«Sarà l’Europeo delle sorprese»

Lino Červar fa le carte alla rassegna continentale che scatta domani in Ungheria e Slovacchia. «In un torneo falsato dal Covid come questo potrebbe saltare fuori una squadra di seconda fascia e arrivare fino in fondo. Croazia? Non so che cosa aspettarmi»

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«Sarà l’Europeo delle sorprese»

È l’unica grande competizione internazionale che la Croazia non è (ancora) riuscita a vincere. Ha raccolto cinque medaglie (tre argenti e due bronzi), ma mai quella del metallo più pregiato. Gli Europei sono una sorta di maledizione e la sensazione è che anche alla rassegna che scatterà domani in Ungheria e Slovacchia difficilmente si spezzerà quest’incantesimo. La nazionale di Hrvoje Horvat si presenta ai nastri di partenza in punta di piedi, senza proclami, quasi da outsider. Ed è giusto così visto che la squadra sta attraversando una fase un po’ interlocutoria, reduce dal disastroso Mondiale egiziano e dalla mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo. L’unica certezza è che non ci sono certezze. La pandemia è destinata a recitare un ruolo forse determinante. Sicuramente ciò andrà a livellare le forze in campo, ovvero a ridurre il gap tra le formazioni più forti e quelle di seconda fascia, favorendo quindi possibili sorprese. In un tale contesto ecco che bisognerà fare i conti anche con la Croazia, destinata a essere un po’ la mina vagante del torneo, una di quelle squadre che se in giornata può battere chiunque. Che cosa aspettarci dunque da quest’Europeo? E soprattutto fino a dove potranno spingersi Duvnjak e soci? Lo chiediamo all’umaghese Lino Červar, oggi coordinatore di tutte le selezioni nazionali maschili, che proprio due anni fa aveva sfiorato l’oro inchinandosi alla Spagna nella finalissima giocata a Stoccolma.

 

Inutile girarci tanto attorno: i focolai di Covid stanno pesantemente condizionando la preparazione di tutte le nazionali e inevitabilmente quello a cui stiamo per assistere sarà un Europeo falsato.

“Esatto, ma già il Mondiale egiziano era stato falsato. Queste purtroppo non sono competizioni attendibili, nel senso che non danno un quadro sul reale valore delle varie nazionali. Non è facile gestire questa situazione d’incertezza quando non sai cosa che cosa ti porta il domani, quando devi fare a meno di alcuni giocatori perché positivi al virus. Alla fine sei costretto a vivere alla giornata. Gli ultimi due anni sono stati difficilissimi da questo punto di vista ma lo sport, così come la vita, deve andare avanti, anche se verrebbe voglia di fermarsi”.

Che cosa possiamo aspettarci da questa Croazia?

“È difficile parlare di aspettative quando le cose cambiano da un giorno all’altro. L’obiettivo primario è chiaramente superare il girone. Non sarà tuttavia facile dato che accedono alla fase successiva solamente le prime due classificate. Oltretutto siamo capitati in un gruppo bello tosto. La Francia arriva con in tasca l’oro a Tokyo, sebbene sia stata pesantemente condizionata dal virus nella fase di preparazione. La Serbia è in grande crescita, però pure loro hanno diversi giocatori positivi. Infine l’Ucraina è un gradino sotto le altre, ma non va comunque sottovalutata. E poi sarà fondamentale cercare di tenere il virus quanto più lontano dal nostro spogliatoio”.

La squadra è ancora un cantiere aperto e le sconfitte nei test match contro Slovenia e Russia rappresentano un serio avvertimento…

“In questo momento il focus è sulla difesa, che nelle ultime uscite non è stata all’altezza. Ci è mancata soprattutto densità. Anche l’attacco non ha girato come avremmo voluto. Ci vogliono più concretezza e rapidità nei movimenti perciò ci sono ancora diversi aspetti da correggere in entrambi i fondamentali, anche se il tempo a disposizione è poco. Bisognerà quindi cercare di fare ogni giorno uno step in più”.

Qual è il punto di forza della Croazia?

“La fame e la voglia di emergere dei giocatori più giovani. Al tempo stesso pagheremo qualcosa sotto il profilo dell’esperienza perché per alcuni sarà la prima volta a un grande torneo internazionale”.

E il punto debole?

“La difesa. All’ultimo Europeo era stato proprio questo il nostro punto di forza. Oggi invece ci ritroviamo in una situazione completamente diversa, con una difesa che non ha ancora raggiunto quel livello”.

Di norma c’era sempre molta attesa attorno alla squadra prima dei grandi appuntamenti, stavolta invece, alla luce degli ultimi risultati, immagino ci sia molta meno pressione dal momento che le aspettative non sono altissime, tant’è che nessuno si aspetta di tornare a casa con una medaglia al collo.

“Questo può essere un punto a nostro favore, a patto però che i giocatori trasformino questa diffidenza in uno stimolo extra. Capita spesso che una situazione del genere carichi un giocatore spingendolo a dare quel qualcosa in più. Se uno non crede in te, allora sei tu a dovergli far cambiare e a dimostrare il contrario. E questo discorso vale soprattutto per i più giovani”.

Secondo lei Hrvoje Horvat è la persona più adatta per guidare la nazionale?

“Per lui l’Europeo rappresenta una grande sfida. Il problema di ogni allenatore è che si viene giudicati solo ed esclusivamente in base ai risultati. In questo momento la priorità è ragionare in un’ottica a medio/lungo termine. Qui mi riferisco alle Olimpiadi di Parigi e ai Mondiali che ospiteremo in casa nel 2025 (assieme a Danimarca e Norvegia, nda). Siamo in pieno ricambio generazionale, con tanti giocatori giovani sui quali puntare per valorizzarli e lanciarli in chiave futura. Abbiamo un grande potenziale, basti pensare a due talenti come Martinović e Jaganjac che sono sì giovani, ma già adesso sono un punto di riferimento anche in nazionale”.

La domanda più difficile: chi vincerà l’Europeo? O meglio, quali sono secondo lei le favorite? Se di favorite si può parlare…

“Dipenderà tutto dalla situazione sanitaria, ovvero dalla salute dei giocatori. In un contesto ‘normale’ mi sbilancerei sulla Danimarca, che reputo la nazionale più completa, ma in una situazione del genere, molto particolare e in cui bisognerà essere bravi a improvvisare, potrebbe saltare fuori una squadra di seconda fascia e magari arrivare fino in fondo”.

Anche la Croazia?

“Perché no…”.

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