Rijeka, c’è tanta delusione con l’Hajduk per il riscatto

Conference League. Il PAOK impone la legge del più forte

Anton Krešić, uno dei più positivi in casa fiumana

Delusione, e tanta, ma anche la consapevolezza che a passare è stata la squadra migliore. Perché quando si vince per 2-0, colpendo quattro legni e dominando nel gioco, allora c’è ben poco da aggiungere. Ci speravano giocatori, staff tecnico, dirigenti e tifosi del Rijeka, ma alla fine a qualificarsi alla fase a gironi di Conference League è stato il PAOK. Se l’1-1 di Salonicco aveva illuso un po’ tutti, la gara di Rujevica ha rappresentato un brusco ritorno alla realtà. Quest’ultima dice che i greci sono di una categoria superiori in tutto. I fiumani hanno fatto ciò che hanno potuto, evidenziando limiti tecnici e caratteriali. E anche l’allenatore Goran Tomić ci ha messo del suo, come ammesso nel dopopartita. Dunque, un disastro? Assolutamente no. Delusione e disastro sono due concetti ben diversi, perché se è vero che sotto sotto si sperava nel passaggio del turno, è altrettanto vero che alla fine si è usciti per mano di un club che ha un bilancio maggiore, giocatori più bravi e un presidente che non bada a spese. La realtà è questa, piaccia o non piaccia. Un’altra cosa sono tuttavia le colpe proprie. Come ad esempio il “suicidio” tattico di Tomić o l’errore da principiante di Escoval in occasione del 2-0. Senza dimenticare l’1-1 mancato incredibilmente da Tomečak, da giovedì il giocatore con il maggiore numero di presenze (38) in Europa al pari di Kvržić. Quando sono state comunicate le formazioni di partenza in molti sono rimasti sorpresi per il modulo tattico del Rijeka, un offensivo 3-4-3. Che poi si è rivelato il classico autogol, con tre attaccanti che non fanno la fase difensiva, tre stopper che non partecipano al gioco e due cursori di fascia. In mezzo i soli Lepinjica e Pavičić come carne da macello. Per il PAOK è stato un gioco da ragazzi comandare le operazioni, segnare un gol e colpire tre pali. Nella ripresa il tecnico sebenzano è corso ai ripari inserendo Čerin e Selahi, ma ormai l’inerzia era dalla parte dei greci. “Siamo delusi, inutile negarlo. Va però detto che loro hanno strameritato. Nel primo tempo non abbiamo fatto bella figura, mentre nella ripresa ho cambiato modulo tattico e qualche miglioramento c’è stato. Poi, purtroppo, nel pieno degli sforzi per pareggiare è arrivata una disattenzione individuale che ci è costata il 2-0. Complimenti ai ragazzi, ma per avere la meglio su squadre come il PAOK bisogna essere al massimo”, analizza Tomić. Tempo per piangere non ce n’è dato che domenica sera (21) segue la trasferta in casa dell’Hajduk nell’ambito della settima giornata di campionato. “Adesso dobbiamo prima di tutto riposarci fisicamente e mentalmente. Poi analizzeremo la nostra partita con il PAOK e quelle recenti dell’Hajduk. Faremo il possibile per conquistare l’intera posta in palio al Poljud”. assicura Tomić. Speriamo bene, altrimenti un po’ di malcontento inizierà inevitabilmente a serpeggiare dalle parti di Rujevica…

Haris Vučkić non ha inciso sulla partita

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