Santarelli&Zanini: «Mancini ha cambiato la mentalità»

I selezionatori della nazionale croata di volley femminile e maschile parlano del trionfo dell'Italia a Euro 2020

Daniele Santarelli

L’immagine di Giorgio Chiellini che assieme ai compagni alza al cielo la coppa ha fatto calare il sipario su Euro 2020. Un’edizione già passata alla storia per tanti motivi: dal format itinerante al fatto di essersi svolto in piena pandemia, passando per la tragedia sfiorata di Christian Eriksen. Ora che le luci dei riflettori si sono spente è tempo di bilanci. Ma anche di rivivere le emozioni regalate dagli azzurri di Mancini. Tra coloro che hanno seguito col cuore in gola la finalissima di Wembley ci sono naturalmente anche i due selezionatori italiani della Croazia di volley femminile e maschile, Daniele Santarelli ed Emanuele Zanini, entrambi impegnati a preparare i Campionati europei ormai dietro l’angolo. Il primo a Zara, il secondo a Osijek. Come avranno vissuto il trionfo dell’Italia? Glielo abbiamo chiesto.

Emanuele Zanini

Dove avete seguito la finale?

Daniele Santarelli: “In albergo assieme allo staff tecnico, come peraltro abbiamo fatto per tutte le partite dell’Italia. Anche in maniera un po’ scaramantica…”.

Emanuele Zanini: “In hotel in ritiro. L’ho vista da solo in camera perché eravamo giunti dall’Italia la sera stessa. Avevamo da preparare diverse cose per il giorno dopo e quindi non c’è stata la possibilità di vederla tutti insieme”.

Che cosa avete pensato alla lotteria dei rigori?

DS: “Che ce la potevamo fare. Sembrava l’anno giusto, i giocatori avevano le motivazioni giuste, non li ho visti mai vacillare. In noi italiani a prevalere sono spesso le emozioni ed è una cosa che in passato abbiamo sempre un po’ pagato, ma invece qui sembrava ci fosse qualcosa a farci superare questo timore di non riuscire a vincere”.

EZ: “I rigori sono un qualcosa di estremamente aleatorio dove l’aspetto mentale prevale su quello tecnico. Quando ho visto per l’Inghilterra susseguirsi sul dischetto tutti quei ragazzi giovanissimi, immaginavo già come sarebbe andata a finire. In casa, davanti a 60mila spettatori, con non so quanti milioni di persone che ti stanno guardando e considerando l’importanza del momento, la palla pesa tantissimo. Sono momenti delicati anche per i calciatori più esperti, figuriamoci per quelli giovani”.

Alla vigilia dell’Europeo se l’aspettava di vedere l’Italia arrivare fino in fondo?

DS: “Sì perché gli italiani sanno esaltarsi nelle difficoltà. È successo anche in passato con i Mondiali vinti. Dopo una sconfitta pesante sappiamo sempre rialzarci alla grande”.

EZ: “I risultati non arrivano mai per caso. Mancini ha cambiato radicalmente il modo di impostare il gioco e poi in secondo luogo la mentalità, che non si costruisce dall’oggi al domani. Quando infili una lunghissima serie di vittorie consecutive vuol dire che dietro c’è qualcosa di preparato, da tutti i punti di vista: atletico, tecnico, tattico e soprattutto mentale. Poi è chiaro che le vittorie vanno ad accrescere l’autostima, elemento che poi crea i presupposti per arrivare a raggiungere determinati risultati”.

Il giocatore che è piaciuto di più?

DS: “Sono un po’ di parte perché fino a prima dell’infortunio mi stava piacendo più di tutti Spinazzola, che è mio concittadino. Siamo entrambi di Foligno perciò ho fatto un grande tifo per lui. E poi tanto di cappello alla coppia di centrali Bonucci-Chiellini, che in finale sono stati semplicemente monumentali”.

EZ: “A livello generale Jorginho, mentre in finale Bonucci e Chiellini sono stati fondamentali per la solidità mentale della squadra. Ma se proprio devo scegliere tra i due, allora dico Bonucci, e non solo perché ha segnato il gol del pari”.

Il principale pregio di Mancini?

DS: “Ha portato tanta serenità nel gruppo. Fin dal primo giorno aveva avuto idee molto chiare sugli obiettivi e su come raggiungerli. La vittoria l’ha costruita dando tranquillità e certezze alla squadra”.

EZ: “La valorizzazione dal punto di vista umano e tecnico di tutti i singoli, nonché la capacità di farli giocare tutti insieme con delle idee di gioco ben precise. Ha grandi doti di leadership”.

Rivede magari qualche caratteristica di quest’Italia nella sua Croazia?

DS: “Fare un confronto tra calcio maschile e pallavolo femminile è praticamente impossibile. Ci sono pochissimi punti in comune. Però sull’esempio dell’Italia cercherò di far capire alle ragazze che anche chi come noi non parte con i favori del pronostico può riuscire comunque a ottenere qualcosa d’importante”.

EZ: “Tutte le grandi squadre che raggiungono risultati così importanti hanno dei grandi valori umani, tecnici e atletici. Al momento noi stiamo muovendo soltanto i primi passi e quindi non mi permetto di fare alcun tipo di paragone. Fin dal primo giorno di ritiro ho portato alcuni di questi elementi come esempio di forza mentale e di self confidence. Quando ho preso in mano questa nazionale l’autostima e l’identità di gioco della squadra erano ai minimi termini. E adesso passo dopo passo stiamo costruendo queste cose, ma chiaramente ci vuole tempo. Non siamo che all’inizio di un nuovo percorso”.

«Dagli inglesi mancanza di rispetto»
”Girando per Osijek ho notato che praticamente tutti i croati tifavano per l’Italia in finale. Credo che la cosa non fosse casuale perché vedere alcuni giocatori dell’Inghilterra togliersi dal collo la medaglia d’argento mezzo secondo dopo averla ricevuta è stata una mancanza di rispetto nei confronti di tutto il mondo dello sport e degli avversari. Anche se perdi ai rigori devi sempre riconoscere il merito degli avversari. In città ho poi incrociato numerose persone che mi hanno fatto le congratulazioni sebbene io non abbia alcun merito in questa vittoria degli azzurri, però da italiano all’estero mi ha fatto davvero tanto piacere”, rivela Emanuele Zanini.

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