La parola d’ordine in casa Rijeka è riscatto. Bisogna immediatamente smaltire la delusione per l’eliminazione nei preliminari di Champions perché domani sera si torna nuovamente in campo per tuffarsi nella nuova stagione della SHNL. La giornata inaugurale vedrà i campioni in carica iniziare la difesa del titolo ospitando a Rujevica lo Slaven Belupo (calcio d’inizio alle 18.45). Un avversario che rievoca dolcissimi ricordi visto che i biancocrociati avevano chiuso la scorsa stagione con un doppio successo nell’arco di cinque giorni contro i “farmacisti” firmando così il secondo doblete della propria storia. Ma ora si riparte da zero e il passato conta anch’esso zero. I fiumani si presentano alla prima uscita di campionato con le ossa rotte e il morale sotto i tacchi dopo il tracollo di Razgrad col Ludogorets, oltre che con qualche tossina in eccesso per i 120 minuti della Huvepharma Arena. “Abbiamo speso tanto, è vero, però abbiamo giocato appena due partite perciò non possiamo parlare di stanchezza – dice Radomir Đalović nella consueta conferenza pre-gara –. La delusione è grande dopo quanto successo in Bulgaria. Ma in Champions anche il più piccolo errore lo paghi a caro prezzo. E noi in questa doppia sfida di errori ne abbiamo commessi troppi. Resta tanta amarezza perché avremmo potuto fare molto di più. A condannarci sono stati alcuni episodi. Sono convinto che in dieci saremmo arrivati ai rigori, ma in nove è stato molto difficile, se non impossibile. Abbiamo retto nel primo supplementare, poi nel secondo abbiamo ceduto. Rukavina? Ho parlato sia con lui che con Fruk. È consapevole dell’errore che ha commesso, ma l’importante è che non si abbatta. Sono cose che nel calcio purtroppo capitano. Ha voluto strafare ed è entrato in quel modo scomposto. A volte per un calciatore giovane non è facile controllare la trance agonistica. Per noi Ruki è un giocatore importante e mi dispiace che sia lui che Fruk non saranno a disposizione per la prossima partita in Europa, e forse nemmeno per quella dopo”.
Per molti addetti ai lavori l’eliminazione del Rijeka sarebbe un flop dato che il Ludogorets non è stato superiore, segnando il primo gol su rigore e gli altri due in 11 contro 9. “La gente la pensa così perché siamo stati bravi noi e non perché sono scarsi loro. Ricordo però che siamo usciti contro una squadra che disputa regolarmente le coppe europee e che quest’estate ha preso un paio di giocatori pagandoli anche 2-3 milioni. Non siamo usciti per mano di una squadra qualunque. Torti arbitrali? Sia all’andata che al ritorno ci sono state delle decisione discutibili che non sono andate a nostro favore. Un secondo prima dell’espulsione di Rukavina c’era un evidente fallo su Gojak che non è stato fischiato. Ma il problema non è stato l’arbitraggio, piuttosto siamo stati noi ad aver gestito male certe situazioni. Dovevamo essere più intelligenti e non permetterci delle leggerezze. Le partite sono fatte di episodi: alcune volte giocano a tuo favore, altre volte no. La Champions è un capitolo chiuso e ora dobbiamo guardare avanti”.
Bocciatura per Yankov
Alla domanda su quali siano state le sue responsabilità sull’eliminazione, il tecnico montenegrino risponde spavaldo. “Nessuna! Il Ludogorets non ci ha sorpresi proprio perché abbiamo preparato nei minimi dettagli queste due partite. All’andata abbiamo concesso loro un’occasione pericolosa, al ritorno sono passati in vantaggio con un rigore dubbio e poi siamo stati noi ad agevolargli il compito restando in nove uomini. In 11 contro 11 avremmo vinto noi. L’unica cosa che posso rimproverarmi è non aver sostituito subito Petrovič, che al 20’ si è preso una ginocchiata alla schiena. Gli ho chiesto dieci volte se volesse il cambio e ha sempre risposto che ce la faceva. Alla fine l’ho tolto all’intervallo perché non ne aveva più. Tornando indietro lo avrei sostituito subito. È stato un duro colpo dover rinunciare a lui trattandosi di un giocatore per noi fondamentale. Vedremo se riuscirà a recuperare in tempo per lo Slaven”.
Đalović spiega poi il mancato utilizzo di Yankov in entrambe le sfide con i campioni di Bulgaria. “Ha avuto la sua occasione nell’amichevole contro il Brinje, come pure in ogni allenamento. Perché l’occasione te la giochi in ogni singolo allenamento. Se non è entrato è perché non avrebbe potuto darci quel qualcosa in più di cui avevamo bisogno. Ha qualità importanti, ma deve metterci più impegno per guadagnarsi il posto. Da lui mi aspetto molto di più. Coperta lunga? Dipende da come si comporta la squadra in allenamento. Se tutti danno il massimo allora possiamo dire di avere la coperta lunga”.
Campionato combattuto
Ora bisogna switchare e pensare unicamente al debutto in campionato e al match con lo Slaven Belupo. “Già nelle ultime due partite della scorsa stagione ci avevano fatto penare. Loro sono una squadra molto solida, a livello di rosa hanno cambiato poco quest’estate e, anzi, si sono rinforzati con 2-3 giocatori molto interessanti. Hanno disputato anche un buon precampionato perdendo solamente l’ultima amichevole con l’Osijek. Il nuovo allenatore (Mario Gregurina, nda) è giovane, ha talento ed è cresciuto come vice di Kovačević. Ho avuto modo di conoscerlo avendo frequentato lo stesso corso per prendere il patentino. Ci aspetta una partita complicata, ma abbiamo due trofei da difendere e vogliamo iniziare il campionato con una vittoria. Ripeto, abbiamo speso tanto a Razgrad sia fisicamente che mentalmente, però questo non interessa a chi verrà a vederci. Quello che i tifosi vogliono è un Rijeka sul pezzo. Kreilach? È a disposizione. Che campionato sarà? Molto combattuto. Tutte le squadre si sono rinforzate e tutte quante lotteranno per i rispettivi obiettivi”, ha concluso l’allenatore del Rijeka.
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