Rijeka. Ora iniziano gli esami veri

Archiviato lo Gzira United, adesso il coefficiente di difficoltà sale. Domani sera al Maksimir c'è la Dinamo e giovedì prossimo a Edimburgo l'Hibernian in Conference League

Lo sloveno Čerin è rientrato in campo dopo avere recuperato dalla contusione alla spalla

Gli alieni non si sono visti a Rujevica come due anni fa al Poljud (ma sono stati avvistati in Kazakistan…). Il Rijeka ha fatto il compitino superando 1-0 lo Gzira United nel ritorno del secondo turno preliminare di Conference League, bissando il successo per 2-0 dell’andata a Malta e allungando a quattro la striscia di vittorie su altrettanti match in questo inizio di stagione (e mantenendo ancora inviolata la porta di Labrović). Una squadra duttile e camaleontica quella di Tomić, con il tecnico sebenzano che stavolta ha tirato fuori dal cilindro il 3-4-3, ovvero il terzo modulo diverso in quattro partite. Ma il risultato è stato sempre lo stesso: la vittoria. Scelte naturalmente dettate da infortuni e positività al Covid, ma la squadra sa adattarsi in fretta, al di là del valore dell’avversario. A voler proprio cercare il pelo nell’uovo, c’è da registrare la poca incisività sottoporta, che è un po’ una costante in queste prime uscite. Ancora una volta i fiumani hanno creato tante occasioni, ma la percentuale realizzativa resta bassa. Ciò non è pesato nell’economia dei risultati dal momento che le avversarie incontrate fin qui erano tutt’altro che irresistibili (Gorica, Gzira e Istra 1961), però un piccolo campanello d’allarme si è comunque acceso. Una aspetto che ha fatto storcere il naso allo stesso Tomić, il quale non ha lesinato qualche critica ai suoi ragazzi.

 

”Alla fine il compitino è stato fatto, ma abbiamo sbagliato troppi passaggi e ci sarebbe voluta un po’ più di lucidità e concretezza negli ultimi metri – sottolinea l’allenatore dei fiumani –. Ancora una volta bene la difesa, ma dall’attacco mi aspettavo di più. Pretendo di più dalla mia squadra. Non possiamo andare in vantaggio e poi fermarci. Non bisogna accontentarsi, bensì continuare a spingere alla ricerca del raddoppio. In parte posso capire i ragazzi perché le condizioni erano difficili. Il caldo e l’afa si facevano sentire parecchio, oltre al fatto di giocare ogni 3-4 quattro giorni che di certo non aiuta. Diciamo che abbiamo inconsciamente risparmiato un po’ di energie”.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Čerin: «Una liberazione»

In campo si è rivisto Čerin, rientrato dopo avere recuperato dalla contusione alla spalla rimediata nell’ultimo giorno del ritiro di Kranjska Gora. Il mediano sloveno è rimasto in campo per tutti i 90’ ed stato uno dei più positivi. “È stata una liberazione ritrovare il campo. È stata dura seguire i compagni dalla tribuna. L’infortunio alla spalla è ormai acqua passata. La vittoria? Non è stata una passeggiata, ma lo sapevamo. In Europa non esistono partite facili. Alla fine l’unica cosa che conta è il passaggio del turno”, sentenzia Čerin.

Adesso però il coefficiente di difficoltà sale. Nel terzo turno l’avversario sarà l’Hibernian. Gli scozzesi hanno fatto fuori i modesti andorrani del Santa Coloma (5-1 in totale nel doppio confronto) e saranno sicuramente uno scoglio ben più complicato da superare. Prima però bisognerà ritornare alla modalità campionato. Il tour de force prosegue domani sera al Maksimir contro la Dinamo (ore 21), che sarà il primo vero test stagionale e che darà una prima risposta sulle reali potenzialità e ambizioni di questo Rijeka. Dati però i tanti impegni ravvicinati, Tomić potrebbe operare un paio di cambi rispetto allo Gzira per far tirare il fiato ad alcuni giocatori in vista della sfida giovedì prossimo a Edimburgo con l’Hibernian, ben più importante in questa fase rispetto allo scontro con la truppa di Krznar. A questo proposito i fiumani avevano anche chiesto il rinvio dell’incontro di domani, ma dal Maksimir è giunto un secco no.

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