Rijeka. Macché Europa, prima la salvezza…

Il presidente Mišković parla di quarto posto, ma dopo 11 turni la classifica si fa sempre più pericolante e la squadra non sembra dare segnali di ripresa

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Rijeka. Macché Europa, prima la salvezza…
Serse Cosmi. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Un vero e proprio incubo, dal quale diventa sempre più difficile svegliarsi. E il peggio è che la tanto invocata luce in fondo al tunnel non si intravede nemmeno lontanamente. Il Rijeka è in caduta libera, sempre più a raschiare il fondo della classifica, dov’è tornato dopo la sconfitta casalinga nel derby con l’Hajduk e il pareggio tra Šibenik e Gorica, seppure in coabitazione con i “tori”, altra squadra incappata in una crisi senza fine. Uno scenario impronosticabile alla vigilia della stagione. A Rujevica tuttavia la cosa non sembra turbare più di tanto i vertici societari, al punto che il presidente Mišković parla addirittura di quarto posto e di lotta per l’Europa, quando invece sarebbe il caso di iniziare a ragionare in ottica salvezza. La posizione in classifica parla chiaro e dopo 11 giornate non può essere il frutto del caso, né si può parlare di sfortuna. E i numeri sono impietosi: un unico successo in 13 partite tra campionato ed Europa, peggior attacco del torneo, un punto e zero gol segnati nelle ultime quattro uscite, ovvero quelle con Serse Cosmi in panchina. E pensare che Dragan Tadić, il quale ha firmato l’unica vittoria fin qui ottenuta, è stato esonerato senza troppi complimenti dopo aver raccolto quattro punti in cinque partite… Inevitabilmente ora ci si interroga sulla scelta del tecnico umbro. È chiaro che non può avere la bacchetta magica. Di norma il cambio in panchina innesca una reazione, quantomeno a livello psicologico, ma in questo caso è successo l’esatto contrario. Il fatto di aver incontrato due volte l’Hajduk e una l’Osijek non può certo essere un’attenuante. D’altra parte è anche vero che il problema principale non è da ricercare tanto in panchina quanto piuttosto tra coloro che scendono in campo e in questo caso il dito va puntato contro la società, responsabile di un mercato estivo a dir poco disastroso.

Rivoluzione a gennaio?
Dopo l’ultimo KO Cosmi non ha usato tanti giri di parole: la squadra è disomogenea, ci sono troppi “doppioni” in alcuni ruoli e mancano dei leader all’interno dello spogliatoio. In altre parole, il materiale a disposizione è scadente. E i risultati lo confermano. Cosmi ha anche parlato di rivoluzione a gennaio cosa che, a giudicare dal mercato estivo, appare come alquanto improbabile. Innanzitutto perché i giocatori di cui la squadra ha bisogno costano e alla luce dei limiti imposti dal budget è difficile pensare che il presidente Mišković metterà mano al portafoglio. In secondo luogo molto dipenderà anche dalla posizione di classifica perché non è esattamente stimolante l’idea di giocare in una squadra che annaspa in coda al gruppo.
Cosmi continua a ripetere che il Rijeka non è morto, ma soltanto ferito. Comprensibilmente sta cercando di difendere il proprio operato, ma la verità è che dall’esterno la squadra appare, se non ancora a riposare nella bara, quantomeno pronta per ricevere l’estrema unzione. Si diceva che al rientro dalla sosta, già con l’Hajduk, si sarebbero visti dei passi avanti. Ed effettivamente qualcosa si è visto, peccato però che la spinta iniziale si sia esaurita dopo nemmeno mezz’ora. A Livaja è soci è bastato solamente alzare leggermente i giri per trovare il gol, amministrare il vantaggio e chiudere senza troppi patemi la pratica. Esattamente come successo nella prima sfida al Poljud. Il massimo risultato col minimo sforzo. Se l’Hajduk passa a Rujevica senza neppure doversi scomodare più di tanto…
Pure Cosmi non sa più a quale santo votarsi e sta iniziando a manifestare i primi segni di insofferenza, ritrovatosi a dover gestire una situazione molto più ingarbugliata di quanto inizialmente immaginato, nonché con in mano un gruppo di giocatori completamente allo sbaraglio, fragile mentalmente, senza nerbo, carattere, voglia di lottare. E incapace di fare gol. Lo stesso tecnico umbro ha ammesso che non gli era mai capitato in carriera che una sua squadra sia rimasta a secco per quattro partite di fila. “Dobbiamo stringere i denti fino al Mondiale, dopodiché faremo le dovute analisi assieme alla società e nella seconda parte della stagione vedremo un altro Rijeka”. Una frase che di certo non può far dormire sonni tranquilli. Specie ai tifosi.

La partita della paura
Inutile però allungare lo sguardo a gennaio, bensì bisogna guardare al presente. Calendario alla mano, gli avversari nelle prossime cinque giornate sono nell’ordine Gorica, Lokomotiva, Slaven Belupo, Istra 1961 e Varaždin. Sulla carta squadre ampiamente alla portata e dunque l’occasione perfetta per dare una sterzata alla stagione e iniziare finalmente la scalata. Una frase già sentita? Ebbene sì perché nella prima tornata del campionato, quando iniziavano a materializzarsi i primi segnali di crisi, si diceva che il Rijeka si sarebbe rialzato sfruttando un calendario favorevole e invece in quel filotto di partite è stata raccolta la miseria di soli 2 punti sui 15 a disposizione, cosa che ha fatto precipitare i biancocrociati all’ultimo posto. Che cosa ci si può dunque aspettare da queste cinque partite che rappresentano molto probabilmente un crocevia decisivo per le sorti e ambizioni del Rijeka? Nessuno ha la sfera di cristallo e come sempre sarà il campo a dare tutte le risposte. Al momento l’unica certezza è che la sfida di domenica prossima nel cortile del Gorica è stata già inquadrata come la partita della paura.

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