Vanoli: «Una fine deve esserci per un grande inizio»

L'ex allenatore di Koper e Olimpija, ha deciso di rimanere a Capodistria

Rodolfo Vanoli

In Slovenia sono tre gli allenatori che hanno conquistato tutti i tre trofei nazionali: Darko Milanič e Ante Šimundža, i quali hanno avuto modo di allenare il Maribor e l’italiano Rodolfo Vanoli, che con il Koper nel 2015 ha vinto Coppa e Supercoppa e con l’Olimpija nel 2017 il campionato che mancava a Lubiana da ben 21 anni. Il 57.enne tecnico di Gavirate, dopo due stagioni trascorse in Puglia sulla panchina del Bisceglie (Lega Pro), era ritornato in Slovenia per valutare alcune offerte di società di Prima Lega, ma poi, con il peggioramento della situazione igienico-sanitaria dovuta al coronavirus e lo stop del campionato il 12 marzo, è stato di fatto messo in “lista d’attesa”. Vanoli lo abbiamo incontrato in uno splendido pomeriggio di primavera, prima di salire in sella della sua bici e affrontare la solita dose quotidiana di una quarantina di chilometri nell’entroterra di Capodistria, la città che dal 2012 è diventata la sua seconda casa. “Per l’amore della famiglia, per il rispetto del Paese che ormai mi ospita da 8 anni e in cui vivo ben volentieri, ho deciso di rimanere nella casa di Capodistria, che oramai mi ha adottato”, sottolinea.
Politica e calcio
“Io ho grande rispetto delle regole. I bravi politici attuali sono quelli che nonostante si siano trovati in una situazione di emergenza straordinaria, e chi mai si sarebbe aspettato una pandemia globale e una catastrofe del genere, hanno saputo reagire di giorno in giorno. Faccio i complimenti a loro, ai medici, agli infermieri, ai volontari e a tutti coloro che ci hanno permesso di arrivare a un punto in cui si intravede una luce di speranza rispetto a un mese fa. Ripeto, quella che ci ha colpito è una pandemia senza precedenti. Si parlerà per decenni del Covid-19 anche per le morti che ha portato, senza guardare in faccia nessuno. In questo senso non posso essere d’accordo con i politici che parlano e guardano il mondo del calcio soltanto dal punto delle cose negative. Gli stipendi, i tagli degli stipendi… loro dovrebbero pensare a costruire e non a distruggere quanto di bello e di positivo c’è in Italia, in Slovenia o in qualsiasi altro Paese del mondo. Il calcio va salvaguardato”.
Le regole vanno rispettate
Da oltre un mese la Slovenia ha deciso di dare delle regole ben precise per sconfiggere il coronavirus. “Quando ho deciso di rimanere qui ero un po’ preoccupato. In Italia erano chiusi bar, ristoranti, scuole e quant’altro. In Slovenia all’inizio non avevano ancora capito la gravità del problema e difatti siamo partiti, e dico siamo perché mi sento parte di questa Nazione, una settimana troppo tardi. Devo però fare i complimenti per come è stata affrontata questa emergenza e noto un grande senso civico importante non soltanto da parte del governo, dello Stato e della Polizia, ma anche del cittadino comune. Sinceramente, il primo periodo ho avuto molta paura perché stando da solo, lontano dalla famiglia, non era facile. Meno male che c’era a farmi compagnia il mio amato cane Guaio”.
C’è tanto egoismo
Vanoli nel suo DNA è sempre diretto e, per quanto riguarda la pandemia, fa una riflessione. “Penso che tutto questo non sia arrivato per caso. La natura ci ha dato mille segnali negativi e molto contrastanti. L’uomo cosa ha fatto? Non ha mai reagito, ha ascoltato però non ha fatto niente. Tutto questo nostro egoismo ha portato questa pandemia. Dobbiamo essere consci che non possiamo essere individualisti. Esiste la comunità, la gente povera, bisognosa e oggi, che sento tutti questi notiziari, ci sono persone che non hanno neanche un pezzo di pane da mangiare a pranzo, che vivono un dramma nel dramma. Quando finirà questo momento, e mi auguro presto, non dobbiamo dimenticarci di quello che abbiamo passato e di tutti i nostri nonni che abbiamo perso. Questo periodo di quarantena mi ha ancora più legato a Capodistria. Mi auguro che tutto passi quanto prima e che la mia Italia e la Slovenia ritrovino il sorriso”.
Infantino e Čeferin fanno un ottimo lavoro
Il presente del calcio è avvolto da tanti punti interrogativi. Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha ribadito che nulla sarà più come prima. “Tutti dovremmo guardarci allo specchio e cercare di non pensare più soltanto al denaro, ma cercare di far crescere i famosi sistemi. Io non a caso ho sempre lottato per queste cose. Quando ho firmato i contratti non ho mai messo in primo piano i soldi. Nelle stagioni che ho trascorso al Koper e all’Olimpija per me non era importante il denaro, bensì il progetto”. Per quanto riguarda la conclusione della stagione 2019/20, Vanoli ha le idee chiare. “La cosa primaria oggi non è tanto il fatto della preparazione, di ricominciare al più presto o quant’altro, bensì venirne fuori. Si ripartirà, ne sono convinto, non al top: saremo al 70-80%, ma la cosa più importante è venire fuori da questa situazione anche a tutela dei tifosi e non soltanto degli atleti. Fondamentale è ripartire. Ho grande rispetto del presidente dell’UEFA, Aleksander Čeferin, non soltanto dal profilo manageriale, ma anche da quello umano. Basti vedere cosa ha fatto per la Slovenia durante questa pandemia, quando è riuscito a far arrivare dalla Cina un contingente di centinaia di migliaia di mascherine. Lui e Gianni Infantino stanno facendo un bellissimo lavoro ed è giusto che insistano affinché i campionati si concludano a estate inoltrata, come per dire ce l’abbiamo fatta. Ovviamente tutto è legato ai diritti televisivi, agli introiti derivanti dalla Champions League, dall’Europa League… Ci sono troppi soldi in ballo. Le società, con gli stipendi che hanno i giocatori, non possono farne a meno altrimenti il mondo del calcio fallirebbe. Una fine deve esserci per un grande inizio, per una ripartenza che faccia ritrovare la spensieratezza alla gente”.

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