsa stagione era stato il capocannoniere del campionato. L’ex capitano dell’Hajduk è stato il grande colpo del mercato di gennaio, ma contro la sua ex squadra ha sbagliato il rigore che avrebbe potuto tagliare dalla lotta gli spalatini. Infine, l’ex fantasista del Gorica, pagato a peso d’oro, fatica a entrare nei meccanismi di Bjelica. Nonostante tutto l’Osijek è ancora lì attaccato alla Dinamo, ma di questo passo non resisterà ancora a lungo.

Discorso simile infine per l’Hajduk. Va bene prendere giocatori forti a gennaio (Kalinić, Ferro, Grgić), soltanto che poi bisogna fare i conti con il loro inserimento negli schemi, un processo che richiede determinate tempistiche. Se a ciò aggiungiamo un Livaja a secco da quattro partite e un Dambrauskas a corto di idee nel momento in cui il suo bomber non vede la porta, ecco che il -7 dalla vetta si spiega molto facilmente.

Insomma, la lotta rimane aperta, ma una certezza c’è: a vincere il titolo non sarà la squadra che conquisterà più punti, bensì quella che ne perderà di meno.

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