Tadić vara un Rijeka «operaio»

Rispetto al suo predecessore il nuovo tecnico dei fiumani è più pragmatico anteponendo il risultato al bel gioco. Una scelta dettata anche dal materiale umano a disposizione

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Tadić vara un Rijeka «operaio»
La festa dei giocatori del Rijeka dopo il successo di Sebenico. Foto: HRVOJE JELAVIC/PIXELL

Il Rijeka ha rotto il ghiaccio tornando da Sebenico con i tre punti nel carniere. Non una prestazione da ricordare ma, come ha giustamente sottolineato il tecnico Dragan Tadić, alla fine ciò che conta è la vittoria. Per il morale, l’autostima e la fiducia in vista del debutto europeo contro il Djurgarden nei preliminari di Conference League. Lo striminzito 1-0 dello Šubićevac firmato da Obregon è un po’ la cartina di tornasole della squadra che vedremo in questa stagione, che non avrà nulla a che vedere con quella sbarazzina dell’ultimo campionato. Tadić è stato chiaro fin dal primo giorno: la regola numero uno è tenere la porta inviolata. Una scelta più comprensibile ripensando alla difesa colabrodo vista con Goran Tomić e che alla fine ha precluso ai fiumani la possibilità di restare in corsa fino all’ultimo con Hajduk e Osijek per un piazzamento più nobile. Non che il nuovo allenatore sia un catenacciaro, bensì è semplicemente più pragmatico anteponendo il risultato al bel gioco. I tifosi dovranno farsene una ragione e abituarsi in fretta a una filosofia diversa e a una squadra operaia. Più formica che cicala, insomma. Una scelta dettata anche dal “materiale umano” a disposizione. Se nella scorsa stagione Tomić poteva contare su due bocche da fuoco del calibro di Drmić e Murić, Tadić dal canto suo si ritrova invece con Obregon e Vučkić. Una bella differenza in termini di gol, tecnica, carisma e leadership in campo. In altre parole, il tecnico dei biancocrociati non ha le armi per prediligere un calcio ultra offensivo come il suo predecessore. Alla squadra, in sostanza, manca un centravanti in grado di garantire un bottino di 15-20 gol in stagione. L’addio di Drmić ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile e per Obregon sarà molto dura raccogliere la pesante eredità del bomber elvetico.

Promossi e bocciati
Tornando al debutto con gli sebenzani, a prendersi la copertina è stato proprio il centravanti colombiano, la cui capocciata sul perfetto cross di Ampem è valsa la conquista dell’intera posta in palio. Un po’ a sorpresa è partito dalla panchina, ma una volta entrato in campo gli sono bastati dieci minuti per cambiare le sorti di una partita che sembrava avviata verso uno scialbo 0-0. Bravo anche Tadić a cambiare in corsa e a passare dal 4-2-3-1 al 3-5-2 togliendo i punti di riferimento agli avversari. Tra le note positive anche Smolčić. Nonostante sia stato schierato nel ruolo di terzino destro, il giovane difensore centrale ha dimostrato grinta e personalità, risultando prezioso anche in fase di spinta, non esattamente una sua prerogativa. In attesa del rientro di Solano (o magari del ritorno di Tomečak, avvistato in tribuna a Sebenico in compagnia dei dirigenti del Rijeka…), Tadić sembra aver trovato una valida alternativa su quella corsia. Tra i promossi anche Vrančić. Dopo un precampionato difficile in cui ha faticato non poco a inserirsi negli schemi, contro gli arancioni il centrocampista arrivato dallo Stoke City ha dato finalmente i primi segnali di risveglio. Il presidente Mišković lo ha definito un top player, ora però sta a lui legittimare quest’appellativo. Negli ultimi 20 minuti c’è stato spazio anche per Halilović. Troppo poco per giudicare la sua prova, però il solo fatto che abbia già nelle gambe 20-30 minuti è molto incoraggiante. E i bocciati? Su tutti Bušnja, completamente spaesato e mai in partita. Un deciso passo indietro rispetto al test con il Koper quando invece era stato uno dei pochi a salvarsi. Insufficiente anche la prova di capitan Vučkić, in grossa difficoltà nel ruolo di prima punta, ma anche poco supportato dai compagni, risultando troppo isolato là davanti.

(In)compatibilità
Giovedì intanto si torna nuovamente in campo. A Rujevica arriva il lanciatissimo Djurgarden nel debutto europeo dei biancocrociati. Contro gli svedesi il coefficiente di difficoltà è destinato ad alzarsi di parecchio e per centrare un risultato positivo in vista del ritorno a Stoccolma ci vorrà una prestazione ben più solida e coraggiosa rispetto a quella dell’altro giorno a Sebenico. Bisognerà poi capire quale modulo verrà utilizzato. Dopo essere risultato il match-winner contro lo Šibenik, Obregon si candida di diritto per una maglia da titolare. Qualora Tadić dovesse riconfermare il 4-2-3-1, uno tra lui, Vučkić e Vrančić è destinato ad accomodarsi in panchina trattandosi di tre giocatori incompatibili con questo tipo di schieramento. Viceversa, sono perfettamente compatibili nel 3-5-2. Toccherà quindi a Tadić essere molto ponderato nella scelta e sulla miglior tattica da adottare, ragionando anche in ottica delle caratteristiche del Djurgarden.

Olimpija o Sepsi
Nel frattempo arrivano buone notizie da Nyon, dove si è svolto il sorteggio del terzo turno preliminare di Conference League. L’urna è stata piuttosto benevole perché se il Rijeka dovesse superare lo scoglio svedese, nella fase successiva incontrerebbe la vincente della sfida tra Olimpija e Sepsi. I lubianesi hanno chiuso al terzo posto l’ultimo campionato sloveno, mentre invece la compagine rumena ha staccato il pass europeo vincendo la Poule retrocessione. Due avversarie ampiamente alla portata, ma prima bisognerà sbarazzarsi del Djurgarden. I fiumani giocherebbero l’andata in trasferta (4 agosto) e il ritorno una settimana più tardi a Rujevica.
L’Hajduk, ammesso direttamente al terzo turno, affronterà la vincente tra i portoghesi del Vitoria Guimaraes e gli ungheresi della Puskak Akademia, mentre l’Osijek, impegnato giovedì contro i kazaki del Kyzylzhar, andrebbe a sfidare la squadra che uscirà dall’incontro tra i bulgari del Botev Plovdiv e i ciprioti dell’APOEL Nicosia.

Preso Nikita Vlasenko
Dopo i rumors degli ultimi giorni, ecco l’ufficialità: Nikita Vlasenko è un nuovo giocatore del Rijeka. Si tratta di un difensore classe 2001 di proprietà della Juventus, ma cresciuto nelle giovanili del Lugano. Il giocatore, che possiede il doppio passaporto svizzero e ucraino, arriva a Rujevica per puntellare il reparto di centrali rimasto orfano di Mitrović. “Ho scelto il Rijeka perché è una delle migliori squadre in Croazia e sono certo che qui posso crescere ancora tanto. L’esperienza alla Juve? Un privilegio allenarti con i migliori al mondo”, le prime parole del neoacquisto che ha trascorso l’ultima stagione all’Excelsior, nella seconda divisione olandese.

Foto: HNK RIJEKA

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