Celje, Istra 1961, Shakhtar Donetsk, Gorica. L’obiettivo del Rijeka in questa volata finale è conquistare l’accesso agli spareggi di Conference League – tornando a “svernare” in Europa a distanza di 45 anni dalla prima e unica volta – e raddrizzare una situazione in campionato ancora molto deludente. Una volta calato il sipario sulla prima parte della stagione, Fruk e compagni potranno tirare un po’ il fiato godendosi qualche giorno di vacanza per le festività natalizie. A differenza invece del responsabile dell’area sportiva Darko Raić Sudar, chiamato a fare gli straordinari nel momento in cui aprirà i battenti il mercato di riparazione. A margine della Notte bianca abbiamo intercettato il diesse dei biancocrociati per fare il punto della situazione, per parlare di mercato e delle prospettive della squadra nel girone primaverile.
All’appello mancano ancora quattro partite, però possiamo comunque già tracciare un primo bilancio.
“Sicuramente ci aspettavamo di più, soprattutto in campionato. A incidere sul rendimento è stato un insieme di fattori: una squadra mentalmente scarica dopo l’impresa del doblete, le voci di mercato, quelle sulla cessione del club… Ma siamo ancora in piena corsa per i nostri obiettivi. Vogliamo svernare in Europa e la partita col Celje è fondamentale in tal senso, mentre per quanto riguarda il campionato questa stagione mi ricorda un po’ quella scorsa, con tutte le squadre, comprese quelle di vertice, che stanno lasciando parecchi punti per strada. È vero, stavolta siamo piuttosto indietro, ma nulla è compromesso. Senza dimenticare la Coppa Croazia, che vogliamo assolutamente difendere. Ripeto, siamo in corsa per tutto e i presupposti per un’altra stagione molto positiva ci sono tutti nonostante una partenza un po’ ad handicap”.
Chi ha proposto Sanchez?
“Nessuno. Semplicemente era uno dei candidati. Lo seguivamo già da un po’ perché ci piace il modo in cui fa giocare le sue squadre. Il tempo ci dirà se abbiamo avuto ragione oppure no. Però questa squadra è competitiva perché l’Hajduk non lo batti 5-0 per caso. Per svoltare dobbiamo solo riuscire a trovare un po’ di continuità in termini di risultati”.
Đalović meritava maggiore considerazione?
“Đale ha dato tantissimo al Rijeka, non solo attraverso la conquista del doblete ma anche come giocatore e per tutti gli anni trascorsi nello staff tecnico. Ha vinto campionato e Coppa al primo anno da primo allenatore, un’impresa mai riuscita a nessun tecnico nella storia del campionato croato. Probabilmente questo è soltanto un arrivederci e un giorno tornerà al Rijeka. Ripeto, sarà il tempo a dirci se abbiamo fatto la scelta giusta”.
Che cosa ha chiesto Sanchez per il mercato di riparazione?
“Innanzitutto dovremo sfoltire la rosa perché 29 giocatori sono troppi. Per alcuni non c’è spazio ed è controproducente tenere dei giocatori col mal di pancia, sia per noi che per loro. Ci servono sostanzialmente quei profili che non siamo riusciti a prendere in estate, ovvero un esterno destro – perché su quella corsia abbiamo perso tanto con gli addii di Pašalić e Djouahra – e un mediano con caratteristiche da interditore. Molto dipenderà dal mercato in uscita, ma a prescindere da quello dobbiamo prendere un paio di giocatori di qualità, in grado di alzare il nostro livello. Certamente non prenderemo dei giocatori soltanto per fare numero, che già così la rosa è troppo ampia. E poi ci sono i ragazzi delle nostre giovanili e qui sta all’allenatore lanciare e valorizzare i più talentuosi. Ci vuole anche fortuna nella selezione dei giocatori. Alle volte prendi uno che sta facendo sfracelli, ma poi non riesce a inserirsi e subisce un’involuzione. Altre volte succede il contrario e cioè arriva uno in punta di piedi e poi improvvisamente esplode. Ci sono tanti fattori in gioco e non è facile azzeccarci. Negli ultimi anni abbiamo fatto un ottimo lavoro da questo punto di vista. OK, ci sono stati un paio di flop ma è normale perché è impossibile prenderci al 100%. Nelle scelte di mercato è quindi fondamentale cercare di sbagliare il meno possibile”.
Visto che in estate non ci sono state cessioni, bisognerà fare cassa ora a gennaio?
“Sappiamo tutti come ragiona il presidente Mišković: al primo posto viene la stabilità finanziaria del club e poi tutto il resto. Di certo non svenderemo i nostri giocatori: se per Fruk o chiunque altro non arriva un’offerta consona alle nostre richieste, non venderemo. Il Rijeka non è un club di seconda fascia. È chiaro che tutti noi vorremmo trattenere Fruk e gli altri, ma davanti a un’offerta vantaggiosa sia per la società che per il giocatore, è giusto vendere. A Toni la SHNL sta ormai troppo stretta ed è giusto che il suo percorso di crescita prosegua in un campionato più competitivo. Sarà difficile rimpiazzare un giocatore del suo calibro, ma non ho dubbi sul fatto che in futuro il Rijeka saprà lanciare dei nuovi Fruk”.
A proposito di Fruk. Poniamo caso che arrivi una super offerta, ma lui la rifiuta perché vuole restare al Rijeka per giocare e quindi avere la certezza della convocazione per il Mondiale: come si comporterebbe il club di fronte a un tale scenario?
“Nessun club al mondo può obbligare un giocatore ad andarsene contro la sua volontà. Se dovesse arrivare una super offerta bisognerà valutare con estrema ponderatezza la situazione. Fruk giustamente vuole andare al Mondiale, che è il sogno di ogni calciatore, ma in un club più competitivo non avrebbe la certezza del posto da titolare e sappiamo tutti che cosa ha detto Dalić a riguardo. Qualora dovesse verificarsi questo tipo di scenario, ci siederemo davanti a un tavolo e valuteremo la soluzione migliore sia per il giocatore che per il club. D’altra parte però la sua eventuale permanenza sarebbe anche nell’interesse del Rijeka, non solo per le due indiscutibili qualità sul campo, ma anche perché la convocazione per il Mondiale farebbe lievitare ulteriormente il prezzo del suo cartellino”.
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