Rijeka. Una squadra di professionisti o un gruppo di dopolavoristi?

La figuraccia nei sedicesimi di Coppa Croazia a Kutina con il «modesto» Moslavina ha messo a nudo tutti i difetti tecnici e caratteriali di un Rijeka ancora in evidente difficoltà

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Rijeka. Una squadra di professionisti o un gruppo di dopolavoristi?
Serse Cosmi e il suo vice Radomir Đalović cercano di scuotere la squadra. Foto: Zeljko Hladika/pixsell

Giocare la Coppa nazionale equivale a una passeggiata su un campo minato. Delle dieci formazioni della massima serie, una ha avuto bisogno dei calci di rigore (Rijeka) e due dei tempi supplementari (Slaven Belupo, Varaždin) per staccare il pass e volare agli ottavi di finale, mentre altre tre si sono imposte di misura (Gorica, Šibenik, Istra 1961). Il caso più clamoroso è ovviamente quello del Rijeka, qualificatosi per il rotto della cuffia dopo aver piegato solamente alla lotteria dagli undici metri i dilettanti del Moslavina dopo l’1-1 al termine dei 120 minuti. In campo la differenza di tre categorie non si è minimamente vista. Anzi, sembrava proprio un derby di Quarta Lega. Dal dischetto l’hanno spuntata i biancocrociati, ma la figuraccia resta e sarà difficile da cancellare. E lo stesso presidente Mišković, presente in tribuna, al termine del match era arrabbiatissimo con la squadra (“Sulla prestazione non ho nulla da dire”). È stato il Rijeka più brutto e indecente della stagione. Una squadra svogliata, disinteressata, apatica. Ma anche altezzosa, supponente e arrogante. Più che una squadra di professionisti, è sembrato un gruppo di dopolavoristi.

Serse Cosmi ha comprensibilmente rimescolato le carte dando spazio a chi finora ha giocato meno, ma le seconde linee non hanno saputo sfruttare l’opportunità concessa, come pure i vari Krešić, Alvarez, Hodža e Frigan, semplicemente imbarazzanti. Onore al Moslavina, che ha dato una lezione di professionalità e attaccamento alla maglia, e che avrebbe meritato la qualificazione più del Rijeka. La compagine di Kutina ha messo a nudo tutti i difetti, tecnici e caratteriali, di una squadra ancora in evidente difficoltà, al di là del doppio successo in campionato su Gorica e Lokomotiva. Giocando così (o, per meglio dire, non giocando proprio) i vicecampioni in carica non andranno lontano nella competizione e ora anche il BSK, prossimo avversario negli ottavi, che ha travolto per 5-1 il Belišće, si presenta come una montagna difficile da scalare.

Il portiere Martin Zlomislić è stato decisivo nella lotteria dei calci di rigore.
Foto: Zeljko Hladika/pixsell

Esame di coscienza
“Non c’eravamo proprio – ammette deluso uno degli assistenti di Cosmi, Radomir Đalović –. Abbiamo visto più partite del Moslavina preparando questa gara e sapevamo che non sarebbe stato facile, ma mai avremmo immaginato fino a questo punto. È vero che abbiamo cambiato 8-9 giocatori rispetto alla Lokomotiva, ma a prescindere da chi gioca queste cose sono inaccettabili. Chi è sceso in campo dovrà farsi un esame di coscienza perché in questo modo non si difendono i colori del Rijeka. O cambiano atteggiamento o altrimenti non ci sarà più spazio per loro. Prestazioni come questa non dovranno più ripetersi”.
Domenica a Koprivnica c’è lo Slaven Belupo. In caso di successo i fiumani si porterebbero a -5 dal quarto posto occupato proprio dai “farmacisti”, ma dopo questa figuraccia parlare di Europa sembra roba da fantacalcio…

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