Rijeka: una stagione senza trofei

La sconfitta in finale di Coppa Croazia brucia tantissimo per il modo in cui è arrivata. Ora bisogna valutare attentamente e ripartire

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Rijeka: una stagione senza trofei
L’invasione di campo dei tifosi di casa

È finita con l’Hajduk ad alzare al cielo il Sole di Rabuzin, primo trofeo vinto dopo nove anni all’asciutto, e con il Rijeka a interrogarsi su che cosa non abbia funzionato. Stavolta la festa è stata tutta degli spalatini, che hanno celebrato in Riva fino alle prime ore del mattino. Meritatamente, chiariamolo subito, perché i dalmati sono stati semplicemente superiori nel corso di quasi tutti i novanta minuti, senza “se” né “ma”. Il gol del Rijeka è stato il classico fuoco di paglia, un episodio dal quale i quarnerini non hanno saputo trarre benefici e gestire il vantaggio acquisito. Invece di farlo hanno dapprima incassato il pareggio e poi la rete 2-1. L’espulsione di Smolčić ha di fatto chiuso la gara in largo anticipo, colpa di un Rijeka incapace di reagire.

Tomić ancora perdente
Goran Tomić mastica amaro, dovendo sempre di più fare i conti con l’epiteto di “perdente”. Due finali di Coppa all’asciutto su altrettante disputate non sono forse un caso. La prima, ricordiamo, mentre allenava la Lokomotiva, proprio contro il Rijeka di Simon Rožman. Il tecnico sebenzano ha sicuramente parte delle colpe per il tracollo del Poljud, ma starà alla dirigenza, con in testa il diesse Robert Palikuča, a valutare gli errori commessi, sia a Spalato che nel corso della stagione. Il Rijeka, ricordiamo, a metà campionato era a ridosso della Dinamo, per poi chiudere quarto e perdere la finale. Volendo di proposito evitare di giudicare la stagione positiva o negativa, definiamola semplicemente come una “stagione senza trofei”. Poi, ognuno di voi si faccia l’idea che vuole.

Goran Tomić.
Foto: Roni Brmalj

Gol evitabilissimi
”Abbiamo aperto la gara molto bene, poi però due gol evitabilissimi e l’espulsione hanno indirizzato la partita per il verso sbagliato – analizza Tomić –. Con l’uomo in meno non avevamo la benché minima possibilità di impensierire l’Hajduk, che ha alla fine più che meritato la vittoria. Che cosa ho detto a Smolčić? Lui sa benissimo che l’ha combinata grossa. Ora possiamo soltanto chiederci come sarebbe andata a finire se non fossimo rimasti in dieci. Perché, a mio avviso, quello è stato l’episodio chiave. Mi dispiace per i nostri tifosi, che sono venuti al Poljud in un grande numero e con parecchio ottimismo. Mi sento male per loro. Volevamo vincere la Coppa, ma alla fine ci siamo fatto male da soli. Così è la vita, voltiamo pagina e andiamo avanti”. Poi la classica domanda degli ultimi giorni: “Se resto al Rijeka? Adesso non mi va proprio di parlare di questo argomento. Permettetemi di riposarmi un po’ e poi vedremo”.

Medaglia d’argento per i giocatori del Rijeka

Troppi regali concessi
Josip Drmić, autore dell’unico gol fiumano, fatica a digerire la sconfitta. Lui è un professionista serio, ma anche una persona che la prende sempre molto a cuore. “A inizio partita eravamo al pari degli spalatini, disciplinati tatticamente. Una volta trovato il vantaggio abbiamo però concesso troppo. In una finale come questa non puoi permetterti di fare simili regali agli avversari. Due reti subite su calci da fermo e un’espulsione ci hanno condannato. L’Hajduk era superiore in tutti gli aspetti del gioco, aveva il possesso palla e cercava la costruzione della manovra offensiva. Noi invece non l’abbiamo fatto quasi mai, anche in undici. Così non si vince un trofeo. Sono molto deluso, volevo fortemente questa Coppa. Vedere festeggiare gli avversari è davvero dura da mandare giù”.

La tribina VIP (a sinistra) avvolta nel fumo dopo il lancio di tre bengala da parte dell’Armada

La paura della prima volta
Quando un portiere è il migliore in campo non è mai una buona notizia, figuriamoci poi dopo aver incassato tre gol. Eppure Nediljko Labrović di reti ne ha salvate parecchie altre. “Per molti di noi era la prima finale della carriera e forse eravamo un po’ impressionati. Però dovevamo comunque fare meglio. Dopo il gol segnato ci siamo chiusi troppo, finendo per pagarne le conseguenze. Se il portiere è spesso chiamato in causa, c’è qualcosa che non va. Avrei preferito che il Rijeka segnasse due o tre gol e poi fare il mio dovere. Adesso non ci rimane altro che trarre insegnamenti da questa bruciante sconfitta e fare il possibile per essere superiori nella prossima stagione”.

Jorge Obregon in azione

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