Rijeka-Hajduk: un derby che vale una stagione

Il Rijeka è oggi obbligato a battere l’Hajduk per uscire dalla crisi e sperare ancora nel terzo posto. «A Rovigno abbiamo ritrovato la serenità perduta. I ragazzi sono carichi e non vedono l’ora di scendere in campo», ha detto alla vigilia del match l’allenatore Simon Rožman

Rijeka-Hajduk, è ancora tempo di derby

Si riparte. Concluso il mini ritiro di Rovigno, il Rijeka è tornato a Fiume. E stasera si torna in campo: a Rujevica arriva l’Hajduk nel quadro della 23ª giornata di Prima Lega (fischio d’inizio alle 17.30). Il derby dell’Adriatico numero 88 nel campionato croato è già decisivo per le ambizioni di entrambe le squadre. Per i fiumani il terzo posto è appeso a un filo e se non dovessero arrivare i tre punti, il Gorica (che domani attende l’Istra 1961, ultimo della classe) diventerebbe irraggiungibile, senza contare che a quel punto pure il quarto posto sarebbe in pericolo. Vincere è più che mai fondamentale, almeno per allungare sull’Hajduk e tenersi stretti la quarta posizione, che potrebbe comunque valere lo sbocco sulla scena europea nella prossima stagione. Stanchezza, sfortuna, partite ravvicinate, errori arbitrali… È finito il tempo delle scuse: bisogna tornare a macinare punti, scacciare la crisi e raddrizzare una stagione fin qui decisamente al di sotto delle aspettative (a parte l’avventura in Europa League). Fiumani e spalatini si ritrovano a Rujevica a 17 giorni di distanza dall’ultimo confronto, deciso da Caktaš negli ultimi secondi di gara. Quella è stata anche l’ultima uscita della truppa di Tramezzani, travolta poi da un focolaio di coronavirus che ha messo KO diversi giocatori (due hanno contratto la temuta variante inglese) e costretto al rinvio di due partite, tra cui il derby con la Dinamo.

 

 

Kulenović in tribuna
L’Hajduk arriva quindi a Fiume con tante incognite. Inevitabilmente la pausa forzata e la quarantena hanno lasciato degli strascichi, in particolare sul piano fisico e sul ritmo gara. Anche loro però non possono permettersi di tornare a casa a mani vuote perché in questo caso sprofonderebbero a -9 dal quarto posto (pur con una partita in più da recuperare rispetto ad Andrijašević e soci). È lecito quindi aspettarsi una squadra guardinga, attendista, orientata alla difesa, sulla falsariga di quanto visto lo scorso 10 febbraio. Molto però dipenderà dal Rijeka. Bisognerà infatti capire la reazione dopo il ritiro rovignese, in cui Rožman ha avuto tre giorni a disposizione (pochi, ma che di questi tempi sono oro colato) per lavorare in tutta tranquillità lontano da tutto e da tutti. Il tecnico sloveno si ritrova però con l’emergenza difesa: Capan e Smolčić sono out e Arsenić ha fatto le valigie tornandosene in Polonia. A questo punto non è da escludere un ritorno alla linea a quattro. Per il resto non dovrebbero esserci sorprese, a parte Kulenović destinato in tribuna dopo essere stato escluso dal ritiro in Istria. In attacco scalpita per una maglia da titolare Drmić.

Il sorriso ritrovato
“Il ritiro è servito per staccare, per recuperare le energie e per ripartire belli carichi – le parole dell’allenatore alla vigilia del derby –. Abbiamo insistito su alcuni aspetti che sono venuti meno ultimamente per correggerli. È tornato il sorriso sui volti dei giocatori e in questo momento ciò è quello di cui avevamo più bisogno. Questa tre giorni è stata utile soprattutto sul piano psicologico, anche in relazione al rapporto tra giocatori e staff tecnico. I ragazzi sono gasati e non vedono l’ora di giocare. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto. In campo vedremo sicuramente un altro Rijeka”.
L’occasione è ghiotta perché l’Hajduk arriva dopo una lunga sosta e lontano dalla condizione migliore. Vincere stasera vale doppio: oltre a dare un’iniezione di fiducia fondamentale in vista dei prossimi due impegni contro Osijek e Dinamo, consentirebbe anche di tagliare dai giochi per il quarto posto proprio gli spalatini.

“Dobbiamo riscattarci e ribaltare questa striscia negativa. Hajduk? Pensiamo a noi, anche perché è difficile immaginare quale formazione scenderà in campo dal momento che sono arrivati giocatori nuovi e senza contare che sono reduci da un lungo stop. Non mi aspetto però una squadra fuori condizione”, ha concluso Rožman.

 

Tramezzani: «Ci sono ancora dei giocatori positivi»
A poche ore dal match, Paolo Tramezzani si è detto molto preoccupato per le conseguenze causate dal Covid, che peraltro continua a imperversare nello spogliatoio. “La situazione è seria, il Covid non è uno scherzo – avverte il tecnico reggiano –. Alcuni giocatori non si sono ancora negativizzati, altri invece non hanno ancora recuperato e non verranno con noi. Dopo 12-14 giorni di quarantena è impossibile recuperare la miglior condizione e onestamente non so nemmeno io che cosa aspettarmi. E questo non vale solamente per questa partita, bensì anche per quelle che arriveranno dopo. Il Rijeka? Anche se ultimamente è un po’ in difficoltà, resta comunque una squadra forte e temibile. La volta scorsa avevamo vinto all’ultimo secondo, ma stavolta sarà diverso. La situazione è delicata. Fisicamente non siamo a posto e non so ancora chi potrò schierare”.

Paolo Tramezzani

Potrebbe tuttavia esserci l’esordio di tutti i e tre gli ultimi arrivati, ovvero Kačaniklić e Fossati, ma soprattutto il pezzo pregiato del mercato invernale, l’attaccante Livaja, potenzialmente il pericolo numero uno per i fiumani. “Fortunatamente nessuno di loro ha contratto il virus. Sul loro utilizzo valuterò dopo la rifinitura. Almeno uno di loro partirà sicuramente titolare. Livaja? È uno di quei giocatori in grado di fare la differenza,. È nato e cresciuto qui, tiene molto a questa maglia ma non deve caricarsi di eccessive pressioni e responsabilità”, ha infine aggiunto Tramezzani.

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