Il Rijeka ha disputato giovedì sera a Rujevica una di quelle partite che si ricordano non solo per il risultato, ma anche per il peso specifico del momento. Il netto 3-0 rifilato allo Celje, leader incontrastato del campionato sloveno, non è stato soltanto una vittoria, né semplicemente una dimostrazione di forza: è sembrata piuttosto la firma calcistica di una generazione che, dopo 45 anni, ha riportato – quasi certamente – la “primavera europea” a Fiume. Perché ora dovrebbe davvero intrecciarsi un incredibile susseguirsi di eventi negativi, compresa una pesante sconfitta nell’ultimo turno contro lo Shakhtar Donetsk a Cracovia, affinché ciò che la squadra ha costruito per tutto l’autunno non si trasformi nella più bella storia calcistica fiumana dai tempi della leggendaria annata 1980. D’accordo, la Conference odierna non avrà magari il fascino della Coppa delle Coppe di allora, ma poco importa… Ecco perché la serata contro lo Celje ha avuto un battito diverso dal solito: la sensazione era che giocatori e tifosi avessero percepito simultaneamente l’arrivo del momento giusto per il salto di qualità, per una prova di maturità, per il passo verso quell’Europa che per anni è stata soprattutto desiderio e carburante emotivo.
Partenza feroce e supremazia tecnica
La squadra fiumana è scesa in campo fin dal primo minuto con la chiarezza di chi sa esattamente cosa vuole. L’inizio veemente ha annunciato il ritmo che poi avrebbe spezzato in due il Celje. Fruk ha già calciato verso la porta al 40”, Adu-Adjei ha più volte spaccato le linee avversarie, mentre Vignato distribuiva palloni con la naturalezza di un veterano dei grandi palcoscenici europei. In difesa, invece, serenità, sicurezza e interventi che pesano come punti in classifica. La scivolata di un “monumentale” Radeljić (nominato nella Top 11 di giornata, nda) sulla linea di porta ha impedito un gol praticamente fatto. Zlomislić, dal canto suo, ha sfoderato una prestazione da vero capitano silenzioso, tenendo la squadra al sicuro nei pochi momenti delicati.
Quando i biancocrociati hanno inserito una marcia superiore, lo Celje non ha più trovato contromisure. Adu-Adjei ha aperto la partita con un gol che ha premiato la sua energia incessante; Petrovič ha confermato il dominio con un’altra rete su palla inattiva e Fruk ha chiuso la serata segnando nel modo in cui sta giocando tutta la stagione: con decisione, coraggio e la maturità di un leader ormai pienamente riconosciuto. Tutto ciò che il Rijeka ha costruito negli ultimi mesi – e tutto ciò che Sanchez ha assemblato e rifinito con costanza – è esploso in una partita che potrebbe diventare lo spartiacque della stagione.
Rujevica, forse non gremita come il calendario europeo avrebbe suggerito (caro presidente Mišković, ma quei prezzi dei biglietti…), ha comunque accolto chi è tornato a casa con una sensazione nitida: questa è una squadra cresciuta, che respira insieme, che sa vincere anche sotto pressione. E la pressione, in una serata così, era enorme. Questa vittoria non è soltanto un punteggio. È un segnale. Il Rijeka gioca un calcio logico, identitario, con una squadra che sa chi è e dove vuole andare. E se mancava ancora qualcosa per dare la spinta finale verso il salto europeo, quella spinta è arrivata giovedì sera. Dopo 45 anni, la “primavera europea” è di nuovo a portata di mano – e sembra che questa volta il Rijeka sia davvero pronto.
Sanchez: «La squadra cresce»
Victor Sanchez aveva più di un motivo per essere soddisfatto. Contro una squadra che nella scorsa stagione si era imposta con forza sulla scena calcistica, il suo Rijeka ha disputato una partita solida, ha segnato tre gol e ha compiuto un passo fondamentale verso il passaggio del turno. “Faccio i complimenti ai giocatori, sono molto felice per loro e per i tifosi che hanno goduto con noi in una partita così importante. Mi rende felice vedere come la squadra migliora di settimana in settimana. Era difficilissimo giocare contro una squadra sempre pericolosa, che lascia poche occasioni. E noi avevamo bisogno assoluto di vincere. La pressione era enorme, ma mi ha reso orgoglioso vedere i miei giocatori reggerla senza paura”.
Alla provocazione dell’allenatore avversario – secondo cui lo Celje sarebbe stato molto migliore – Sanchez ha replicato con lucidità: “Le statistiche esistono. Avete la possibilità di controllare tutto. I numeri parlano da soli. Conosco bene questo mestiere. L’anno scorso dissi a Riera che non ero venuto in Slovenia per competere contro di lui, ma per vincere il campionato. E l’ho fatto. Oggi so che qualcuno cerca di creare tensione, ma io ho un buon rapporto con lui. Gli ho fatto i complimenti prima del match. Tuttavia, per me, questa è stata la partita più semplice contro lo Celje da quando lo affronto. Le statistiche mostrano che potevamo segnare fin dall’inizio. Certo, loro hanno avuto due grandi occasioni, ma davvero poco altro. Le indicazioni all’intervallo? Abbiamo solo corretto le distanze tra le linee e chiesto più precisione in zona gol. Avevamo molte situazioni nel loro area, mancava solo la finalizzazione. Il piano funzionava: andava solo seguito”.
Il tecnico madrileno ha vissuto la partita con la solita intensità. Anche se… “Scusate la mia espressione, sono malato e con la febbre da due giorni, ma in realtà sono molto felice. La vittoria per 5-0 contro l’Hajduk è stata storica, so quanto significhi per i tifosi. Anche questa è enorme: arrivare vicinissimi al passaggio del turno nelle competizioni europee è un traguardo importante. A tal proposito, possiamo giocarci anche l’accesso diretto, chiudendo tra le migliori otto. Ma ciò che mi rende più felice è la crescita dei giocatori. Ora pensiamo all’Istra: dobbiamo dimenticare lo Celje e concentrarci sul campionato”.
Vignato, crescita costante e primo assist
Tra i protagonisti più brillanti c’è stato Samuele Vignato, sempre più figura centrale nel progetto biancocrociato. “Siamo felicissimi per questa vittoria, più che meritata. Quando lavori duramente in settimana, i risultati arrivano. Una partita difficile, ma abbiamo messo in campo tutto ciò che il mister ci ha chiesto. Siamo stati pazienti, abbiamo segnato il primo gol e poi tutto si è aperto”, ha spiegato l’italiano. Due gol sono arrivati da suoi calci d’angolo. “Siamo meticolosi nei dettagli dei piazzati. Studiamo molto, gli allenatori ci preparano con video e analisi. Nulla è lasciato al caso”, precisa Samuele. Sul suo primo assist con la maglia della Rijeka il 21.enne veneto dice: “Sono felicissimo di aver contribuito. È il mio primo assist qui e spero che sia solo il primo di molti”.
Il pensiero va ora alla partita decisiva contro lo Shakhtar. “Sapevamo quanto fosse importante questa vittoria. Ora dobbiamo prepararci per Cracovia. Prima, però, c’è l’Istra, e anche lì vogliamo i tre punti. Mancano tre partite alla sosta e dobbiamo dare tutto”.
Petrovič: «Abbiamo spezzato l’avversario»
Autore del gol che ha indirizzato definitivamente la sfida, Dejan Petrovič ha commentato: “Una partita molto dura, ma alla fine siamo riusciti a spezzare l’avversario. Il risultato è ottimo, sono tre punti fondamentali, ora guardiamo avanti”, analizza.
Lo Celje ha avuto qualche occasione, ma il Rijeka ha mostrato maturità. “Lo sapevamo che sarebbero stati un grande avversario. Nel primo tempo abbiamo avuto alcune opportunità, nel secondo le abbiamo sfruttate al meglio. Ora ci aspettano tre partite importanti sino alla pausa invernale. Daremo il massimo in tutte per ottenere il più possibile”.
Adu-Adjei e Fruk: leadership e gol
Daniel Adu-Adjei, tra i migliori in campo e autore del gol che ha aperto la serata, ha evidenziato: “Abbiamo controllato molto bene, soprattutto nel primo tempo. Dopo il primo, secondo e terzo gol abbiamo preso il controllo totale. L’espulsione ci ha aiutati e penso che la vittoria sia meritata”.
Toni Fruk è stato ancora una volta decisivo: “Questo 3-0 è ciò che volevamo. All’inizio c’è stata qualche difficoltà, ma siamo rimasti fedeli al piano. Siamo stati premiati con tre gol. I miei compagni hanno sfruttato perfettamente il fatto che io fossi marcato bene. Una partita straordinaria da parte di tutti, con vittoria del collettivo. Ora speriamo davvero nella primavera europea”.
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