Rijeka, c’è da lavorare

A Umago, nella prima uscita amichevole, arriva la sconfitta (1-0) con il Fehervar

L'allenatore sloveno del Rijeka, Simon Rožman. Foto Goran Žiković

Una bella giornata di sole, accompagnata però da forte vento, ha fatto da cornice alla prima amichevole del Rijeka nel ritiro di Umago. Con gli ungheresi del Fehervar, al momento seconda forza del campionato magiaro, è finita in una sconfitta per 1-0. Nel primo tempo i fiumani hanno giocato meglio, ma senza trovare la via del gol, mentre nella ripresa i tanti giovani entrati non hanno saputo tenere testa agli avversari. Subito dopo il fischio finale la comitiva quarnerina è rientrata a Fiume. Domani e domenica la squadra osserverà due giorni di riposo, mentre da lunedì ci sarà la seconda mini fase di preparazione, sempre a Umago. Il Rijeka tornerà in campo mercoledì per affrontare gli sloveni del Gorica. Poi sarà la volta della sfida con il Budafoki in quella che sarà la prova generale in vista del recupero di campionato con la Dinamo (19 gennaio).
L’undici di Simon Rožman inizia difendendosi, ma poi sale con il passare dei minuti e il portiere Rockov si trova più volte costretto all’intervento per mantenere inviolata la propria porta. Menalo chiede il rigore al 5’, mentre due minuti dopo si assiste a un principio di rissa, provocata da un brutto fallo di Capan e dalla reazione di Saldanha. Risultato: un ammonito per parte e gioco ripreso. Al 23’ Štefulj va via sulla sinistra e mette sul secondo palo per Kulenović, il quale, tutto solo e a porta praticamente sguarnita, manda incredibilmente alto. Tra un’azione e l’altra dei fiumani (Kulenović e Menalo ancora pericolosi), c’è nuovamente spazio per qualche scintilla: stavolta lo scambio di colpi proibiti riguarda Lončar e Pinto. Il Rijeka continua a essere presente nei 30 metri avversari, ma senza riuscire a trovare i varchi giusti. E quando ci riesce, la mira è sempre difettosa. Viceversa, il Fehervar non impegna mai nel corso dei primi 45 minuti Nevistić.
Si va all’intervallo e curiosamente si rientra in campo subito, senza i consueti 15’ di riposo. Motivo? La partita è iniziata con oltre mezz’ora di ritardo e siccome in campo non ci sono i riflettori incombe il buio. Naturalmente entrambe le formazioni sono rivoluzionate, con quella fiumana che mette in mostra tutti i suoi giovani. Lecito dunque che a comandare il gioco siano ora gli ungheresi. Il Rijeka fatica a trovare le contromisure e al 64’ va sotto nel punteggio. Bamgboye impegna una prima volta Nwolokor, che respinge, poi l’attaccante africano riconquista palla e al secondo tentativo non perdona una difesa quarnerina sin troppo statica. La reazione di Pavičić e soci è praticamente inesistente, anzi è il Fehervar a sfiorare il raddoppio. L’unico vero tentativo dei fiumani è quello di Frigan all’85’, su assist di Lepinjica, deviato in calcio d’angolo dal portiere. Finisce con il successo di misura del Fehervar e con la consapevolezza che per Rožman c’è ancora parecchio lavoro in vista. I meccanismi e gli automatismi di gioco ci sono, ma contro il Gorica bisognerà inevitabilmente migliorare la realizzazione.
Il Rijeka è sceso in campo con: Nevistić, Tomečak, Galović, Capan, Arsenić, Čerin, Lončar, Štefulj, Murić, Menalo, Kulenović. Hanno giocato ancora: Nwolokor, Braut, Galešić, Escoval, Smolčić, Travaglia, Liber, Lepinjica, Pavičić, Frigan, Yateke.

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